I DIRITTI UMANI E LO STATO DELLA CIVILTÀ Articolo 3. La vita in pericolo

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Proseguiamo la trattazione dei 30 articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che ricordo essere iniziata con questo pezzo in cui ne delineo le direttrici. Siamo quindi al terzo.

Articolo 3

Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

È un articolo assolutamente impegnativo, apparentemente semplice, qualcuno potrebbe dire quasi “banale”.

Il triangolo formato da “vita”, “libertà” e “sicurezza”, che potremmo chiamare “triangolo della vita” è, a ben vedere, il paradigma necessario alla reale espressione dell’essere umano, la logica conseguenza e completamento dei diritti espressi nei primi due articoli: ogni essere umano nasce con dignità, eguali libertà e diritti; libertà, dignità e diritti che gli spettano indipendentemente da altre considerazioni, differenze o “appartenenze” e che gli sono quindi necessari per vivere liberamente ed in sicurezza.

La realtà socio-politica nazionale e mondiale ci mostra in maniera spietata che, al contrario di quanto auspicato, vita, libertà e sicurezza di ogni singolo essere umano sono in serio pericolo.

Se non vogliamo rimanere nell’ambito di una trattazione retorica, dobbiamo indicare esattamente le vere fonti di pericolo per il triangolo della vita.

Dire cinicamente che il pericolo è nell’uomo risulterebbe pericolosamente superficiale e foriero di ulteriori minacce.

I peggiori regimi sono appunto quelli basati sull’odio, di classe o di altro tipo, sulla presunta “necessità” di dover governare con la forza.

I Diritti Umani lasciano certamente la questione sulla fondamentale natura umana alla speculazione ma, con l’Art. 1, ci dicono che gli esseri umani “devono” agire con spirito di fratellanza gli uni verso gli altri, perché dotati di ragione e coscienza.

È la ragione quindi, insieme allo spirito creativo, che dovrebbero imporre all’essere umano di cooperare con il suo prossimo, giacché gli dicono che la sua vita si deve esprimere creativamente e liberamente, ma non tanto da offendere l’altro e la sicurezza di tutti.

Occorre quindi che una nuova politica “umanista” individui definitivamente i fattori di maggior pericolo per la vita, la libertà, e la sicurezza di tutti, ed inizi ad attuare misure adeguate per contrastarli.

Il pericolo più grande ed immediato è certamente quello militare e della minaccia nucleare.

Dovremmo semplicemente smettere di sostenere forze politiche che: a. non mettano al primo posto una revisione completa dell’apparato militare in ottica unicamente difensiva, anche con l’istituzione di “Corpi civili di pace”; b. non prevedano un recesso immediato da eventuali partecipazioni od appoggi ad operazioni militari: anche se giustificate con ipocrite formule di “polizia internazionale” e paradossali pretese di “difesa dei Diritti Umani esportando democrazia”, sono conflitti in cui il vero obiettivo è, come per tutte le guerre, quello di controllare popolazioni, territori e risorse; c. non si impegnino attivamente per una politica unilaterale di disarmo nucleare e di smantellamento delle eventuali basi straniere sul suolo patrio che le contengano, con conseguente revisione dei trattati che le autorizzano.

La guerra e l’uso della minaccia militare devono quindi essere bandite dalle opzioni politiche, come ovviamente la tortura, la pena di morte ed ogni regime relativo alla giustizia, in cui la separazione dei rei dalla collettività non sia dignitosa e non contenga misure atte a far sì che il detenuto abbia una possibilità di riguadagnare il rispetto di sé.

Il secondo pericolo è assai più “multiforme”, ingloba certamente anche il primo e consiste, in sostanza, in un disegno “mondialista” di controllo privato dell’economia, del denaro, della tecnologia, dell’informazione, delle infrastrutture di comunicazione, soprattutto virtuali, della ricerca scientifica e farmaceutica.

Questo controllo è operato da organismi privati transnazionali sempre più svincolati dalla politica e dalla volontà popolare dei paesi che “invadono”, che anzi condizionano pesantemente con crisi più o meno pilotate e con il solerte aiuto dei principali media.

La “filosofia” che sta alla base di questo fenomeno è una perversione dei migliori ideali ed auspici delle Nazioni Unite e dei Diritti Umani, che sta sempre più efficacemente dirottando verso interessi lobbistici privati il fenomeno della cosiddetta “globalizzazione”.

La globalizzazione è certamente un fenomeno ineludibile ma, dato il controllo privato sulla finanza, sulle risorse, sulla tecnologia e sulle comunicazioni, non sta dando i frutti sperati di integrazione pacifica fra comunità e maggior benessere per tutti.

