I DIRITTI UMANI E LO STATO DELLA CIVILTÀ: Articolo 27. Diritto alla cultura ed alla sua creazione

il mio libro, un programma politico ispirato ai diritti umani

 

Diritto alla cultura ed alla sua creazione

 

Ciao, eccoci a commentare uno degli articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo più importanti e delicati per il riconoscimento della proprietà intellettuale di ogni espressione individuale creativa e per la comunità stessa che si nutre e beneficia di questa manifestazione.

Articolo 27

Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici.

Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.

Il fatto che la Dichiarazione Universale si debba occupare di questo particolare aspetto credo sia chiaro e indiscutibile: non si può pensare di riconoscere, attuare e difendere la libertà e la dignità dell’uomo senza occuparsi della sua attività creativa, sia per l’ambito della creazione vera e propria, sia per quello della partecipazione ad essa, anche solo come fruitore.

Questo articolo è inevitabilmente collegato con altri diritti umani già trattati, di seguito linkati nei rispettivi numeri, a partire dal 18 e 19 relativi alla libertà di pensiero, coscienza ed espressione che ne costituiscono premessa necessaria.

Con tutta evidenza è anche connesso ai 5 precedenti: più precisamente con il 22 relativo alla sicurezza sociale, necessaria al libero sviluppo della sua personalità; con il 23 del diritto al lavoro, senza il quale può esser difficile prender parte alla vita culturale e/o godere delle arti; con il 24 per il diritto a riposo e svago necessari a disporre di un tempo adeguato e proficuo per godere del presente diritto; con il 25 per un tenore di vita sufficiente e necessario per goderne; infine con il fondamentale diritto numero 26 relativo all’istruzione, forse il diritto connesso più importante in questo caso, perché essenziale per il completo sviluppo della personalità, senza il quale si avrebbe una vita culturale e sociale più povera ed un progresso incerto o “monco” della piena e consapevole partecipazione di ogni cittadino.

Per tutto ciò il diritto in questione è, se vogliamo, uno di quelli che rappresentano maggiormente l’anima della Dichiarazione Universale e, a ben vedere, anche dei cosiddetti “diritti sociali”: infatti la sua realizzazione, in un quadro parimenti attuativo dei collegati come qui espresso, sviluppa e protegge la finalità creativa individuale e collettiva della Dichiarazione Universale, ci indirizza ad un mondo migliore, più libero e consapevole, più elevato materialmente e spiritualmente.

Al contrario, la realtà del mondo globalizzato ci parla di una sicurezza sociale in progressiva diminuzione dove già parzialmente attuata o assai carente nelle economie emergenti, di un lavoro decente non facilmente disponibile dopo il boom dei passati decenni – tranne per alcuni Paesi in possesso di monete sovrane, con un forte intervento statale – di tenori di vita in contrazione nel mondo industrializzato ed in relativa crescita per quelli emergenti che vedono però aumentare altre contraddizioni.

Abbiamo un’istruzione sempre più impoverita dei suoi aspetti umanistici con una forte propensione alla tecnicizzazione, fenomeno che pervade ogni ambito culturale ed espressivo: la nuova “religione” della modernità, quella “scienza” degradata a scientismo e professata come tecnicismo restringe fatalmente la vita culturale e incanala il “progresso” in un binario di apparente aumento della “percezione”, mentre in effetti determina un restringimento della forza spirituale dell’uomo e l’esplosione del suo controllo da parte delle corporazioni tecnologiche.

Lo scopo di questa trattazione dei 30 diritti umani mi impone quanto appena espresso, inoltre, come per le violazioni e le non attuazioni relative ad altri articoli, credo occorra denunciare tutto il sistema globalizzato in cui la politica e gli Stati ormai quasi del tutto ex-sovrani passano in second’ordine rispetto ai voleri e alle direttrici delle multinazionali.

Soprattutto le applicazioni delle tecnica sembrano dotate di potere proprio, la loro implementazione trova sempre meno ostacoli, dubbi, discussioni, freni legali.

Il tecnicismo e lo scientismo moderni condizionano pesantemente il mondo della cultura, della comunicazione e dell’arte, creando un humus culturale in cui il pensiero dell’uomo si costringe sulla tecnica ed il progresso scientifico è sempre meno mediato da altri ambiti del pensiero.

L’arte stessa è assai pervasa dalle “opportunità” della tecnica e le corporazioni commerciali spingono per una riduzione, standardizzazione, omologazione, unificazione e velocizzazione di molti processi creativi, favorite in questo anche dall’impoverimento culturale della scuola moderna: lo scopo è il sempre maggior guadagno prodotto dalla “riproducibilità” immediata di “arte” resa povera e svuotata di valore e prospettiva di riflessione e crescita, individuali e collettive.

Lo stato della “musica” è un perfetto esempio di quanto qui brevemente descritto.

Per quanto riguarda il diritto d’autore ed i brevetti abbiamo una corposa e complessa normativa in materia; in questa sede credo sia opportuno limitarsi ad un appello alla politica indirizzato alla reale protezione del diritto d’autore ove sia carente o in mano ad enti burocratici più interessati a politica e guadagno che a difendere realmente tale diritto per tutti.

Per quanto riguarda i brevetti il discorso credo debba allacciarsi di nuovo a quanto espresso in relazione all’Art. 22 relativo alla sicurezza sociale, con una particolare sottolineatura riguardo alla questione di come poter garantire diritti umani per tutti: l’impossibilità di ottenere ciò è anche dovuta al fatto che la politica degli Stati è stata sempre più scavalcata dalle multinazionali a cui è permesso gestire ogni settore, anche quelli di importanza sociale che, se vogliamo garantire equità e diritti umani, dovrebbero essere controllati dal pubblico.

Solo per fare un esempio, pensiamo ai brevetti della ricerca farmaceutica che determinano un costo esorbitante di alcuni medicinali: capiamo come la politica debba fare una seria riflessione sul ruolo dello Stato per rinnovarlo e liberarlo dalla demagogia liberista sulle pretese miglioriste del privato.

La necessità di diritti umani per tutti investe ogni ambito, culturale, artistico e politico, facciamone ragione di vero progresso liberando la cultura da forzature ideologiche di varia natura per ridare ad un “nuovo” cittadino consapevole i mezzi culturali e politici per realizzare delle comunità libere, dignitose e responsabili.

 

Massimo Franceschini, 28 settembre 2019

 

Questo il bellissimo video relativo all’Art. 27 dell’associazione no-profit: “Gioventù per i Diritti Umani

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