I DIRITTI UMANI E LO STATO DELLA CIVILTÀ Articolo 4. Siamo tutti schiavi

fonte immagine: DVclub

Il commento agli articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo è arrivato al numero quattro.

Articolo 4

Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

Abbiamo qui a che fare con l’espressione di una delle esigenze di diritto più antiche, per una delle violazioni della dignità e delle libertà umane fra le più “aberranti”.

Non ho certamente la pretesa di dire cose nuove sull’argomento, ma sappiamo benissimo come ancora oggi in varie parti del mondo permangano enormi problemi di schiavitù infantile, in campo militare oltre che lavorativo, di schiavitù femminile di vario tipo, soprattutto sessuale, ed altri ancora, compreso ovviamente il fenomeno delle migrazioni di massa.

Prima di far questo credo occorra precisare che “schiavitù-servitù collettive” sono del tutto attinenti a questo articolo, indipendentemente da quanto i suoi effetti sui singoli possano essere immediatamente e/o drammaticamente visibili.

Oltre a ciò vorrei fare una doverosa precisazione, per prevenire o evitare possibili critiche al mio metodo di affrontare il problema Diritti Umani: è già accaduto, accadrà anche qui ed a venire, che nominerò o mi riferirò a soggetti/meccanismi, che commettono/permettono particolari violazioni su diversi articoli della Dichiarazione Universale, già citati per altre violazioni. Per questo articolo ad esempio, indicherò soggetti e mi riferirò a fenomeni già affrontati anche nel precedente.

Ciò deve intendersi non come una sterile ripetizione o mancanza argomentativa, anzi: il fatto che gli stessi soggetti/meccanismi siano additati come responsabili di molteplici violazioni dei Diritti Umani serve a far capire, oltre all’entità ed alla gravità delle violazioni, data anche dalla reiterazione, che sinora la politica, la cultura e l’informazione non stanno affrontando i problemi nella giusta prospettiva, li stanno addirittura evitando.

Inoltre, guardare un soggetto dalle varie angolature dei singoli Diritti Umani ne permette una migliore comprensione e ci mostra quanto gravi e sfaccettate siano le violazioni e quanto sia urgente rimediare ad esse.

Tornando all’articolo in questione vorrei far riflettere su tre aspetti del problema “schiavitù-servitù” su cui generalmente non si mette l’attenzione.

Il primo aspetto riguarda quelle che vanno a comporre un quadro di sostanziale schiavitù/servitù globale: quella che le comunità umane subiscono da parte di una ristretta cerchia di persone, famiglie e logge sovranazionali che condizionano politica, economia, tecnologia, ricerca, cultura, mercati, risorse, guerre e media.

Per fare un esempio: solo tramite il controllo dell’emissione del denaro e del denaro circolante, che stanno comunque cercando di diminuire con la moneta elettronica, tengono in una vera e propria schiavitù-servitù intere nazioni defraudate del loro diritto ad avere una moneta sovrana.

Dato il sostanziale controllo privato delle banche centrali, la maggior parte delle monete esistenti non appartiene veramente al popolo ed allo Stato di pertinenza, generano anzi un “debito” schiavizzante.

Questo asservimento è stato reso possibile dall’influenza dei soggetti privati sulla sfera politica, che aumenta ogni giorno in quasi tutto il pianeta.

La politica ha sempre più concesso l’emissione del denaro a vari istituti, posseduti o controllati dagli stessi soggetti privati.

E non dobbiamo dimenticare il controllo sulla finanza globale, finanza che da decenni ha superato grandemente il “pil” dell’economia produttiva di beni e servizi, la cosiddetta economia reale.

Si sono così schiavizzati lavoro e creatività umana, mettendoli al servizio di un mercato esposto ad imperscrutabili destini finanziari che niente hanno a che vedere con una sana gestione dell’economia, della cosa pubblica, delle nostre vite.

Le crisi finanziarie mondiali, la filosofia degli “stati spendaccioni”, “irresponsabili” e causa di conflitti perché “nazionalistici”, le “inefficienze” della “globalizzazione”, gli slogan tendenti a lodare la “competitività” fra nazioni, l’”efficienza del privato” rispetto al pubblico, sono tutti fenomeni e “virus argomentativi” che formano il “pensiero unico dominante”, creato per controllare sempre più territori e Stati, sempre meno sovrani: una vera e propria guerra, combattuta con altre armi.

Le “oligarchie” politiche degli “stati ex-sovrani” assistono e promuovono impuniti alla privazione dei loro stessi diritti, della produttività e benessere delle società civili che dovrebbero onestamente rappresentare, complici di una “narrazione” assai lontana dalla realtà e dalle vere responsabilità in gioco.

