Il superbonus e la cedibilità – Il matrimonio che s’ha da fare

di Giovanni Lazzaretti
26.11.2022

«Questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai»
…ma alla fine Renzo e Lucia si sposarono

Scena già descritta, mi pare. Ogni tanto transito per la sala, c’è la TV accesa, e se sento qualcuno che si prepara a dire una sciocchezza mi fermo ad ascoltare. Non che Bersani dica solo sciocchezze, tutt’altro. Ma qui(1) dice una sciocchezza.

«Avremo bisogno di soldi […] Si porrà il problema: dove si trovano i soldi? […] I soldi, l’ho sempre detto, si possono prendere in tre modi: o col debito, o con dei condoni, o andandoli a prendere dove sono.»

Eh, Bersani… Fantasia scarsa. Un altro nOmismatico mancato.

***

Il nocciolo duro dei Promessi Sposi si descrive in poche battute. Nell’incontro di don Abbondio coi bravi salta fuori la famosa frase: «Or bene, – gli disse il bravo, all’orecchio, ma in tono solenne di comando, – questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai.»

Abbiamo Renzo e Lucia, un uomo e una donna senza vincoli e senza impedimenti, che hanno il diritto naturale di sposarsi. Sono loro i ministri del matrimonio, ma, per fare un matrimonio come Dio comanda, hanno bisogno del curato don Abbondio. Dall’altra parte c’è don Rodrigo, che vuole impedire il matrimonio. Ma naturalmente non va lui da Renzo o da Lucia a porre ostacoli. Manda i suoi bravi ad attaccare l’anello debole della faccenda, il curato.

 

La moneta-debito

La moneta come noi la conosciamo è “moneta-debito”: per ogni euro creato si crea nello stesso istante un debito di importo superiore all’euro medesimo. Questo fatto, sconosciuto ai più, genera 7 caratteristiche deleterie.

  1. La moneta-debito crea un debito mondiale globalmente impagabile, essendo il debito strutturalmente superiore ai mezzi per estinguerlo.
  2. È quasi interamente emessa da banche private. Ne consegue una limitazione di sovranità degli Stati e dei popoli.
  3. È emessa per la finanza, in quantità superiore al 90%. Ne conseguono bolle finanziarie periodiche.
  4. Unifica in un unico elemento le 3 funzioni di misura del valore // riserva di valore // mezzo di scambio. L’unificazione delle 3 funzioni privilegia la riserva di valore sul mezzo di scambio. E inquina la misura del valore per la presenza esplosiva degli interessi passivi.
  5. Essendo sia riserva di valore che mezzo di scambio, non dà incentivi a spendere. Ne consegue un freno sull’economia.
  6. È sempre scarsa per il lavoro. Ne consegue una forte disoccupazione strutturale e ineliminabile.
  7. È merce trattabile sui mercati finanziari. Genera quindi una “idrovora rovesciata” che toglie costantemente soldi al ruscello dell’economia e li porta nello stagno della finanza autoalimentata. Attraverso gli interessi i soldi vanno dal povero verso il ricco, dal lavoratore al redditiere.

Non voglio dettagliare oltre. Seguite il mio corso di nOmismatica su lanomismatica.org se volete maggiori delucidazioni.

 

La moneta di popolo

Dall’inizio del covid mi sono messo ad appendere cartelli al cancello di casa. Per parecchio tempo c’è stato un cartello “San Giacomo della Marca, donaci la moneta di popolo”. Cosa sarà mai questa “moneta di popolo”?

È l’esatto opposto della moneta-debito.

  1. La moneta di popolo non crea debito.
  2. È generata dallo Stato.
  3. Nasce esclusivamente per il lavoro.
  4. Unisce due funzioni, misura del valore e mezzo di scambio, escludendo la riserva di valore.
  5. Nasce per essere spesa.
  6. Genera lavoro e genera occupazione.
  7. Non ha niente a che vedere coi mercati finanziari.

È una specie di sogno a occhi aperti? Ma no, è una realtà che aveva già cominciato a esistere: si chiamava Superbonus 110%.

Il Superbonus prendeva atto di una cosa fondamentale: la moneta-debito, lasciata agire allo stato brado dal neoliberismo imperante, dal 1981 a oggi ha spogliato i lavoratori del diritto ad abitare in una decente casa di proprietà.

