I DIRITTI UMANI E LO STATO DELLA CIVILTÀ Il Preambolo: la proclamazione degli IDEALI

il mio libro, un programma politico ispirato ai Diritti Umani

 

Con questo articolo do inizio alla trattazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, come da intenti anticipati qui, partendo dal suo “Preambolo”, che riporto per intero. 

DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI

Preambolo

Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo;

Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità, e che l’avvento di un mondo in cui gli esseri umani godano della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell’uomo;

Considerato che è indispensabile che i diritti umani siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l’uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l’oppressione;

Considerato che è indispensabile promuovere lo sviluppo di rapporti amichevoli tra le Nazioni;

Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti umani fondamentali, nella dignità e nel valore della persona umana, nell’uguaglianza dei diritti dell’uomo e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un miglior tenore di vita in una maggiore libertà;

Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione con le Nazioni Unite, il rispetto e l’osservanza universale dei diritti umani e delle libertà fondamentali;

Considerato che una concezione comune di questi diritti e di questa libertà è della massima importanza per la piena realizzazione di questi impegni;

L’ASSEMBLEA GENERALE

proclama

la presente dichiarazione universale dei diritti umani come ideale comune da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo ed ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l’insegnamento e l’educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l’universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra i popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.

 

Mettiamo l’attenzione su alcune parole e concetti chiave proprio nell’ordine con cui appaiono:

dignità libertà pace giustizia regime di diritto rapporti amichevoli tra le Nazioni misure progressive di ordine nazionale ed internazionale.

 

Possiamo certamente vedere come ognuno di questi concetti sia oggi in crisi, discusso, relativizzato, corrotto, tradito, contraddetto e spesso mistificato.

Oggi sappiamo che il limite della dignità umana sembra non aver più contorni invalicabili.

Senza andare ad occuparci ora delle violazioni più terribili, ancora da debellare, possiamo constatare che a livello sociale oggi si accettano, si promuovono o non si contrastano adeguatamente comportamenti, abitudini e stili di vita che ad esempio nel 1948, anno della Dichiarazione Universale, avrebbero fatto inorridire praticamente tutti, non solo i cosiddetti “benpensanti”.

Se guardiamo bene, vediamo che un laicismo materialista-edonista assai funzionale alla società dei consumi ed al controllo della popolazione è di fatto spinto in maniera sfrenata dai media e, inopinatamente, da troppi soggetti del mondo artistico e culturale.

Ecco allora che ci ritroviamo con una società sempre più in mano alla chimica, anche nella sfera intima, “psico – biologica”.

Droghe sempre più invasive e deleterie non veramente combattute dalle istituzioni.

Abbiamo una tendenza sempre più accentuata da parte di una politica apparentemente “progressista”, a voler liberalizzare l’assunzione di sostanze che la storia ha già dimostrato fungere da “anestetico sociale” in cui incanalare creatività e dissenso.

Stesso discorso per la sfera sessuale, che fa dimenticare anche a molte donne “progressiste” come la prostituzione sia una schiavitù dell’anima della donna, che non riesce veramente a fare ciò che vuole del suo corpo, se non usarlo come strumento di auto-schiavitù.

Abbiamo poi farmaci per la “mente” che schiavizzano, avvelenano e non curano un ambito in cui, come affermano da sempre ricercatori, medici ed uomini di cultura non “al soldo” dell’industria e della psichiatria, non c’è veramente qualcosa da curare a livello cerebrale.

Le “verità” spacciate dai “guru” delle neuroscienze nel campo del mentale e della coscienza, decretano il triste annichilimento dell’essere umano al tecnicismo da laboratorio ed al materialismo culturale.

Della libertà s’è perso l’equilibrio, sbattuta com’è fra impulsi che sperano di annullarla del tutto o che la vogliono sempre più illimitata, soprattutto per chi “può”, in ogni campo e, di nuovo, in ogni laboratorio.

Si pretende di “esportare la democrazia” come fosse una merce, si persegue un “ordine internazionale” con la forza e con politiche non veramente legittimate dai Diritti dell’Uomo, soprattutto nei modi e nei mezzi.

Si tace sul fatto che le apparenti giustificazioni “umanitarie” in favore del “progresso” e della globalizzazione, siano di fatto una mistificazione della guerra veramente in atto da decenni: quella della finanza globale e delle logge private cui fa capo ai danni degli Stati Nazionali e delle sane economie produttive di beni e servizi.

Dobbiamo ben capire il panorama internazionale che vede l’Occidente fra i maggiori responsabili: guerra di conquista di aree, popoli, sovranità e risorse, dal 1948 la musica non è veramente cambiata.

Andando semplicemente a ritroso nei concetti evidenziati dal Prologo vediamo appunto che:

errate misure progressive di ordine nazionale ed internazionale

non favoriscono rapporti amichevoli tra le Nazioni

causano quindi la perdita di speranza per un giusto regime di diritto

con una conseguente sfiducia nella giustizia

che a livello sociale ed internazionale uccide la speranza nella pace

che determina una generalizzata e progressiva diminuzione di libertà

che va a detrimento di ogni speranza di dignità.

 

La dignità individuale e sociale dell’uomo e le sue libertà sono così negate da ignoranze, non attuazioni e violazioni degli ideali forgiati nel dolore della storia.

Abbiamo quindi una sola speranza: la responsabilità di promuoverli ed attuarli personalmente, socialmente, politicamente.

 

Massimo Franceschini, 26 ottobre 2017

 

qui alcune linee guida auspicate

questo il primo di una serie di bellissimi video sui Diritti Umani prodotti dall’organizzazione no-profit: “Gioventù per i Diritti Umani

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