I DIRITTI UMANI E LO STATO DELLA CIVILTÀ Articolo 12. Morte della privacy fine della libertà

il mio libro, un programma politico ispirato ai Diritti Umani

 

Ciao, terminati gli articoli che si occupavano direttamente della giustizia veniamo a quello sulla “privacy”, questo il testo.

Articolo 12

Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesione del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.

Probabilmente abbiamo di fronte uno dei diritti meno attuati e più violati fra i 30.

Le violazioni in oggetto sono così tante, se ci pensiamo bene, che enumerarle comporterebbe molto più dello spazio di un articolo.

Tali violazioni ricadono direttamente su quella dignità e libertà che sono alla base dei Diritti Umani sin dal primo articolo, meno sull’uguaglianza: sappiamo benissimo che anche personaggi “importanti” o famosi possono finire nel tritacarne mediatico-scandalistico-giustizialista, ben prima che un tribunale abbia definitivamente determinata la dimensione di un’eventuale responsabilità.

Qualsiasi responsabilità individuale non dovrebbe comportare quel pubblico ludibrio su cui campano i media più squallidi e irresponsabili, seguiti dalla quasi totalità dell’informazione anche se in modi diversi e più “soft”.

La comunità è certamente tenuta a sapere dei reati, infatti l’Art. 11 dei Diritti Umani parla di “pubblico processo”, ma: qualsiasi “giustizia” non può passare dalla gogna mediatica ma dall’assunzione di responsabilità, forzata dalla legge, che dovrebbe dare una chance al reo di poter recuperare la sua dignità, dando con il suo tempo, il suo lavoro e le sue competenze un contributo eccezionale a quella comunità che ha danneggiato.

Il diritto di cronaca può essere espletato durante la fase processuale in maniera più seria e pacata, senza scadere in quello strillo da cui purtroppo una grossa fetta dell’audience mediatica si lascia “rapire” senza ritegno e senza minimamente interrogarsi.

Le giustificazioni che tali “performance” mediatiche facciano audience e diano un “servizio” rappresenta l’evidenza della “bassezza” di chi invece ha, insieme alla scuola, un’enorme responsabilità etica, civile e culturale.

Sempre seguendo l’ottica dell’enunciazione del primo diritto, si capisce come chi violi in qualche modo la privacy e la dignità altrui violi anche quello spirito di fratellanza che lo stesso articolo auspica.

Se seguiamo la logica e l’etica dei Diritti Umani vediamo immediatamente che i giornalisti che affollano gli spazi di esseri umani finiti loro malgrado sotto l’occhio dei riflettori, senza aggiungere niente alla “verità” –  fatta anche e certamente di inchieste giornalistiche serie, magari scomode – stanno violando i Diritti dell’Uomo e contribuendo ad ammorbare la nostra dimensione collettiva con uno squallore artefatto e “confezionato”.

Squallore che aumenta quando si invadono gli spazi di persone coinvolte in qualche modo in eventi disastrosi.

I media sono i grandi accusati anche per un altro fattore: oltre a determinare un crollo verticale della cultura, la filosofia consumistica del dover intrattenere con i “reality” distrugge qualsiasi concetto di riservatezza e dignità: ci “prepara” ad un’“invasione” sempre più massiccia nell’ambito della formazione delle nostre idee per tendere all’omologazione del pensiero collettivo, non più illuminato dalla cultura, da valori ideali, da interessi “superiori” ed universali.

Il tanto invocato tema della sicurezza, con cui il sistema politico mainstream tenta di giustificare le violazioni di questo ambito, crollerebbe ad una “semplice” osservazione: quella di guardare da chi sono prodotte la maggior parte delle armi nel mondo, a quali gruppi possono esser fatti risalire la stragrande maggioranza dei media mondiali, a cosa ed a chi servano i conflitti mondiali ed il terrorismo dei nostri giorni.

Il tema paura/sicurezza è un vecchio cavallo di battaglia dei peggiori regimi, però sempre efficace e di grande presa sull’odierno pubblico addormentato e frastornato dal sistema mediatico.

Il tema della privacy va però molto oltre, coinvolgendo l’intera nostra vita e dimensione moderna: siamo infatti sempre più dei “numeri” da inserire nel “big data” in mano alle corporazioni private.

L’altro vero tema per quanto riguarda la privacy è perciò quello della TECNOLOGIA e della mancanza di controllo da parte della società civile riguardo la sua ricerca ed implementazione.

Abbiamo vari concetti come quello di “infosfera” o dei “big data”, l’“internet delle cose” (IoT) o la “smart nation”, che piace tanto alla politica, che ci stanno facendo intravvedere il futuro prossimo venturo: dominato dalla tecnologia e dall’intelligenza artificiale che con i suoi algoritmi agisce in base ad una realtà che non è più la nostra.

Ciò è pericoloso in modo devastante, basti pensare alle possibili derive illiberali date dal solo “riconoscimento facciale“.

Se vogliamo scongiurare il più che probabile “REGIME TECNOCRATICO DI CONTROLLO GLOBALE” dobbiamo far sì che dalla società civile e dalla cultura parta una spinta alla riappropriazione dei diritti che abbiamo come cittadini e come comunità, ed al controllo della tecnologia e delle scelte che si compiono per mezzo di questa.

Non facciamoci ingannare dalla chimera del prossimo gadget elettronico, potrebbe essere troppo tardi.

La politica deve tornare ad essere nelle mani della società civile e dei cittadini in ogni ambito, pena la definitiva sottrazione dei nostri diritti e libertà.

Abbiamo la responsabilità di non permettere tali violazioni di diritti: le corporations sono ansiose di appropriarsene del tutto.

 

Massimo Franceschini, 1 febbraio 2018

Questo il bellissimo video relativo all’Art. 12 dell’associazione no-profit: “Gioventù per i Diritti Umani

Questa la sezione sui Diritti Umani di ATTIVISMO.INFO in cui leggere tutti i miei articoli sull’argomento.

Questo il link del mio libro, che è un programma politico basato sui Diritti Umani

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