POLITICA ALTERNATIVA AL SISTEMA: IMPRESA DISPERATA?

il mio libro, un programma politico ispirato ai Diritti Umani

 

Fra Europa e interessi vari stiamo perdendo la politica

 

Durante la scrittura di questo articolo mi è capitato di vedere questo video, che sfrutto come paradigma dell’argomento qui in oggetto.

È un’intervista di Claudio Messora a Mauro Scardovelli su Byoblu, due degnissime persone che stanno facendo tanto a livello culturale e di informazione, un tanto che però rischia seriamente di non bastare: infatti, il panorama della politica alternativa al sistema è desolante.

Vediamo intanto cosa intendo per “sistema”, al fine di chiarire immediatamente cosa sarebbe alternativo ad esso.

In buona sostanza il “sistema” si dipana in 3 ambiti, 3 livelli.

1. Innanzitutto abbiamo l’insieme dei veri interessi che governano le nostre vite, il nostro Paese e, in buona sostanza l’intero Occidente: interessi politici, militari e finanziari di poche logge e famiglie, che tramite un complesso intreccio di parentele, relazioni e influenze, detengono, controllano o condizionano la politica occidentale e la maggior parte delle corporazioni globali, finanziarie, tecnologiche, mediatiche e molte altre ancora.

2. Il secondo ambito è quello della politica vera e propria, dei vari livelli istituzionali del territorio e relativi ai tre poteri dello Stato, ai livelli amministrativi ed alle istituzioni che governano e formano i diversi ambiti in cui si svolge la vita pubblica e culturale del Paese, come ad esempio le Università, istituti e fondazioni varie e l’informazione pubblica. Questo ambito è assai soggetto ai voleri del primo: viviamo in finte democrazie che si vedono condizionate dal primo livello sin dalla formazione delle classi politico-burocratiche, per arrivare ad elezioni quasi mai proporzionali, con campagne elettorali non democratiche ma organizzate in modo da privilegiare le forze politiche maggioritarie, a discapito delle eventuali nuove a cui non è concesso lo stesso spazio argomentativo.

3. Il terzo ambito è ideale e culturale, in cui si forma il cosiddetto “pensiero unico dominante”, che sarebbe la risultanza dell’influenza operata dalle sfere precedenti sull’intero mondo delle idee e della cultura. Il pensiero unico è poi veicolato in maniera capillare in ogni sede istituzionale e, soprattutto, dai media. Il pensiero unico è fatto della retorica necessaria al sistema per continuare ad esistere, un insieme di nozioni, parole d’ordine e idee “comuni” che diventano cultura condivisa e “politicamente corretta”.

Come possiamo capire, ben poca, per non dire alcuna legittimità, razionalità, giustizia, dignità e libertà provengono dal primo livello, un ambito sostanzialmente rapace, criminale, carico di faide e/o collusioni interne, pieno di segreti e falsità.

Il secondo ambito è molto condizionato dal primo, anche se vi sono possibili eccezioni, dignitose sacche di resistenza, di giustizia, di onorevole lotta e opposizione al sistema, a vari livelli.

Oltre a subire l’influenza dei primi due livelli, l’ambito ideale e culturale è in ogni caso quello più vicino alle persone in carne ed ossa ed alla società civile nel suo insieme, che lo pensano, lo arricchiscono, lo ri-trasmettono.

Pur molto condizionata dai primi due livelli del sistema e dal pensiero unico dominante, il mondo della cultura contiene ancora moltissimi aspetti positivi, creativi e vitali per la persona e l’umanità intera, aspetti che però non riescono ad essere veramente efficaci, non possono emergere perché mescolati ed “appesantiti” dalle falsità e dalle nuove tendenze del pensiero unico che a volte, e ad uno sguardo superficiale, possono apparire plausibili e condivisibili, mentre in effetti raffigurano l’inquietante futuro di controllo vero il quale siamo destinati.

Basta che guardiamo a dove ci stanno portando tutte le teorie e prassi che stanno gradualmente trasformando l’essere umano in qualcosa di diverso: un’identità modificata a vari livelli fisici, biochimici, sessuali, sociologici, mentali, cognitivi, relazionali, comportamentali, che prevedono anche un’interfaccia sempre più profonda con la cosiddetta intelligenza artificiale.

Una società che vedrà l’accesso all’apparente democrazia ed alla sicurezza sociale ad una percentuale di popolazione sempre più ristretta, come sta già accadendo in Cina e di cui parlo qui.

