Guernsey e la sovranità monetaria

Guernsey e la sovranità monetaria

Guernsey è una isola che si trova nel Canale della Manica, di fronte alle coste nord-occidentali della Francia, oggi amministrativamente parte del Regno Unito.

All’inizio del XIX secolo, a causa delle guerre napoleoniche, il commercio di Guernsey era praticamente assente. La popolazione era in preda alla disperazione. Vi era molta disoccupazione, le difese militari per attacchi dal mare erano state distrutte. Praticamente non c’erano più strade. Gli edifici pubblici erano in rovina e mancava persino una nuova piazza del mercato in cui gli abitanti dell’isola avrebbero potuto scambiare i loro prodotti.
Il governo dell’isola non aveva la possibilità di finanziare le necessarie opere pubbliche mediante le entrate fiscali, in quanto ammontavano a sole 3’000 sterline l’anno, le quali venivano interamente utilizzate per sostenere le spese di ordinaria amministrazione e per il pagamento degli interessi sul debito pubblico, che ammontava a ben 19’000 sterline.

Non fu possibile ottenere prestiti in denaro, in quanto la situazione economica dell’isola era così depressa da non garantirne la restituzione. L’unico soggetto disposto a finanziare il governo richiese un tasso di interesse esorbitante ed insostenibile del 17% l’anno.

 

Ricorda molto la situazione dell’Italia di oggi, non vi pare?

 

Quando si dice “fare di necessità virtù”…

Fu avanzata l’idea che fosse lo stesso governo dell’isola ad emettere una propria moneta. Si sostenne che, essendo sia la manodopera che le materie prime disponibili sull’isola, era assurdo che i lavori non si potessero realizzare unicamente per la mancanza di denaro.

Quando le condizioni economiche di Guernsey peggiorarono ulteriormente, questa soluzione si rivelò con tutta evidenza l’unica possibile.

Nonostante diverse battute d’arresto e una iniziale opposizione i sostenitori della “moneta di stato” riuscirono a fare approvare la propria proposta. Nel 1816 furono quindi stampate 4’000 banconote da una sterlina e utilizzate per pagare gli interventi più urgenti.

Dopo avere constatato che questa modalità “atipica” di emissione di denaro, senza riserve d’oro o di altro genere come riserva, non aveva comportato alcun problema finanziario e che era stato ottenuto lo scopo di realizzare gli interventi più urgenti, per i successivi 20 anni il governo dispose la stampa di un totale di 80’000 sterline, le quali furono utilizzate per la costruzione della piazza del nuovo mercato, delle scuole in ogni comune dell’isola, di una rete stradale adeguata, per il restauro dell’antico Elisabeth College, ecc. Le banconote emesse venivano ritirate dal governo tramite la riscossione fiscale: canoni di mercato, dazi doganali, ecc,
Nel 1836, dopo 20 anni dalla prima emissione di “sterline di Guernsey”, erano state complessivamente incassate/ritirate dal governo dell’isola 55’000 sterline.

 

Nonostante il successo dell’iniziativa del governo locale e la soddisfazione della popolazione questa esperienza ebbe fine.

Già in seguito alla prima emissione di banconote del 1816 vi era stata una debole azione di opposizione locale, da parte delle persone che ritenevano che fosse pericoloso emettere denaro senza delle riserve in oro di garanzia. Tuttavia le maggiori pressioni provenirono dall’esterno.

Una forte opposizione provenne dalla vicina isola di Jersey. Gli abitanti di Jersey, invidiosi della prosperità di Guernsey che, nel 1819 ottennero dal governo della madrepatria inglese l’emissione di un ordine del Consiglio della Corona per il quale il Governo di Guernsey non avrebbe potuto stampare sterline per un ammontare superiore al proprio reddito senza il consenso di re Giorgio III. Il Governo di Guernsey, tuttavia, continuò le proprie emissioni, forte del sostegno della popolazione locale.

Negli anni successivi una più forte opposizione all’iniziativa del governo di Guernsey arrivò dalla comunità bancaria inglese. Sebbene a Guernsey non fosse presente alcuna banca (l’unica banca fosse stata chiusa 1810, a seguito dell’occupazione di Napoleone e della mancanza di interessi economici), i banchieri di Londra erano sempre più preoccupati di quanto accadeva nell’isola a causa del successo popolare della “sterlina di Guernsey”, che stava portando uno sviluppo economico senza precedenti dell’isola.

Nel 1827 che venne di nuovo aperta una banca privata nel l’isola, la quale iniziò ad emettere le proprie banconote che circolarono parallelamente a quelle emesse dallo stato. Due anni più tardi gli amministratori di questa banca denunciarono al governo di Westminster che il governo locale di Guernsey aveva oltrepassato superato i limiti imposti dall’ordine del 1819 dal Consiglio della Corona.

Il Consiglio della Corona scrisse al Governo di Guernsey per chiedere spiegazioni, tuttavia la risposta del governo locale fu ritenuta soddisfacente, per cui non furono intrapresi ulteriori provvedimenti.

Nel 1835 venne aperta a Guernsey una seconda banca, la quale iniziò ad emettere banconote in grande quantità concedendo prestiti a tassi di interesse molto convenienti, al punto da provocare un forte aumento dei prezzi dei prodotti locali ed un alto tasso di inflazione.

