Ogni inganno riuscito si basa su una fiducia mal riposta e sulla mistificazione della realtà

di Davide Gionco

Ciascuno di noi nel corso della sua vita è stato oggetto di inganni.
Naturalmente i casi che ci ricordiamo sono quelli di cui ci siamo resi conto. Per i casi in cui gli inganni nei nostri confronti siano ben riusciti, naturalmente, non abbiamo rilevato alcun inganno ed abbiamo creduto a quanto ci è stato raccontato, facendolo diventare una verità ai nostri occhi fino ad oggi.

Evidentemente non possiamo vivere sospettando di tutto e di tutti. La storia ci insegna che le persone che non si fidano di nessuno finiscono con il diventare paranoiche e mentalmente instabili. Pensiamo al caso dell’imperatore Nerone, il quale vedeva dovunque congiure contro di lui, arrivando al punto di provocare la morte della sua stessa madre Agrippina e del suo ex tutore, il filosofo Seneca, per poi concludere la sua esistenza suicida, dopo essere sfiduciato dai pretoriani e dal Senato a causa della sua pazzia.

Agrippina e suo figlio Nerone

Quindi è bene avere persone di cui fidarci: i nostri genitori, i nostri familiari (ma a volte le questioni ereditarie rompono la fiducia), i nostri amici più cari.

Eppure in tutti i casi in cui ci siamo resi conto di essere stati ingannati il dato comune è stato un bagno nella realtà dei fatti, che ci hanno dimostrato come quanto ci era stato raccontato era una mistificazione della realtà. Ovvero: la narrazione si basava su dei fatti in parte reali, ma che ci sono stati volutamente presentati in modo distorto, in modo da farci credere ad una verità non corrispondente al vero.
Il bagno di realtà ci ha fatto aprire gli occhi, ci ha fatto riconsiderare quella narrazione e concludere che la persona che ce l’aveva raccontata non era degna della fiducia che avevamo riposto.
A quel punto arriviamo a rimettere in discussione anche altre “certezze” che avevamo fondato sulla fiducia nella narrativa di quella persona.

Un caso classico è quello delle delusioni amorose. Una persona che ci aveva promesso amore eterno e che si era presentata ai nostri occhi come una persona degna del nostro amore si è poi dimostrata una persona che in realtà pensava solo a stessa e non ci amava.

Un altro caso classico è quello delle delusioni politiche. C’è chi aveva votato un certo partito che prometteva un milione di posti di lavoro, di difendere i diritti dei più deboli, di abbassare le tasse, di combattere la casta, che l’Europa avrebbe risolto i nostri problemi… Salvo poi dimostrare, una volta al potere, si essere inconcludente come tutti gli altri e che quanto ci era stato prospettato non corrispondeva alle reali intenzioni di quel partito.

Il primo elemento che contribuisce all’inganno è l’autorevolezza che attribuivamo a colui che ci ha ingannati. L’autorevolezza in genere la concediamo o a persone a cui siamo affezionati, essendo convinti che, volendoci bene, non potranno che fare cose per il nostro bene, oppure a persone che riteniamo competenti sulla situazione che ci è stata presentata.

Nel caso delle delusioni politiche spesso i “competenti” sono le persone che ci vengono presentate come tali nei mezzi di informazione di massa.
E’ convinzione diffusa che se una persone esperta, ad esempio un virologo o un economista, parla in televisione è perché è fra le migliori selezionate da coloro che fanno informazione tramite la TV o i giornali Ci fidiamo, non ci viene in mente che si possa trattare di una persona in realtà non così competente o addirittura in mala fede.

Se qualcuno (i famosi “poteri forti”) volesse ingannare milioni di persone, quindi, avrebbe gioco facile a riuscirci, facendo in modo di dare parola, in TV o sui giornali, solamente a persone allineate alla comunicazione, per motivi di scarsa competenza effettiva o addirittura in mala fede, impedendo nello stesso tempo l’accesso alle persone realmente competenti e in buona fede.
La cosa non è così difficile: basta minacciare o ricompensare (o entrambe le cose) adeguatamente chi ha il potere di decidere chi parla e chi no sui principali mezzi di informazione ed il gioco è fatto.
A quel punto milioni di cittadini verranno informati “in modo autorevole e credibile” con informazioni false.
Non totalmente false, naturalmente, se no non sarebbero credibili.
Ci deve essere sempre qualche cosa di vero. Molto più importante dei “dati veri” è la chiave di lettura di questi dati, quella che sopra definivamo la mistificazione della realtà.