A questo panorama dobbiamo aggiungere, più in generale:

1, la globalizzazione del commercio, una delle principali cause dell’inquinamento ambientale e, insieme alla finanza, della distruzione delle economie nazionali;

2, l’influenza delle corporazioni su ogni aspetto della vita;

3, il dominio americano sull’Occidente caratterizzato da occupazione militare dei paesi “amici”, Italia in primis;

4, un consorzio militare come la NATO che avrebbe dovuto essere difensivo ma che in effetti si espande il più possibile mettendo in pericolo la pace mondiale;

5, un perenne stato di guerra, di ingerenze, di caos e di sostegno a varie fazioni che con la democrazia e i valori civili hanno ben poco a che vedere;

6, un’entità non democratica, gestita dalle banche e costruita a tavolino come la UE, che serve a sostenere il progetto egemonico degli USA e il nuovo confronto con Russia e Cina sullo scacchiere mondiale.

Tutto ciò costellato negli anni da milioni di morti fra popolazioni civili causati da bombe e, soprattutto, dal controllo privato delle economie, della finanza e della spesa degli stati nazionali.

Un controllo privato favorito da una cortina fumogena di manovre destabilizzanti le democrazie stesse, compiute con crimini contro le società civili e la politica come ad esempio la fase di stragi e degli “anni di piombo” in Italia: una stagione fomentata dai servizi segreti e dagli interessi anglo-americani, tesa a spezzare una politica caratterizzata da una crescita economia e industriale evidentemente scomoda e dall’affermazione sempre più ampia di diritti sociali.

Una politica sovrana che vedeva alcune figure scomode, Moro in primis.

Questa è la situazione, questo il “sistema”: le librerie ed il WEB sono pieni di testimonianze, inchieste, pubblicazioni e conferenze a conferma di quanto sin qui detto e di molto altro ancora.

La storia si rivela essere molto più complessa di com’è raccontata a scuola o nei consessi istituzionali, che non amano rivelare fino in fondo gli interessi del livello 1 di cui sopra e la verità politico-economica di un Occidente sempre più lontano da quella democrazia e da quei diritti che ne dovrebbero essere l’anima.

Queste informazioni formano certamente la contro narrazione necessaria a ricomporre la realtà storica della nostra epoca ed a creare le basi su cui costruire un futuro diverso, e il video messo all’inizio ne è uno splendido esempio.

Ma questo non basta, non basta che la storia sia raccontata in tutti i suoi risvolti, non basta capire che il vero potere è in grado di usare ed inquinare ogni cultura, è in grado di togliere ossigeno all’economia produttiva conquistando il mondo con la finanza.

Non basta capire che la finanza e il controllo privato sulle monete delle nazioni ormai ex-sovrane sono le armi di quella che è, di fatto, una guerra e un’occupazione che sortiscono gli stessi effetti della guerra vera e propria: conquista e controllo di sempre più territori.

Tutto ciò non basta, in primis perché l’informazione necessaria non arriva al grande pubblico, non riesce a sostituire il pensiero unico dominante, certamente per il controllo operato dal sistema sull’informazione e sulle istituzioni culturali, ma anche per la desolazione della proposta politica “alternativa”.

Lo squallore della politica potenzialmente alternativa è variegato, ha molti aspetti e responsabili e ovviamente risente dell’opera dominante dei primi due livelli, soprattutto del primo: opera caratterizzata in primis dal tentativo di celare il vero dominio, anche sfruttando e fomentando le ideologie classiste novecentesche (di cui molta politica potenzialmente alternativa è imbevuta).

Un colossale divide et impera che vede sinora le società civili e il “popolo”, tanto osannato da un certo populismo, perdente su tutta la linea.

Lo vediamo tutti i giorni dall’agenda informativa politica costruita dai media piena di “notizie”, “diatribe” e “problemi” che dividono la società civile e che hanno nelle ideologie il combustibile che le fa andare in automatico, mentre il sistema continua imperterrito a governare.

Oltre a far girare l’attività politica “contro” il nemico ideologico e all’interno del racconto mediatico politica-spettacolo, mentre la realtà non viene intaccata di un millimetro, le ideologie impediscono anche di vedere quale sarebbe le necessità per la creazione di una nuova politica che provi a cambiare il sistema e far rivivere la democrazia.

Ebbene, la prima necessità di una politica adeguata alla realtà e alle artificiose divisioni sociali sarebbe quella di individuare i valori potenzialmente in grado di aggregare la maggior percentuale possibile dell’elettorato.

È ora di capire, una volta per tutte, che un orizzonte politico di piccole formazioni di “duri e puri”, ma incomprensibili ai più, non scalfirà il sistema di un millimetro e servirà, normalmente, alle mire poltronistiche di qualche esponente più abile, telegenico e scaltro, che potrà così sfruttare la buona volontà e la fiducia di sinceri militanti per trampolino personale e/o per viaggiare, appena se ne presenterà l’occasione, verso lidi più consoni ai suoi veri intenti.

