Marxismo Culturale: mito o realta’?

Definire il termine Marxismo Culturale e’ complesso e piuttosto “artificioso”.

Per avvicinarsi al significato si puo’ iniziare riferendosi al comune denominatore della cosidetta Scuola Sociologica di Francoforte, nella quale il Marxismo Culturale ha trovato le sue radici: ovvero la critica (la Teoria Critica) della società presente, per smascherare le contraddizioni del contemporaneo vivere collettivo. L’ideale di società e di uomo a cui fa riferimento questa Teoria Critica è quella rivoluzionaria, sebbene in chiave utopistica, del Marxismo.

Quindi critica della Societa’ avendo come obiettivo rivoluzionario quello di trasformarla.

La Teoria Critica, infatti, abbraccia un insieme di teorie interdisciplinari nel campo umanistico e sociale che puntano alla Trasformazione della Societa’.

Trasformazione a beneficio di chi?

Il Marxismo classico definiva (grosso modo) la cultura come espressione sovrastante della struttura economica sottostante. I valori morali, civili e religiosi sono espressione del potere economico e politico della classe dominante che anche attraverso la “cultura” di una societa’ controlla e definisce il proprio potere. Quindi Marx insisteva sull’irrilevanza dei fattori culturali per concentrare l’attenzione sui fattori economici che generano quei fattori culturali. La sua proposta di trasformazione sociale partiva da una proposta di trasformazione economica.

Il comunismo era una modello economico e politico a beneficio della classe proletaria, del popolo e della collettivita’.

E quindi della Maggioranza.

Il Marxismo Culturale e la Scuola di Francoforte rappresentano un evoluzione del pensiero del Marxismo Classico. Non sono interessati molto ai fattori sottostanti ma sono interessati ai fattori sovrastanti. Cioe’ alla cultura in senso generale: con tutti quei fattori interdisciplinari, che determinano il vivere collettivo in termini di strutturazione di valori morali, civili e religiosi condivisi in una societa’.

Per definirli. E cambiarli.

Come accennato precedentemente, termine Marxismo Culturale comincio’ ad essere utilizzato per descrivere i pensatori dell’Istituto di Ricerca Sociale all’Universita’ di Goethe di Francoforte in Germania tra le due guerre mondiali. Questi pensatori erano critici sia del Capitalismo che del Comunismo Sovietico e si dedicarono allo studio delle carenze e al miglioramento  del Marxismo Classico, attraverso appunto la loro Teoria Critica, con l’obiettivo finale del cambiamento e della rivoluzione sociale.

Queste Teorie Sociali della Scuola di Francoforte emigrarono in Nord America prima della Seconda Guerra Mondiale e divennero piano piano dominanti nei segmenti della Sinistra e del Pensiero di Sinistra negli Stati Uniti e in Europa Occidentale. Oggi sono dominanti nel mondo accademico delle scienze umanistiche e con esse nei Media, nei Giornali e nella Cultura mainstream. Il Politicamente Corretto, il Neo-progressivismo, il Femminismo, le Teorie Gender sono tutti fenomeni ispirati, almeno inizialmente, dalla Teoria Critica e quindi rientrano nell’ombrello del Marxismo Culturale.

Come identificare la linea di azione delle Trasformazione Sociale della Teoria Critica?

Uno dei piu’ importante esponenti delle Teoria Critica, Herbert Marcuse, scrive nella sua opera Tolleranza Repressiva del 1965: ”le piccole minoraze senza potere che lottano contro la falsa consapevolezza e i suoi beneficiari devono essere aiutate. La loro esistenza e’ piu’ importante della conservazione di diritti e liberta’ abusati che garantiscono diritti costituzionali a coloro che opprimono queste minoranze”.

In altre parole una minoranza etnica del 2% in una Democrazia, potenzialmene oppressa in quanto appunto minoranza, e’ piu’ importante dei Diritti Costituzionali che garantiscono il potere decisionale al quel 98% che, in quanto maggioranza, e’ potenzialmente un oppressore….

Perche’ questo orientamento contro la Maggioranza? 

Il Marxismo Classico vedeva la lotta di classe tra la borghesia (minoranza) e il proletariato (maggioranza).  

Per il Marxismo Culturale, invece, il conflitto e’ tra gli oppressori e gli oppressi, tra chi ha il privilegio di essere la maggioranza in un qualsiasi contesto sociale e chi non ha questo privilegio.

La classe lavoratrice e’ stata sostituita con tutte quelle possibili minoranze create dalle normali dialettiche e dinamiche sociali e biologiche.

Per esempio in una societa’ umana gli eterosessuali sono ovviamente la maggioranza quindi sono (teoricamente) degli oppressori: tutte le altre forme di sessualita’ sono invece, in quanto minoranze, (teoricamente) oppresse. Il meccanismo di trasformazione sociale indica: se gli eterossessuali sono maggioranza e quindi sono oppressori, le altre forme di sessualita’ (minoranze oppresse) vanno valorizzate ed espressamente tutelate. La diversificazione sessuale deve essere incoraggiata e non solo tutelata.

Se in una Nazione i bianchi sono la maggioranza, ogni non bianco e’ una minoranza oppressa. Di conseguenza la diversificazione razziale deve essere incoraggiata attivamente.