Il controllo privato sta determinando una sottrazione sempre più grande di diritti e conquiste sociali, ed una sostanziale crisi dello Stato di diritto: le Nazioni sono sempre più povere, sempre meno sovrane, stanno perdendo identità e si vedono sfilare da sotto i piedi i luoghi di determinazione delle politiche sociali, economiche, monetarie e di altre ancora.

Uno dei punti di rilievo riguardanti questo secondo pericolo è il controllo del denaro, che parte proprio dal suo concetto: viene descritto come fosse una “risorsa” deperibile e limitata, al pari del carbone, mentre è, al contrario, creato dal nulla dalle banche, sempre più privatizzate da una complice e criminale politica, che lo stampano o ne accreditano ai loro clienti quantità virtuali che non posseggono.

La mistificazione del concetto di denaro e del suo uso/ruolo è alla base del controllo privato sulle economie, sulla politica e sugli stati, sempre meno sovrani: il denaro non è più “sovrastruttura” atta a permettere gli scambi umani, di proprietà dello Stato sovrano e del suo popolo, ma sempre più mezzo e metodo di dominio privato sulle economie, sulla sovranità degli Stati, sulla vita di imprese e persone.

Altri settori che meritano particolare attenzione, in relazione al secondo pericolo, sono quelli relativi alla tecnologia digitale, soprattutto per quanto riguarda comunicazione, media e tecniche di “controllo”, ed all’implementazione sempre maggiore della robotica e di “intelligenze artificiali”.

Una politica controllata dalla società civile dovrebbe prendere in mano i settori suddetti per impedire che le dinamiche sociali, fino ad arrivare alla stessa libertà e sopravvivenza del genere umano, siano messe in pericolo dagli inquietanti scenari che si possono facilmente desumere dallo sviluppo senza regole di questi ambiti.

Per ultimo, ma non ultimo per importanza, il terzo pericolo, già in parte accennato anche nell’articolo relativo al “Preambolo” della Dichiarazione Universale, ed un po’ più estesamente in quello relativo all’Art. 2: la cultura materialista, “tecnicista”, “scientista” e “laicista” della modernità lascia campo libero, senza alcun freno etico e deontologico, ad esperimenti ed interventi sulla vita, sull’identità e sull’integrità psico-biologica dell’essere umano, in ogni suo stadio.

Si è così passati dal valutare l’aborto come legittimo, a permettere pratiche disumane come il cosiddetto “utero in affitto”, fino al potenziale avallo, anche per scopi non terapeutici, di ogni tipo di manomissione sul corpo, sul genoma e su ogni aspetto della vita che la tecnica renderà possibile.

Per non parlare dei crescenti milioni di persone che vedono i loro problemi, che nulla hanno di veramente “patologico”, incasellati in libri para-scientifici come il famigerato “DSM” (sempre più criticato da professionisti non al soldo della lobby psichiatrico-farmaceutica) e “trattati” con psicofarmaci, che il futuro vedrà sempre più invasivi, definiti da più medici ed esponenti dei Diritti Umani come una vera e propria camicia di forza chimica.

Anche le pratiche relative ai Trattamenti Sanitari Obbligatori dovrebbero essere completamente riviste nell’ottica qui esposta.

I Diritti Umani non entrano così direttamente nello specifico, ma una loro salvaguardia ed attuazione non può esulare dalla considerazione di questi problemi.

Occorre quindi che la cultura umanista e la politica si prendano carico di queste responsabilità, togliendole alle lobby private della ricerca, del controllo e del commercio.

Occorre una vera presa in carico da parte della comunità delle responsabilità verso la vita che, per vari motivi ora non oggetto di questa trattazione, una madre potrebbe rifiutare.

Occorre che la più pura deontologia medica sia rinnovata alla luce dei fatti e dei nuovi pericoli derivanti dalla tecnica.

Occorre che la società civile, la cultura e la giurisprudenza, tramite un rinnovato senso dello Stato di diritto, riprendano il controllo sulla ricerca e sulla tecnica per far sì che la scienza torni ad essere il frutto creativo dell’intelligenza umana, di cui non dovremo pentirci, evitando che distrugga l’ambiente, l’intelligenza stessa e l’etica dell’uomo.

I pericoli al “triangolo della vita” sono enormi e sempre più inquietanti.

Affrontiamoli con la dignità che appartiene all’uomo, forte di una vera etica dei Diritti Umani.

Facciamo sì che il genere umano meriti un futuro degno di essere vissuto.

 

Massimo Franceschini, 17 novembre 2017

Questo il bellissimo video relativo all’Art. 3 dell’associazione no-profit: “Gioventù per i Diritti Umani

Questa la sezione sui Diritti Umani di ATTIVISMO.INFO in cui leggere tutti i miei articoli sull’argomento.

Questo il link del mio libro che è un programma politico basato sui Diritti Umani

 

 

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