Siccome la gente capisce molto poco di statistica (non è una materia fondamentale nella formazione scolastica), non è difficile presentare dei dati oggettivi in modo che non ci facciano comprendere la realtà.
Per fare un esempio concreto: in Italia al mese di ottobre 2020 risulta un tasso di disoccupazione del 9,8%. Dire 9,8 per cento non fa capire la gravità della situazione.
Se ci dicessero che ci sono 5,9 milioni di persone senza lavoro, l’effetto sarebbe già diverso. Questo se il 9,8% viene calcolato sui 60 milioni di popolazione in Italia.
Ma se calcolassimo il tasso sulle persone in età da lavoro 20-65 anni (tolti i pensionati, tolti i minori), che sono circa 30 milioni, il tasso di disoccupazione sale al 20%, un italiano su 5 in età da lavoro, con probabilmente una famiglia su 3 in difficoltà per avere un reddito che consenta di vivere dignitosamente.
Se, infine, leggessimo il rapporto annuale della Caritas Italiana, ci renderemmo conto che i numeri presentati in TV sono solo servizi a nascondere il dramma di un paese ce sprofonda in una povertà sempre più diffusa.

Un altro esempio concreto è la pandemia in corso di covid-19. Il fatto vero: la malattia esiste, l’aumento di mortalità purtroppo è reale.
Tuttavia i mezzi di informazione di massa, mentre sono stati sempre assidui nel trasmettere il quoditiano bollettino di guerra su morti, ricoverati e contagi, non si sono mai preoccupati di dirci che:

1) Il tasso di mortalità è particolarmente importante al di sopra degli 80 anni, ma è sostanziamente trascurabile al di sotto dei 60 anni.

Ma se lo dicessero chiaramente, invitando a proteggere soprattutto le persone anziane e non ad un confinamento generale di tutte le persone, non si otterrebbe più l’effetto-paura desiderato.

2) L’Italia è il secondo paese in Europa, dopo la Spagna. con il maggior numero di morti in rapporto alla popolazione. Qualcuno avrebbe potuto cercare di spiegarci il perché.

Fonte: https://coronavirus.jhu.edu/data/mortality

3) Nessuno ci ha detto che l’Italia è il secondo paese in Europa, ancora una volta dopo la Spagna, nell’attuazione di restrizioni alla mobilità fra marzo e maggio 2020.

Fonte: https://www.oecd-ilibrary.org/sites/85e4b6a1-en/index.html?itemId=/content/component/85e4b6a1-en

4) E neppure ci hanno spiegato che il motivo del confinamento, oltre che probabilmente dell’alto numero di morti, è stata la necessità di potenziare la capacità del sistema sanitario, dopo che per molti anni l’Unione Europea aveva imposto, ed ottenuto, degli importanti tagli al servizio sanitario nazionale.

https://www.oecd-ilibrary.org/sites/85e4b6a1-en/index.html?itemId=/content/component/85e4b6a1-en

Anche questi dati sono reali, ma non sono mai stati oggetto di notizie, se no si sarebbe dovuta mettere in discussione l’autorità “somma e indiscutibile” dell’Unione Europea oltre che dei vari governi che hanno guidato l’Italia negli ultimi 15-20 anni.

Anche in questo caso c’è un soggetto in cui la fiducia è stata mal riposta, insieme ad una mistificazione della realtà, che ha portato molti a credere in qualche cosa non rispondente al vero.

L’indimenticabile Bonvi esprimeva con la sua satira l’inganno di cui era stato oggetto il fiero soldaten Otto Von Nibelunghen da parte della propaganda nazista: “Mi sorge ein dubbio: che mi abbiano fregaten?”

Una sana dose di senso critico, cercando di confrontarsi con fonti alternative, soprattutto quando ci informiamo tramite i mezzi di comunicazione di massa, potrebbe in molti casi evitarci di essere ingannati e di credere cose che non rispondono al vero e che potrebbero portarci a mettere in discussioni i “poteri forti” che governano il mondo.

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