Se in una Nazione gli Islamici sono la maggioranza, ogni non Islamico e’ una minoranza oppressa. Di conseguenza la diversificazione religiosa deve essere incoraggiata attivamente.

Trasformazione sociale significa che il genere sessuale, l’orientamento sessuale, il concetto di Famiglia, di Razza, di Cultura e di Religione, tutto viene messo in discussione e alterato. Ogni aspetto che definisce la personalita’ dell’individuo deve essere messo in discussione. Ogni norma o standard nella societa’ deve essere sfidato o idealmente alterato al fine di beneficiare un gruppo che si presume oppresso da quella norma o standard.

Il ruolo centrale di questa filosofia sociale e’ ogni tipo di minoranza, che per definizione viene oppressa, deve essere tutelata attraverso l’alterazione del meccanismo sociale che ha reso identificabile la presenza di quella minoranza.

Quel meccanismo sociale deve essere alterato come elemento di conflitto. Per questa ragione la Teoria Critica viene anche riconosciuta come Teoria del Conflitto: perche’ vede la Societa’ come Luogo di Conflitti. 

E come detto di trasformazione, per eliminare quei conflitti.

 

Chi beneficia di tutto questo?

Sicuramente il Marxismo Culturale e’ centrale in molte battaglie sui diritti civili, cioe’ su tutte quelle minoranze che devono appunto essere tutelate.

In questo sicuramente ha avuto storicamente un ruolo senza altro positivo.

Ma il meccanismo su cui si basa ha potenzialmente altre implicazioni.

Quello che puo’ sembrare infatti difficile da comprendere e’ la necessita’ di sfidare ed alterare ogni meccanismo attraverso il quale la dinamica sociale crea una maggioranza e una minoranza.

E come mai viene stabilito che ogni minoranza deve essere sistematicamente definita come minoranza oppressa?

In realta’ non e’ cosi’ strano… Anzi e’ forse funzionale…

Il senso di questa Teoria e’ sfidare qualsiasi convenzione morale che gli esseri umani tendono spontaneamente e naturalmente a creare.

L’errore di Marx fu forse quello di considerare le convenzioni morali o sociali o religiose come imposte dall’alto (sovrastrutture) e non invece, almeno in parte, intrinsiche e naturali in ogni comunita’ sociale che si aggrega. La Rivoluzione Proletaria in Economia non ha generato automaticamente il Proletariato come struttura sociale o culturale. 

Ogni convenzione morale in una societa’ raccoglie intorno la maggioranza delle persone di quella societa’, altrimenti non sarebbe una convenzione.  Ma poche convenzioni raggiungono il 100% dei consensi. Tutte le convenzioni sociali maggioritarie hanno per forza di cose delle minoranze, formate da persone che non si adeguano a quelle convenzioni. Qualsiasi esse siano.

Invece il Pensiero Unico e Totalitario non ammette nessuna opposizione.

Non esistono minoranze.

E il Pensiero Unico e’ un carattere del Pensiero Marxista e quindi anche del Marxismo Culturale.

La Teoria Critica nella sua Trasformazione della Societa’ non ammette opposizione.

Basta notare la mancanza di ogni possibile dibattito all’interno di qualsiasi questione sollevata dal politicamente corretto.

La Teoria Critica agisce per mettere in discussione qualsiasi Maggioranza che non sia quella ASSOLUTA del Pensiero Unico che la sostiene.

Se una societa’ e’ svuotata di ogni valore morale che possa aggregare gli individui tra di loro, ma e’ definita solo attraverso un  set di valori totalizzanti e universalmente accettati o imposti, abbiamo un modello sociale dove non ci sono oppressori e oppressi.

Perche’ di fatto tutti sono oppressi da quel set di valori imposti: senza per questo rappresentare delle minoranze oppresse.

E’ piuttosto la maggioranza che e’ oppressa.

Il politicamente corretto nelle sue variazioni piu’ o meno esagerate, nasconde nelle sua stessa defizione cosa vuole: cio’ che nella relazioni tra gli individui e’ corretto e non correttoE il politicamente corretto e’ sistematicamente contro ogni convenzione che viene accettata dalla maggioranza delle persone in modo spontaneo, autonomo e naturale…

Il meccanismo sembra artificiale e complesso, ma in pratica puo’ essere molto efficace per instaurare una sorta psicodittatura:

Infatti:

  1. Indebolisce il concetto di maggioranza sociale e quindi anche di maggioranza democratica.
  2. Crea, favorisce ed esalta continue e infinite minoranze e categorie oppresse in conflitto tra di loro, di fatto favorendo continue e infinite tensioni sociali. E di conseguenza il bisogno di Ordine…
  3. Impedisce il formarsi di idee che si identificano in qualsiasi collettivo maggioritario indipendente di individui, rendendoli una possibile forza autonoma di pensiero.

Una Trasformazione Sociale a senso unico e potenzialmente totalitaria formata da infinite minoranze in conflitto, perche’ l’unica maggioranza possibile e tollerata e’ appunto quella ASSOLUTA del Pensiero Unico.  

http://www.marcuse.org/herbert/pubs/60spubs/65repressivetolerance.htm

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