I DIRITTI UMANI E LO STATO DELLA CIVILTÀ Articolo 14. Ogni essere in pericolo è un fratello

il mio libro, un programma politico ispirato ai Diritti Umani

 

Ciao, eccoci al secondo articolo dei tre che la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo dedica al problema della convivenza fra le genti. Vediamone il testo.

Articolo 14

  1. Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni.
  2. Questo diritto non potrà essere invocato qualora l’individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.

Proseguiamo la riflessione del complesso problema riguardante il fenomeno delle migrazioni effettuate a vario titolo (rifugiato, profugo, migrante, ecc.), iniziata con l’articolo precedente, di cui consiglio la lettura/rilettura.

Come abbiamo visto,  il precedente Art. 13 si presta a considerazioni più generali, che però devono formare, come ho cercato di dimostrare, la piattaforma da cui procedere per ulteriori e particolari riflessioni.

Nel caso dell’Art. 14 si parla del diritto d’asilo, che però non spetterebbe a tutti quei “profughi” che lasciano il loro paese non perché perseguitati “politicamente”, ma per la “semplice” ragione di volersi garantire una sopravvivenza.

Il grande problema dell’Africa occupata e depredata dalle sue risorse da parte delle grandi potenze e dalle multinazionali, ed in cui le stesse vendono armi mentre fomentano ed amplificano guerre e divisioni, sta imponendo, o dovrebbe, una continua  evoluzione dello statuto dell’asilo politico, tale da contemplare varie “protezioni sussidiarie”.

Sarebbe quindi ipocrita per qualsiasi nazione Occidentale coinvolta nel “problema Africa”, data la sua più che probabile complicità e dato che ha sottoscritto la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, criticare l’immigrazione senza far niente per cambiare politica, come sarebbe irresponsabile non prendersi cura, con un aiuto immediato, della vita di persone che per vari motivi tendono a lasciare i loro territori d’origine.

Secondo l’etica dei Diritti Umani è del tutto ovvio che qualsiasi misura non contempli l’immediato soccorso per chi in difficoltà debba essere improponibile.

Come improponibile dovrebbe essere qualsiasi “politica” di “rimpatrio generalizzato”: i Diritti Umani appartengono ad ogni essere, indipendentemente dalla sua personale situazione contingente: la posizione di ognuno dovrebbe quindi essere vagliata singolarmente nel più breve tempo possibile, onde evitare, come avviene oggi in Italia, una presenza di fatto irregolare o “clandestina” di troppi soggetti, oppure per evitarne una permanenza in centri senza uno sbocco certo, o in strutture/lager, un vero e proprio internamento che dovrebbe essere inconcepibile in uno Stato di diritto.

Fatte queste premesse non possiamo certo negare ad uno Stato sovrano il diritto di regolare e gestire il fenomeno, a patto che lo faccia proteggendo ed attuando i diritti di ogni singola persona.

L’ottica dei Diritti Umani ci dà l’occasione, per chi la voglia capire ed accogliere, di “semplificare” il problema da una parte, ma di contemplare misure serie, positive e “creative” dall’altra: si dovrebbe perciò soccorrere ognuno e capire esattamente la sua posizione e volontà.

Fatto ciò lo si dovrebbe mandare in qualsiasi paese voglia andare, compatibilmente con la realtà degli accordi con lo Stato in questione, accordi da modificare e promuovere in tal senso ove ce ne fosse bisogno.

Nel caso in cui il profugo/rifugiato richieda l’asilo dal Paese che per primo lo ha accolto e nel caso in cui non rientri nel punto 2 del presente articolo, l’amministrazione di quel Paese ha, in buona sostanza, un “semplice” obbligo e un dovere un po’ più complesso.

L’obbligo sarebbe quello di sostenere la sua richiesta per favorire la sua speranza in un futuro migliore.

Il dovere di fare ciò in modo che l’attuazione della sua richiesta sia “compatibile territorialmente”, indolore per la comunità che lo accoglie e proficua, anche per la comunità stessa.

Per poter fare ciò un serio Stato di diritto dovrebbe operare nelle seguenti direzioni:

1. Recuperare le sue sovranità politiche e monetarie, onde poter decidere autonomamente e amministrare la realtà socio-economica con una moneta sovrana, quindi non generante debito, che gli permetterebbe di gestire il suo territorio in modo da creare piena occupazione per tutti e di inserire i profughi/rifugiati in percorsi di studio/lavoro/scambio atti a favorire le seguenti condizioni: a. una loro crescita personale, culturale e professionale in grado di migliorare la loro condizione e contribuire creativamente nella comunità di residenza; b. favorire un eventuale progetto di ritorno nelle loro terre armati del sostegno e del know-how necessario a ribaltarne la situazione in modo organizzato, democratico e partecipato.

2. Promuovere fortemente la conoscenza e l’etica dei Diritti Umani da parte di chi si accoglie (ovviamente cacciandolo ove dimostri la sua incompatibilità con tali valori), nelle scuole, nei media e nei corpi sociali, in modo da creare un senso di comunità libera e solidale, ed una cultura di civiltà in grado di sconfiggere le vecchie ideologie che impediscono la nascita di una politica in cui le divisioni sociali “prestabilite” siano superabili, ed in cui razzismi e xenofobie siano smascherati per la “nullità concettuale e spirituale” che rappresentano.

I Diritti Umani sono di tutti, ci appartengono dalla nascita in quanto individui liberi e responsabili.

Abbiamo il dovere di attuarli e di creare un nuovo Stato di diritto ispirato ad essi, giusto, autorevole ed in pace con ognuno e con il mondo intero.

 

Massimo Franceschini,  27 febbraio 2018

Questo il bellissimo video relativo all’Art. 14 dell’associazione no-profit: “Gioventù per i Diritti Umani

Questa la sezione sui Diritti Umani di ATTIVISMO.INFO in cui leggere tutti i miei articoli sull’argomento.

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