I “fanatici del bene”, che vietano le opinioni.

di Adalgisa Marrocco

Intervista a Pierluigi Battista

Il giornalista, autore di “Libri al rogo. La cultura e la guerra all’intolleranza”, commenta all’HuffPost la lettera aperta di 150 intellettuali contro il dilagare della “cancel culture” e il soffocamento del dibattito aperto pubblicata su Harper’s Magazine


“Amos Oz diceva che ‘il fanatico è uno che sa contare fino a uno’, io invece ho l’impressione che il fanatico sappia contare fino a due, ma manicheisticamente: stabilisce che l’uno è il principio del Bene, e l’altro è il Male da abbattere senza lasciare spazio a obiezioni”. Così Pierluigi Battista, giornalista di lungo corso, editorialista del Corriere della Sera, di cui è stato vicedirettore dal 2004 al 2009, commenta all’HuffPost il dilagare della “cancel culture”, quel soffocamento del dibattito aperto e della libertà di parola che ha portato oltre 150 intellettuali di fama internazionale a reagire, facendosi promotori di una lettera aperta pubblicata su Harper’s Magazine, poi ripresa dal New York Times e da molte testate internazionali.


Pierluigi Battista

Tra i firmatari, nomi del calibro di Margaret Atwood, Ian Baruma, Noam Chomsky, Salman Rushdie e J.K. Rowling: compatti nel denunciare il clima nato dopo le proteste per la morte dell’afroamericano George W. Floyd, che ha scatenato un’onda emotiva di cancellazione del passato scomodo. Il gruppo di intellettuali ha celebrato “le richieste più ampie di maggiore uguaglianza e inclusione nella società” scaturite dalle recenti proteste per la giustizia razziale, sottolineando però che insieme a queste si è “intensificata una nuova serie di atteggiamenti morali e impegni politici che tendono a indebolire le nostre norme di dibattito aperto e tolleranza delle differenze a favore del conformismo ideologico”.

“La necessaria e indispensabile battaglia contro il razzismo e il suprematismo non può nascondere i pericoli di un nuovo fanatismo che ormai fa sentire sempre più forti i suoi effetti, di una nuova ideologia manichea ed estremista che distrugge ogni opinione differente: è questo il senso della presa di posizione dei 150 intellettuali”, commenta il giornalista. Ma l’intolleranza non si limita a mettere il bavaglio ai contemporanei, Battista sottolinea che “l’obiettivo è fare tabula rasa del passato, di tutti gli autori di ieri non considerati ‘corretti’ agli occhi dell’ ‘inquisizione’ di oggi, che vede nelle opinioni differenti il Male e in taluni simboli artistici e culturali, anche passati, una minaccia”.

Pierluigi Battista – che alla censura sottile eppure implacabile, ispirata ai più nobili motivi ma che rischia di sconfinare nel fanatismo più intollerante, ha dedicato il suo recente libro Libri al rogo. La cultura e la guerra all’intolleranza (La nave di Teseo, 2019) – sottolinea che già da qualche anno la dittatura del politically correct ha esteso il suo dominio. “Basti pensare a quando si è pensato di togliere dai piani di studio delle università americane opere ritenute ‘non politicamente corrette’ di Shakespeare, Euripide, o Sofocle o, citando autori più recenti, il ‘Grande Gatsby’ di Francis Scott Fitzgerald o alcuni scritti di Hemingway. Stesso discorso vale per il divieto che fu imposto a Londra di esporre i nudi di Egon Schiele, condannati un secolo fa per ‘oscenità’ e che oggi potrebbero rappresentare per qualcuno una diminuzione sessista dell’immagine femminile. O ancora, si ripensi a quando anche in Italia abbiamo visto modificato il finale della Carmen di Bizet al Maggio Fiorentino perché altrimenti si sarebbe rischiato di dare alimento culturale al femminicidio”.