È già accaduto troppe volte: le scissioni, la nascita e la morte di decine e decine di formazioni di vari “colori” lo testimonia amaramente.

A proposito della comprensibilità necessaria al grande pubblico riporto un esempio emblematico di comunicazione politica “alternativa” presa dal web: “Il colore del mio “sovranismo” popolare, socialista e costituzionale. Per la patria e l’Internazionalismo di classe. Contro l’euroglobalismo cosmopolita borghese e neocapitalista”.

Non è uno slogan di qualche formazione ma sintetizza egregiamente ciò che spesso si legge o si sente in certi ambienti culturali: aldilà del contenuto ideologico, come si può coinvolgere un gran numero di persone con questo tipo di comunicazione?

Credo che, come vado da sempre affermando, una politica alternativa che possa diventare, se non di massa, almeno in grado di coinvolgere un numero potenzialmente ampio di persone, debba avere come riferimento ideale i valori più inclusivi e politicamente “ecumenici” possibile: quei 30 Diritti Universali che l’Art. 2 costituzionale afferma di voler garantire.

Se ne diamo una lettura alternativa e più reale di quella ipocrita del sistema, che ad ogni modo afferma di voler proteggere, vedremo che nei 30 articoli troviamo la legge e l’ordine che sarebbero nelle corde della destra moderata, la giustizia e i diritti sociali tanto amati dalla sinistra, una visione ecologica e pacifica che ha alla base la dignità, la libertà e lo sviluppo più ampio della persona, delle culture e delle comunità.

Vi troviamo anche gli antidoti praticabili per non finire nel più che probabile futuro di controllo tecnocratico, come cerco di spiegare in questa serie di articoli sui Diritti Umani.

La seconda necessità per una politica alternativa sarebbe quella di comprendere la natura e il funzionamento del sistema e diffondere tale consapevolezza ad una società civile pesantemente indottrinata dal pensiero unico dominante.

Una funzione necessaria, di cui il video introduttivo ne è splendido esempio, che però rischia di parlare ai già edotti e pronti impedendo indirettamente, e certamente senza volerlo, di poter giungere alle orecchie meno “allenate” del grande elettorato: la cosiddetta “maggioranza silenziosa”, ma votante, che potrebbe invece comprendere un messaggio culturale e politico più generalista, certamente non generico.

Un programma organizzativo ed attuativo reale, sostenuto da esempi e da seri programmi politici, economici e culturali, che ruotino sulla realizzazione personale e sociale di quei 30 Diritti Umani che ci appartengono e che oggi sono negati.

La terza necessità per una politica alternativa dovrebbe nascere dalla comprensione che le prime due non possono bastare da sole, non possono sostituire la costruzione di una forza politica, di un partito vero e proprio.

Questa necessità, che definirei “etica”, è quella che più latita in ambito “alternativo”, che spesso si ferma a delle corrette analisi, all’ampliamento di prospettive psicologiche, filosofiche e culturali, senza però riuscire a creare quanto necessario.

La terza necessità è impedita certamente anche dalle problematiche evidenziate per le prime due ma, in particolar modo, dal fatto che spesso appare più comodo e veloce cercare di usare il panorama politico, i percorsi e le formazioni già esistenti, o qualsiasi cosa conduca nel più breve tempo possibile alla visibilità mediatica, anche se spesso effimera e condizionata.

E questo vale anche per l’elettorato che, ad esempio, accetta di partecipare ad una tornata elettorale come quella europea, anche se costituzionalmente e democraticamente illegittima.

Si vota chi si tifa senza pensare o il “meno peggio”, mentre il sistema continua nella sua opera di conquista di coscienze e territori.

Credo che la costruzione di un partito completamente diverso dagli attuali sia un dovere inderogabile: diverso nei valori, nelle prassi, nella trasparenza della sua classe politica, nella ricerca della vera sovranità popolare dello Stato di diritto ora quasi del tutto demolita dagli interessi privati delle corporazioni.

Finché non costruiremo questo regaleremo al vuoto cosmico tutti gli sforzi, le speranze, la cultura, l’informazione e la storia degli uomini che si impegnano, che ci hanno creduto e che hanno messo in gioco la loro vita, come lo statista prima nominato.

In questo articolo una breve analisi ed un esempio di programma politico eticamente necessario al nostro Paese e ad affrontare le sfide di un imminente futuro da scongiurare.

 

Massimo Franceschini, 10 maggio 2019

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