Internet è sott’acqua (il Master switch quindi esiste davvero?)

di Jordan Bbrown
13.11.2018

Sono diversi decenni che usiamo internet, e la sua presenza è diventata imprescindibile in ogni attività umana. Poche volte ci soffermiamo a pensare che questo “servizio” virtuale ha una componente fisica molto concreta, ma quando lo facciamo pensiamo a grandi data center, super computer e sale piene di cavi.

Se mi avessero chiesto “sai come fà un articolo contenuto in un server in USA ad essere letto in Italia?” io avrei risposto: “via satellite?” immaginando grandi parabole che puntano verso le stelle.

E invece no, pare che:

“According to the Asia-Pacific Economic Cooperation forum, 97 per cent of all intercontinental data is carried via such cables.”

Cioè il 97% dei dati viaggia via cavo, ovviamente in gran parte sott’acqua visto che la Terra è coperta per più del 70% da acque. Non è facile immaginare cavi in fibra ottica del diametro di 30/40 cm, srotolati da enormi navi attorno a un pianeta che all’equatore misura circa 40 mila km.

Ma da fieri eredi del positivismo antropocentrico lo facciamo, ed i cavi sono migliaia. E fanno percorsi spesso non diretti, al fine di scegliere il più sicuro sia in termini ingegneristici che militari. Un impresa leviatanica condotta nell’ombra in questi decenni.

La sicurezza militare è infatti fondamentale, essendo Internet un infrastruttura che sta alla base dell’economia moderna. Le linee che rappresentano i cavi sottomarini nella mappa non corrispondono alla loro ubicazione reale, ma il collegamento concettuale punto-punto. Come già detto il reale percorso è segreto per motivi di sicurezza. Ma è facile supporre che le maggiori potenze militari mondiali abbiano già individuato l’ubicazione delle infrastrutture stese dagli avversari politici e militari (quindi parliamo sostanzialmente di Russia, USA e Cina).

E se domani il mondo entrasse in guerra, la prima cosa a cadere sarebbe Internet. Eventualità che però credo sia fortemente improbabile vista la forte interconnessione delle economie del mondo, un crollo di internet e una guerra mondiale provocherebbe un disastro economico non solo a chi subisce il taglio della rete, ma anche a chi lo provoca.
E’ indubbiamente uno scenario limite che può avvenire solo nel caso di situazioni di geopolitica internazionali davvero insostenibili. E gli articoli allarmistici in merito, come questi
https://www.independent.co.uk/
https://www.rferl.org/a/explainer-undersea-cables-u-s-says-russia-vulnerable
sono a mio avviso figli della russofobia che per ragioni di mera leadership mondiale i media stanno cercando forzatamente di far dilagare tra la popolazione (con scarsi risultati per fortuna). Le sanzioni e gli avvicinamenti della NATO ai confini russi servono a piegare un paese che non può essere piegato. Il futuro non è e non può essere unipolare, ma multipolare. Gli USA e la loro élite neoconservatrice devono accettare la posizione di primus inter pares o prepararsi ad una guerra che nessuno può vincere.

A questo punto sorge una domanda: Chi ha steso i cavi?

I cavi sono stati stesi da compagnie private e dai governi, principalmente da parte degli Stati Uniti per le connessioni atlantiche, ad esempio. Qui si apre un altro scenario infatti, perchè se è vero che chi ha costruito la rete ne conosce perfettamente l’ubicazione, è anche vero che può anche avere previsto delle “porte” fisiche sottomarine per consentire l’accesso diretto ai sommergibili ed operare su livelli di priorità elevatissimi. E’ quello che Ugo Mattei sostiene in questo video:
https://youtu.be/H1XceGC0s8k

Ipotizzando la presenza di un “master switch” globale, un gigantesco interruttore adagiato sui fondali oceanici pronto a scattare per spegnere l’interconnessione di luoghi, persone e oggetti in caso di necessità.

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