1968: operaio monoreddito con 2 figli comprava un ampio appartamento a San Martino in Rio con soldi suoi e senza mutui.

1980: il primo stipendio del sottoscritto in una minuscola ditta era 9 volte l’affitto di casa.

2022: è il tempo dei lavoratori poveri; stanno sotto un mutuo trentennale, devono fare un altro mutuo per ristrutturare i bagni invecchiati, e poi devono cercare prestiti vari per ogni imprevisto della vita.

La Costituzione è violata: assenza di lavoro, stipendi infami, impossibilità di provvedere alla famiglia.
«La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione».
«Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa».

Il Superbonus tentava di dare un risarcimento al povero e al lavoratore. E lo faceva con uno strumento nuovo, il credito d’imposta

CEDIBILE CEDIBILE CEDIBILE

(è scritto grosso abbastanza?).

Il Superbonus lo usava anche il ricco? Certamente, il povero veniva trattato esattamente come il ricco. Ma i bonus che abbiamo conosciuto da decenni ve li siete già dimenticati? Non vi scandalizzavano? Erano bonus riservati SOLO ai ricchi: PRIMA dovevi avere i soldi, POI ottenevi un rimborso fiscale.

Il Superbonus consentiva al povero la sistemazione della casa. La ditta veniva pagata con un credito fiscale. Poiché non sempre si ha capienza fiscale, il credito ottenuto dalla ditta poteva essere ceduto.
L’ideale è che venisse ceduto ad altri soggetti economici, in maniera libera, per continuare a tenere in moto l’economia e il lavoro.

Per lo Stato la cedibilità è il massimo della libidine: più il credito viene ceduto, meno arriva a diventare uno sconto fiscale.
Crediti fiscali perfettamente cedibili possono arrivare a costare ZERO allo Stato, mentre contemporaneamente arrivano allo Stato le entrate a valanga (IVA, imposte, previdenza) del lavoro messo in moto. E nascono nuovi occupati, che escono dal novero dei miserabili e dal numero di persone da assistere.

La moneta di popolo è un matrimonio.
Il matrimonio tra il popolo lavoratore e il suo “mezzo di scambio”.

 

Questo matrimonio non s’ha da fare

Questo matrimonio non s’ha da fare, e Draghi lo disse esplicitamente: «Il Superbonus è stato scritto male». Scritto male per i redditieri, ovviamente: la moneta di popolo infatti mette l’idrovora nella direzione giusta, toglie denaro alla finanza e lo riversa nel fresco ruscello dell’economia.

Adesso abbiamo il governo Meloni. E Giorgetti sta al MEF. Ho due brevi video di Giorgetti, dove dice più o meno queste cose.

«La cessione del credito d’imposta è una possibilità, non è un diritto. Hai la certezza di poter detrarre il credito dall’imposta sui redditi, com’è sempre avvenuto, ma non necessariamente troverai una banca o un’istituzione che accetti la cessione del credito d’imposta. Altrimenti avremmo creato una moneta, che NON è stata creata.»

«Siamo sotto osservazione da parte di soggetti esterni rispetto alla natura del credito cedibile. Evitiamo di dire che questi crediti d’imposta devono circolare liberamente. Non dobbiamo proprio dirla questa cosa qua. È meglio per tutti e per lo Stato italiano in particolare».

Comincia a essere chiara la faccenda?

C’è Renzo, il popolo, che vuole sposare Lucia, la sua moneta. Ne ha il diritto naturale, infatti l’esistenza di una moneta fiscale non riguarda l’Europa e non vìola nessun trattato.

Naturalmente c’è un don Rodraghi che non vuole questo matrimonio(2). Mica però te lo viene a dire esplicitamente: «Non voglio che il popolo abbia una moneta per il lavoro!».

No, “loro” parlano senza parlare. Attaccano l’anello debole. Prendono da parte il don Abbondio della faccenda, il Giorgetti al MEF, e gli spiegano come stanno le cose. Semmai glielo dicono in una di quelle stanze senza finestre di Bruxelles ben descritte da Varoufakis(3).

«È meglio per tutti e per lo Stato italiano in particolare che non si parli di libera circolazione del credito d’imposta».

Non è “meglio per tutti”. È meglio solo per “loro”.

