UN PROGRAMMA DI PACE, SOVRANITÀ E DIRITTI UMANI

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Dalla sovranità nazionale alla “pace attiva”: 10 punti per un mondo sull’orlo del baratro tecnocratico

 

Credo che la fase politica degli ultimi decenni imponga la nascita di una nuova consapevolezza, personale e civile.

Questa consapevolezza dovrebbe fare i conti con i vari piani di una “tecnica” che ha ormai superato la fase delle indubbie virtù migliorative di vita e sopravvivenza, per diventare il “braccio armato” di una “scienza” assurta a nuovo idolo “positivo” da adorare ed a cui sottomettere ogni pensiero, ogni speranza di comprensione diversa, più profonda, personale e globale.

Le applicazioni tecnologiche, più di ogni altra cosa, determinano la realtà quotidiana in ogni ambito.

Il sistema globale formato da logge private che in buona sostanza governa l’Occidente e gran parte del resto del mondo, trova nella tecnica il mezzo formidabile per un controllo in tempo reale: dall’evoluzione tecnologica all’istruzione, dai mezzi di comunicazione al web, dagli andamenti valutari alle speculazioni di borsa, dalla gestione dei titoli dei debiti pubblici all’agenda imposta alla politica.

Anche la nostra vita è scandita dalle continue applicazioni che appaiono “magicamente” sui media, giorno dopo giorno, mentre il mondo della cultura e dell’etica professionale, per non parlare della politica, non osano avanzare più di qualche timida, debole e inascoltata riserva, nella migliore delle ipotesi.

Il vortice tecnologico ci costringe spalle al muro del suo turbinio, spostando ogni giorno confini e limiti nell’accettazione del possibile.

Si spaccia la modernità per evoluzione che però è solo tecnocratica: assume sempre più chiaramente le fattezze di un’involuzione nell’autonomia del pensiero, di rimodellazione dell’uomo stesso e delle sue relazioni, mentre si stringono gli spazi di libertà come nella Cina descritta qui, che anticipa la distopia del futuro imminente.

La necessaria consapevolezza personale deve quindi arricchirsi di queste comprensioni, facendo un ulteriore passo in più da un punto di vista “filosofico”: il vortice “ultraetico” delle applicazioni tecnologiche è formato e alimentato da un continuo feedback culturale tra materialismo e tecnicismo, tra la fascinazione del permesso e l’idea che tutto sia materia, compresa la nostra essenza.

La cultura materialista e tecnicista non hanno remore nello spingerci all’interfaccia sempre più profonda con una tecnica che stringe continuamente le sue spire.

Stupidità e pazzia ci stanno rendendo robot, senza lavoro, senza comunicazione con altri umani, senza amore per chi già si solletica con il “tecnosesso” dei sempre più “appetitosi” sostituti meccanici, come illustrato qui: lasceremo che robot meccanici scrivano la fine definitiva della nostra dignità da burattini.

Ecco allora che dovremmo capire quanto risulti necessario il richiamo ai 30 diritti dell’uomo, a patto che siano compresi e assunti nel loro complesso ad etica, prima personale poi, necessariamente, politica: sono gli unici valori in grado di controllare la tecnica e ricomporre la frattura culturale, diventata ormai cornice del dominio privatistico sulle nostre vite e sullo Stato di diritto.

Ognuno dovrebbe essere “sovrano” come persona: in assenza di comportamenti lesivi delle sovranità altrui nessuna autorità, prassi o automatismo dovrebbe violare la libertà della nostra dimensione, l’universo di pensiero e le sensibilità che più ci appartengono.

È proprio il concetto di “sovranità”, a ben vedere, l’espressione etica dei diritti umani: ogni persona è inviolabile, quindi “sovrana” in quanto tale perché componente fondante e fondamentale della comunità.

La sovranità politica della comunità, secondo i diritti umani, trova legittimazione e forza nel rispetto delle sovranità individuali, che solo se libere possono razionalmente comporre la comunità in uno Stato di diritto.

Ecco così il “sovranismo” nella sua massima espressione, filosofica, giuridica e democraticamente più consona a rappresentare il progresso auspicabile della politica, altrimenti troppo debole di fronte all’enorme macchina degli ingranaggi tecnocratici privati.