Nel 1836 l’isola fu invasa dal panico per l’eccessivo rincaro dei prezzi. Il Parlamento di Guernsey si riunì e delegò un comitato per discutere con le 2 banche dell’isola le misure necessarie per riportare la situazione sotto controllo. I membri di questa commissione non erano tutti d’accordo con l’emissione di banconote da parte del governo locale. Per questo motivo l’accordo raggiunto fu favorevole unicamente ai banchieri, i quali ottennero di dichiarare che le “sterline di Guernsey erano formalmente senza valore” e che il governo di Guernsey avrebbe convertito 15’000 sterline di Guernsey, non garantite da riserve in oro, in “vere sterline” emesse dalle banche locali, concesso mediante un prestito bancario al modico tasso di  interesse del 3%, ponendo fine ad ulteriori emissioni di banconote da parte del governo locale, ritenute la causa dell’eccessiva inflazione che aveva colpito l’isola. Nel contempo non fu posto alcun limite alle emissioni di banconote da parte delle banche messe in circolazione sotto forma di credito, in quanto garantite dalle riserve in oro.

 

Questa fu la fine di quello che era comunemente noto come il sistema “Market House”.

Nel 1914 il governo di Guernsey riprese le emissioni di proprie banconote, ma con il vincolo di garantirne l’emissione tramite depositi governativi presso le banche private, di fatto vincolandola alla sterlina ufficiale emessa dalla Bank of England.

 

Cosa ci insegna del “Market House” di Guernsey?

La finanza “ortodossa” non era in grado di fare nulla per risollevare l’economia di Guernsey dopo le devastazioni delle guerre napoleoniche. Il governo locale non poteva disporre dei fondi necessari per il rilancio economico dell’isola, in quanto né la tassazione, né le banche l’avrebbero potuta assicurare.
Quando fu adottata la soluzione di emettere localmente delle banconote, senza alcuna garanzia di riserve in oro, ma con il solo accorgimento di utilizzarle in cambio della realizzazione di opere di utilità pubblica e con la garanzia di spendibilità assicurata dalla riscossione di tasse locali nella medesima valuta, nel giro di 20 anni l’isola di Guernsey passò da una profonda depressione economica ad un livello di benessere che la rese famosa in tutto il Regno Unito.

Mediante l’emissione di moneta di Stato questo sviluppo economico avvenne senza aumentare il debito nazionale dell’isola (anche perché le banche inizialmente non intendevano concedere crediti al governo) e senza spese per interessi sul debito.

L’esperienza ebbe fine solo quando l’emissione eccessiva di banconote da parte delle banche private provocò una eccessiva inflazione e quando una ristretta commissione, composta da persone con ogni probabilità corrotte dalle stesse banche (mediante le banconote emesse da esse stesse) decise che l’inflazione era stata causata dalle emissioni di banconote governative.

Per la cronaca, successivamente alla “controriforma” del 1836 e fino al 1914 il governo di Guernsey raccolse in tasse più di 35’000 sterline solamente per pagare gli interessi sulle 15’000 sterline che nel 1836 erano state “prestate al modico tasso del 3%” al governo per convertire le “sterline senza valore” emesse dal governo locale”.

 

Coloro che si oppongono alla emissione di denaro diretta da parte dello Stato in genere evocano lo spauracchio dell’inflazione. Va invece ricordato come l’inflazione dipenda dalla quantità di denaro circolante nell’economia reale, quella utilizzata per la compravendita di beni e servizi, in relazione alla disponibilità di beni e servizi sul mercato.

Nel caso di Guernsey, quando lo Stato emise denaro la prima volta ci sarebbe potuta essere inflazione solo se ci fosse stata una carenza di materie prime o di manodopera. Ma non ci fu inflazione alcuna fino al 1836. Fino a quell’anno il governo locale aveva gradualmente e costantemente regolato l’emissione di biglietti in modo da finanziare le necessarie opere pubbliche non oltre la capacità lavorativa locale ed alla disponibilità di materie prime.

Solo nel 1836, in seguito all’azione delle 2 banche private, l’emissione di denaro divenne incontrollata, generando inflazione a causa di uno smisurato aumento della domanda privata di beni e servizi, che l’isola non era in grado di garantire.

 

Tale quantità non è determinata unicamente dalle emissioni statali, ma anche soprattutto dalle emissioni di denaro fatte dalle banche private quando fanno credito, le quali, non sottoposte ad un controllo pubblico, possono irresponsabilmente (o volutamente) creare fenomeni di inflazione o di deflazione.

E’ solo il caso di ricordare che attualmente il denaro creato tramite emissione di credito bancario rappresenta fra il 90 e il 95% del denaro che viene utilizzato nell’economia di mercato.

Ed è il caso di ricordare che la stragrande maggioranza del denaro oggi in circolazione non circola nell’economia reale, nella quale vengono misurare le variazioni di prezzo del “paniere dei beni e servizi” (dicesi tasso di inflazione), ma circola nell’economia finanziaria (titoli, fondi d’investimento, etc.), la quale è effettivamente iper-inflazionata a causa dell’eccesso di immissione di moneta creata dal sistema bancario privato. L’aumento incontrollato dell’economia finanziaria porta inevitabilmente allo scoppio di bolle speculative, con ulteriori gravi danni all’economia reale.

Liberamente tratto da libro:
« An example of communal currency, the facts about the Guernsey Market House »
di Joseph Theodore Harris

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