Tutti fenomeni non messi nella giusta prospettiva ma anzi raccontati in maniera assai diversa dai media mainstream, di proprietà e complici degli stessi soggetti che, in buona sostanza, detengono e controllano gli asset più importanti e determinanti del “mondo globalizzato”.

La drammatica diminuzione di diritti, servizi e conquiste sociali ci viene così “rivenduta” come inevitabile data la globalizzazione, su cui un singolo Stato non potrebbe fare niente.

Credo che, al contrario, basterebbe un solo Stato che decida di riprendersi le sovranità regalate per mostrare come ciò possa essere possibile e contagiare positivamente gli altri: avremmo una globalizzazione equilibrata ed in armonia con lo spirito dei Diritti Umani.

È quindi assolutamente vitale che dalle società civili nasca un’azione politico-culturale che denunci questi meccanismi e sveli le suddette falsità argomentative su cui poggia il sistema, mostrando la possibilità di diverse politiche sociali, culturali, economiche e monetarie.

Un mondo più giusto e pacificato non si ottiene dall’annullamento delle sovranità degli Stati Nazionali, ma da un recupero democratico delle stesse, per formare finalmente una comunità di Stati di diritto che possono convivere in pace ed in maniera creativa e proficua per tutti, perché liberi e non soggetti a schiavitù/servitù oscure ed inconfessabili.

Il secondo aspetto pertinente all’Art. 4 su cui vorrei mettere l’attenzione riguarda la sfera privata, per quelle che potremmo anche chiamare ”auto-schiavitù”, cioè condizioni in cui in vario modo un individuo finisce per perdere dignità e libertà, e comportarsi come un vero e proprio schiavo.

Tutte le teorie “progressiste” che avallano in qualche modo fenomeni deleteri come ad esempio la droga, la prostituzione (purché ipocritamente tassata), l’utero in affitto, il cambio di sesso, la classificazione degli esseri umani in “generi” da poter scegliere e su cui poter giocare, ed altre ancora, sono sostanzialmente figlie della modernità: una generalizzata e sostanziale perdita di valori, in cui si vogliono paradossalmente usare i Diritti Umani per avallare pratiche e costumi che rappresentano, con tutta evidenza, il declino della nostra civiltà verso una cultura edonista, di annullamento della creatività e dell’amor proprio, irrispettosa e noncurante della dignità dell’individuo e della sua comunità.

Non ci stiamo accorgendo che abbiamo “superato” il vecchio moralismo bigotto, senza però andare verso un miglioramento responsabile dei nostri stili di vita e rapporti umani.

L’etica individuale e sociale si sta sempre più annullando, per lasciare spazio a tentativi privati ed anestetizzanti di piacere”, in cui la “risoluzione” ai problemi dipenderà sempre meno dalle capacità e forze intellettuali della persona: giocheremo sempre più con la nostra natura, senza una vera crescita morale e spirituale.

La schiavitù moderna è così “allietata” dall’intrattenimento a scapito del ragionamento, mentre altri decidono della nostra vita.

Ci riterremo “fortunati” quando riusciremo ad essere al servizio di qualche azienda globale, costi quel che costi, finché riterrà utile il nostro sfruttamento.

Il terzo aspetto su cui vorrei mettere l’attenzione è la pervasività della tecnologia nelle nostre vite, sul nostro corpo e sulla nostra mente.

Sulla psichiatria e sugli psicofarmaci mi sono già espresso qui, qui e qui.

Stiamo andando sempre più velocemente verso un’inquietante dimensione in cui avremo un’interfaccia sempre più intimo e profondo, anche cerebrale e mentale, con applicazioni tecnologiche di vario tipo, anche farmacologiche, per un numero sempre maggiore di ambiti e funzioni.

Il tutto ovviamente con sempre meno regole etiche e gestito da aziende private, che avranno sempre più campo libero da parte della politica e, ancor prima, dalla cultura.

Il miraggio del tecnicismo materialista moderno ci sta inevitabilmente portando ad un sistema antietico di controllo sociale e individuale: una perfetta schiavitù “giustificata” da esigenze di “sicurezza”, di “performance” e di “sviluppo umano”.

La scienza, tramite una tecnologia incontrollata, passerà dall’essere uno dei punti vitali dello sviluppo umano, all’essere il mezzo dell’annullamento di ogni umanità e libertà residue.

Stiamo andando a consegnarci ad una schiavitù opprimente come nessun’altra, che addirittura desidereremo.

Non sarebbe forse ora di cambiare e rimettere i Diritti Umani al centro di tutto?

 

Massimo Franceschini, 24 novembre 2017

Questo il bellissimo video relativo all’Art. 4 dell’associazione no-profit: “Gioventù per i Diritti Umani

Questa la sezione sui Diritti Umani di ATTIVISMO.INFO in cui leggere tutti i miei articoli sull’argomento.

Questo il link del mio libro, che è un programma politico basato sui Diritti Umani

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