Veniamo al “pacifismo” invocato nel titolo, che chiamerei “pace attiva”, a completare l’ideale triangolo con sovranità e diritti umani: le dichiarazioni di questi giorni delle grandi potenze, che di fatto già scavalcano da un pezzo gli accordi sulle limitazioni delle armi nucleari, dovrebbero farci compiere una duplice riflessione, sulla tecnologia e sulla necessaria politica di “pace attiva”.

Abbacinati dalle nuove possibilità di algoritmi e intelligenza artificiale, le grandi potenze spostano ricerca ed equilibri sulla pelle delle altre Nazioni, sempre meno sovrane.

Missili sempre più veloci e satelliti più intelligenti pretendono di gestire lo scontro dalla stratosfera, ponendo il mondo sotto una minaccia ancor più letale, anche solo accidentale perché sempre più in mano alle macchine.

Non basta la pazzia di aver raggiunto la capacità distruttiva dell’intero pianeta, senza possibilità di annientare il “nemico” restando intatti: la follia della tecnica in mano alle élite pone il futuro alla mercé delle “intelligenze” artificiali.

Stupidità che si aggiunge a quella “incomprensibile” delle nazioni non nucleari ma strategiche per le grandi potenze!

Perché continuare a far parte di blocchi come la NATO, facendosi occupare non solo dalle corporazioni globali ma anche a livello militare con decine e decine di testate nucleari?

Per una “sicurezza” che in un conflitto atomico sarebbe nulla?

Dobbiamo capire definitivamente che le comunità, le società civili e produttive niente hanno da guadagnare dal controllo politico di tali ambiti da parte delle “potenze”.

Solo un’oligarchia politica al servizio delle lobby e delle corporazioni globali ha interesse a sottomettere le nostre vuote democrazie al ricatto del debito, alla paura socio-economica, alla “necessità” di “appartenere” ad un “blocco” che si ritiene leader del mondo “civile”.

Vediamo quindi bene che il futuro ha due sole opzioni: la prima sarebbe quella di continuare nella strada della contrapposizione bi/tri-polare fino ad un nuovo assetto mondiale, nella speranza che non accada l’irreparabile, anche accidentale.

Un’escalation di tensione, violazione di diritti umani e democrazia, di sfruttamento dei più a vantaggio di pochissimi rivenduto come percorso necessario alla naturale “evoluzione” verso un futuro di “stabilità”.

Anche se non accadrà l’irreparabile avremo comunque un inevitabile futuro distopico in cui le maglie del controllo tecnocratico si stringeranno fino a lasciare ben poca libertà di pensiero e azione.

L’altra opzione sarebbe quella che potrebbe scaturire da un primo passo fondamentale, cioè dall’auto liberazione di un Paese “satellite”, come il nostro, che potrebbe contagiare positivamente altre Nazioni.

La nuova politica dovrebbe rivelare le fonti ed i meccanismi del dominio politico-economico-monetario-tecnologico, per favorire la consapevolezza necessaria al Paese per un nuovo paradigma di liberazione: decidiamo di riprenderci le nostre sovranità, in trasparenza ed amicizia con tutti quei Paesi che sceglieranno di rispettarci e condividere un percorso di liberazione dichiarato e trasparente.

Di seguito le tappe che reputo necessarie ed auspicabili.

Si dovrebbe costruire un soggetto politico veramente democratico e trasparente in ogni organismo e percorso formativo della rappresentanza.

Il programma politico fondamentale sarebbe quello di attuare Costituzione e diritti umani, completo dei passi che si intenderebbe intraprendere una volta al governo in ogni ambito e settore dell’amministrazione, includendovi il comportamento che assumerebbe nel caso decidesse di coalizzarsi ed i punti irrinunciabili, sia politici sia operativi.

Il soggetto politico inizierebbe a compiere un grande lavoro culturale e di informazione su quanto sin qui brevemente esposto.

Una volta al governo darebbe inizio, con la necessaria gradualità, alle seguenti misure atte al ripristino dell’autonomia decisionale del Paese in politica, economia e bilancio dello Stato.