 

Don Abbondio sono io

Non si offenda Giorgetti per il paragone con don Abbondio. Quando si passa da Bruxelles, ci sono sorrisi infiniti per i fotografi e le TV, e poi ci sono le stanze senza finestre, plumbee, dove ti dicono cosa devi fare e cosa non devi fare.

«Ciò che rende unica la narrazione di Varoufakis è esattamente il punto di vista: lo sguardo diretto e frontale piantato negli occhi di Medusa senza rimanerne pietrificato, il vis-à-vis con donne e uomini della troika senza scivolare nella complicità dell’afasia, conservando – malgrado tutto e con incrollabile ostinazione – la facoltà della parola.»(4)

Già il riuscire a parlare in quelle stanze è un successo. Normalmente le parole ti muoiono in gola, e puoi solo dire la frase di don Abbondio «Disposto… disposto sempre all’ubbidienza».

Io perdòno Giorgetti in toto, perché don Abbondio sono io. Non sono un cuor di leone.

«Gli è perché le ho viste io quelle facce,» scappò detto a don Abbondio; «le ho sentite io quelle parole. Vossignoria illustrissima parla bene; ma bisognerebbe esser ne’ panni d’un povero prete, e essersi trovato al punto.»(5)

Perdòno Giorgetti se ha detto quelle frasi sotto minaccia più o meno sorridente («Siam galantuomini, che non vogliam fargli del male, purché abbia giudizio». Dal che consegue «È meglio per tutti e per lo Stato italiano in particolare che non si parli di libera cessione del credito»).

Non lo perdòno se davvero quelle cose le pensa. Perché allora sarebbe un Bersani qualunque, un altro nOmismatico mancato.

 

Alla fine Renzo e Lucia si sposano

Alla fine Renzo e Lucia si sposano, speriamo accada anche per il popolo e la sua moneta.

E, visto che la faccenda è sostanzialmente culturale, ribadiamo il vademecum della moneta fiscale.

  1. La moneta fiscale (credito d’imposta liberamente cedibile) non vìola alcun trattato europeo.
  2. Il Superbonus110% è stato un esempio pratico di moneta fiscale, ma la moneta fiscale può avere un ambito di applicabilità ben più vasto.
  3. La moneta fiscale deve circolare liberamente, non ha bisogno di banche. Possono essere coinvolte anche le banche, ma sono il soggetto meno adatto, perché il loro intervento mangia una fetta del credito e chiude la libera cedibilità.
  4. La moneta fiscale è ad accettazione volontaria, non è moneta a corso legale (è una possibilità e non un diritto: questa è l’unica cosa giusta detta da Giorgetti). Ma sono moneta ad accettazione volontaria anche i bonifici e gli assegni, che pure usiamo correntemente.
  5. L’accettazione volontaria non impedisce alla moneta fiscale di circolare, perché la sua circolazione è un bene per tutti: crea lavoro, crea pagamenti immediati.
  6. Naturalmente lo Stato deve mettere a disposizione una piattaforma di libero scambio, comoda e gratuita. Più la moneta fiscale viene scambiata, meno viene convertita in sconto sulle imposte.
  7. La moneta fiscale può sostituire la moneta tradizionale in toto? Certamente no. All’estero non potrebbe essere utilizzata, difficilmente potrebbe essere usata per pagare dei dipendenti. L’ambito di applicazione ideale, molto vasto, è il pagamento tra ditte italiane.

È un metodo nuovo, ampiamente studiato, che mette in evidenzia la povertà d’idee di Bersani.
I soldi si possono trovare in un altro modo: generati dal lavoro, senza che lo Stato ci metta un euro.

Don Rodraghi permettendo.

 

Tolgo alcuni punti dopo le frasi di Giorgetti, perché sono un regresso culturale enorme rispetto al governo Conte II (il che è tutto dire). Speriamo che abbia dovute dirle per forza, senza pensarle veramente.

 

Giovanni Lazzaretti

giovanni.maria.lazzaretti@gmail.com

 

NOTE

  1. A La7, da Lilli Gruber, 23 novembre 2022.
  2. Penso a Draghi perché l’ha detto esplicitamente. Ma di don Rodraghi ne trovate a bizzeffe in Europa.
  3. Yannis Varoufakis, nel libro “Adulti nella stanza”.
  4. Guido Maria Brera, nella postfazione al libro “Adulti nella stanza”.
  5. Don Abbondio al cardinale Federigo Borromeo.

Lascia un commento