“Tutto ciò è stato a lungo considerato una ‘bizzarria’ del politicamente corretto, senza comprendere che dietro questi gesti poteva celarsi qualcosa di più. Una tendenza pervasiva ed intollerante che oggi sfocia nell’abbattimento o nella vandalizzazione delle statue dello scopritore dell’America Cristoforo Colombo, di Abraham Lincoln, il presidente che ha abolito schiavitù, o di Winston Churchill che proprio contro Hitler, massima espressione razzismo, combatté. L’obiettivo è fare tabula rasa di tutto quello che ci ha preceduto, identificandolo come qualcosa di peccaminoso e corrotto, da purificare, da punire”, prosegue Pierluigi Battista. E aggiunge: “Ora, finalmente, gli intellettuali prendono posizione e cercano di arginare la deriva intollerante con un gesto coraggioso, ben consapevoli di poter incorrere in attacchi”.

“Il libero scambio di informazioni e idee, linfa vitale di una società liberale, sta diventando sempre più limitato”, si legge nella lettera aperta gli oltre 150 intellettuali. “Mentre ci aspettiamo questo dalla destra radicale, la censura che si sta diffondendo ampiamente anche nella nostra cultura”, aggiungono, denunciando le “richieste di punizioni rapide e severe in risposta a trasgressioni percepite come tali del linguaggio e del pensiero”. Tanti gli esempi che riguardano scrittori, editori e giornalisti: “Qualunque siano le argomentazioni su ogni particolare caso – scrivono i firmatari – il risultato è stato quello di restringere costantemente i confini di ciò che si può dire senza la minaccia di rappresaglia”.

“Quelle ‘richieste di punizioni rapide e severe in risposta a trasgressioni’ citate dalla lettera dimostrano quanto la libertà d’opinione sia messa a dura prova. Basti pensare a quella che fu la cacciata di uno dei firmatari, Ian Buruma, dalla direzione della rivista New York Review of Books per aver dato spazio ad opinioni dissonanti. O alla gogna cui è stata sottoposta JK Rowling, autrice della saga di Harry Potter, tacciata di essere persecutrice delle persone transgender dopo aver difeso pubblicamente il principio di identità biologica della donna”, prosegue Battista. E aggiunge: ”È come se la dialettica tra idee e il dibattito, anche aspro ma sempre libero, non fosse più considerato un valore. Così, in virtù di una visione manicheista del mondo, il dialogo viene sostituito dalla lotta tra un Bene e un Male da cancellare. Ci troviamo a respirare un clima che rischia anche di ingenerare auto-censura intellettuale”.

Se è vero, per dirla con Cicerone, che historia magistrae vitae, bisogna fare attenzione ai “nuovi Savonarola”, figura storica che Pierluigi Battista cita ampiamente nel suo Libri al rogo. “La parabola di Girolamo Savonarola e la cappa oscurantista del 1497 a Firenze portarono alle estreme conseguenze il radicalismo della purezza, l’odio per ‘i libri che infettano’, ricordandoci quanto può essere forte e drammatico il richiamo che l’estremismo sa esercitare sulle menti. Ad essere messi al bando non furono solo i libri e nel ‘falo delle Vanità’, finirono anche bambole, vestiti, carte da gioco, cosmetici, dipinti. Coloro che non si allineavano alla dittatura venivano perseguitati”, ricorda Battista.

Ma il pensiero corre anche alle distopie della letteratura del Novecento. “In Fahrenheit 451 di Ray Bradbury la lettura è messa al bando, i pompieri appiccano il fuoco invece che spegnerlo, fanno roghi di libri e considerano ‘sovversivo’ chi ne possiede. Oggi – sottolinea Battista – la lettura non è messa all’indice, ma c’è addirittura chi vorrebbe indicarci cosa leggere, quali sono le statue che possono rimanere in piedi. Lo scenario è più orwelliano”.

“Con la ‘neo-lingua’ di 1984, infatti, George Orwell definisce ‘ricontestualizzazione’ la demolizione e riscrittura delle opere del passato. Similmente, nella nostra realtà, il passato non viene studiato, esaminato, criticato, contestualizzato: si preferisce cancellarlo, distruggerlo, epurarlo. ‘Ricontestualizzarlo’, appunto”, dice il giornalista. E conclude: “Come per il Ministero della Verità creato dalla penna di Orwell, oggi il dominio sulla memoria diviene fondamentale per esercitare dominio sul presente”.

Lascia un commento