1. Il Ministero del Tesoro inizierebbe ad emettere delle “Statonote” aventi valore legale nel mercato interno, complementari all’Euro ove fosse ancora in vigore: una sovranità monetaria, ancorché parziale, necessaria ad implementare ogni misura di spesa pubblica necessaria ad attuare la Costituzione, a partire dalla piena occupazione ed a garanzia che l’Art. 3 della Costituzione stessa sia pienamente attuato.

Nel frattempo si opererebbe per una nuova Banca Nazionale al servizio dello Stato o per l’annullamento dell’autonomia della Banca d’Italia, insieme ad una profonda riforma del sistema bancario, finanziario e del risparmio, atta a far sì che il risparmio dei cittadini non finisca in fondi speculativi.

2. Si andrebbe contemporaneamente a rivedere tutto il sistema reddituale, fiscale e pensionistico: una pensione di cittadinanza e un reddito minimo dignitosi per individui e famiglie, garantiti e indicizzati, equiparati per il pubblico/privato; tutti i diritti sociali gratuiti come da Costituzione, una leva fiscale indirizzata al controllo dei corretti parametri economici, come da Costituzione, che però non sia la vessazione odierna di cui lo Stato non avrebbe più bisogno data la riconquistata sovranità monetaria.

3. Il debito pubblico sarà rivisto nella sua formazione e nella corrispondenza ai principi costituzionali: ciò vorrà dire l’interruzione del pagamento dei miliardi di interessi per la parte del debito che risulti in una vera e propria servitù del Paese verso soggetti bancari e finanziari privati.

Contemporaneamente si dovrebbero implementare tutte le misure legali necessarie all’eventuale rivalsa patrimoniale, da determinare con apposita commissione giuridica, verso la finanza privata e verso gli attori politico-istituzionali che hanno permesso il dominio della finanza stessa sull’ordinamento democratico.

4. Si inizierebbe ad attuare un piano per il completo recupero dei comparti strategici dello Stato, ove privatizzati o non soggetti al controllo trasparente del Parlamento, a partire dal quello militare, dei servizi segreti, industriale pesante ed energetico, infrastrutturale, delle comunicazioni, anche relativo alla rete, della ricerca e università, una riforma del settore mediatico pubblico di esclusivo servizio culturale e di informazione, non commerciale; per quello privato si dovrebbe eliminare la possibilità di oligopoli, di soggetti troppo grandi che possiedono più media o di controlli esteri.

Per quanto riguarda internet, in particolare, lo Stato garantirà accesso gratuito ai suoi cittadini ed una piattaforma di scambio libera da condizionamenti corporativi e da gestione non trasparente dei dati.
Ognuno di questi settori dovrà essere gestito in piena trasparenza con il solo obiettivo di servire democraticamente il Paese, evitando conflitti di interesse e cariche multiple.

Tutti gli altri settori economici saranno liberi, ma ricondotti agli scopi sociali come da Costituzione, con tutta una serie di misure che impedirebbero ai colossi mondiali di dettar legge al mondo del lavoro e rendere non competitivi i produttori nazionali.

5. Si dovrebbe favorire una nuova stagione di riforme e contemporaneo finanziamento per tutti quei settori dello Stato, a partire dalla Magistratura, che dovranno rinnovarsi e riformarsi in senso costituzionale, trasparente e democratico: condizioni queste necessarie ad un corretto funzionamento della democrazia, dello Stato di diritto e della separazione dei poteri, che dovrebbero tutti tendere al bene comune nella più totale trasparenza e nell’unica etica ammessa, quella di servizio al Paese.

Tutti gli organismi di controllo, a partire dalla Corte Costituzionale, saranno potenziati e riformati in modo da fornire al Paese e alla politica la doverosa e tempestiva consulenza atta ad impedire che leggi e comportamenti politico-istituzionali violino i binari del diritto e della Costituzione.

6. Si dovrebbe iniziare un graduale riordino e snellimento dell’enorme corpus legislativo, atto a far sì che la legge sia al servizio del cittadino e della comunità, non di intralcio alla vita civile ed economica del Paese.

7. Si dovrebbe iniziare una grande opera di trasparenza storica con la pubblicazione dei trattati segreti post 1945 e dei documenti relativi agli innumerevoli misteri italiani.

8. Si dovrebbe comunicare a tutti i partner esteri ed ai Paesi Alleati che l’Italia uscirà immediatamente e unilateralmente da qualsiasi trattato, alleanza, missione e operazione internazionale che non sia conforme allo spirito di pace della nostra Costituzione.

Deve esser chiaro a tutti che l’Italia rifiuta qualsiasi tipo di ingerenza nella politica interna degli Stati e che per in futuro deciderà in piena autonomia quale tipo di rapporti intrattenere con le Nazioni che reputerà veramente amiche, perché libere e democratiche, impedendo ove opportuno che soggetti commerciali italiani abbiano rapporti con Paesi non democratici e/o attivi nel fomentare il caos o nel mettere in pericolo la pace mondiale e la sicurezza del nostro Paese.

L’Italia si opporrà in sede internazionale a qualsiasi operazione di “polizia” internazionale o di ingerenza “umanitaria” che vada oltre la formazione di un cordone di sicurezza atto ad isolare ogni soggetto o Stato invasore, e non sia preceduta da una seria inchiesta e denuncia verso ogni soggetto privato o Stato eventualmente complice militarmente, finanziariamente ed operativamente.

Si dovrebbe invitare il governo degli Stati Uniti, entro un termine ben preciso, a smantellare e/o riconsegnare allo Stato Italiano tutte le basi militari che occupano il nostro Paese.

Il fenomeno dell’immigrazione di massa verrà denunciato e spiegato al Paese rivelando i veri interessi e gli attori mondiali complici dello sfruttamento dell’Africa.

Il rispetto dei diritti umani e la dignità di ogni persona sarà garantito in ogni momento, ma lo Stato si riterrà libero di gestire il fenomeno migratorio nei modi utili a non trasformarlo in elemento destabilizzante l’ordine sociale e, al contempo, nei modi in cui possa diventare opportunità di riscatto per quegli aventi diritto che volessero intraprendere un percorso di ritorno nei loro Paesi, dotati di conoscenze e mezzi atti a liberare le proprie Nazioni dallo sfruttamento.

9. La ricerca andrà potentemente finanziata in modo trasparente per attuare la sua libertà, come da Costituzione, impedendo al contempo che “scientismo” e “tecnicismo” siano l’unico parametro culturale e operativo di ogni ambito, indiscusso e indiscutibile.
In questo senso la ricerca farmaceutica sarà completamente liberata dalle lobby private e indirizzata a 360 gradi, per aprirsi ad ogni tipo di aiuto alla persona atto ad un vero miglioramento psicofisico, nella più ampia accezione del termine, senza che si ripeta l’odierno tunnel malato/cliente.

In tal senso andranno profondamente rivisti tutti gli approcci che ledono la libertà e la consapevolezza dell’individuo, come nel caso dei TSO.

10. La scuola e l’istruzione saranno di grande livello, garantite e libere per tutti, lasciando alla scuola privata ogni libertà di trovarsi clienti senza aiuti da parte dello Stato, che ne dovrà approvare programmi e contenuti dal solo punto di vista costituzionale.

L’istruzione andrà liberata da ogni prassi tecnicistica, medica e di stampo psichiatrico, per recuperare in ogni disciplina lo studio corretto delle fondamenta, nel rispetto dei tempi di ogni individuo, senza privilegiare ambiti tecnici a scapito della più importante e basilare cultura umanistica.

 

Il soggetto politico qui auspicato e i 10 punti sono certamente quanto di più improbabile possa accadere, nondimeno sarebbero gli eventi di cui avremmo più bisogno.

L’alternativa è, come ripeto, quella di rimanere in mano a lobby, corporazioni e trattati antidemocratici, cullati dalla retorica di un sistema sempre più tecnocratico di politica-spettacolo, volto alla perdita completa delle sovranità del nostro Paese per farle confluire negli USE, il nuovo soggetto da mettere sullo scenario di contrapposizione globale USA/resto del mondo.

Sempre nella speranza che non scoppino conflitti da cui l’umanità ed il pianeta non si riprenderebbero facilmente.

Non accontentiamoci più del “meno peggio” elettorale, diamoci da fare per costruire un futuro che valga la pena di essere vissuto.

 

Massimo Franceschini, 5 febbraio 2019

Il mio libro, un programma politico ispirato ai Diritti Umani

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