I DIRITTI UMANI E LO STATO DELLA CIVILTÀ Articolo 1. Diritti e doveri supremi: DIGNITÀ, LIBERTÀ, RESPONSABILITÀ

il mio libro, un programma politico ispirato ai Diritti Umani

 

Dopo averne commentato il Prologo proseguo la serie di scritti dedicata alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo iniziando con l’affrontare i 30 articoli veri e propri.

Vediamo il primo:

Articolo 1

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

 Subito un’osservazione di carattere generale: non si parla solo di diritti ma anche di doveri e di “fratellanza”.

Ciò è del tutto naturale, dato che solo una reciproca responsabilità può favorire il rispetto fra gli uomini e un diritto per tutti.

Il dato che subito dopo appare importante è, ovviamente, quello di affermare che ogni essere umano nasce libero ed eguale ad ogni altro.

Non è una concessione ma un fondamentale e definitivo riconoscimento, assoluto nella sua semplice purezza: è una dichiarazione di diritto che taglia i ponti con qualsiasi altra considerazione o pretesa da considerarsi, da qui in poi, autoritaria.

Ogni essere umano è quindi, in quanto tale, libero ed uguale ad ogni altro.

La cosa interessante è però vedere come queste “libertà” ed “eguaglianza” non siano assolute ma vincolate ad altri due fattori: dignità e diritto.

Ciò è assolutamente rimarchevole in quanto si afferma, di fatto, che la libertà non può essere incondizionata e che l’eguaglianza non debba intendersi come uniformità, identità o livellamento: siamo liberi ed eguali “IN” dignità e diritti.

Si definisce automaticamente che la libertà è tale se non inficia libertà, dignità e diritti altrui.

Senza dignità e diritti per tutti non può esservi libertà ed eguaglianza.

Dal che si deduce, ancora, come le libertà dell’individuo si preservano proprio quando possono contare sulla responsabilità reciproca.

Tutto ciò rivela che i Diritti Umani determinano e coniugano, con la “ragione” e la “coscienza” che ci appartengono, i tre fattori etici vitali per la vita individuale e sociale: DIGNITÀ, LIBERTÀ e RESPONSABILITÀ.

Dignità, libertà e responsabilità sono le tre anime, a cui si aggiunge una prescrizione: il “dovere” di agire in spirito di fratellanza con il nostro prossimo.

Tutto questo ci porta a formulare dei necessari corollari a questo primo diritto.

La mia dignità dovrebbe esser protetta in ogni caso, anche dovessi commettere atti terribili.

La mia libertà dovrebbe esser limitata, senza distruggere la mia dignità, solo da eventuali atti irresponsabili verso dignità, libertà e diritti altrui.

La mia responsabilità dovrebbe impedirmi di spingere la mia libertà fino a nuocere alla dignità ed alla libertà di altri e dovrebbe spronarmi, nella ragione e con coscienza, a proteggere attivamente la dignità e le libertà di tutti, in modo da farne scaturire un responsabile diritto.

L’inevitabile connessione di questi fattori è così del tutto evidente: la salvaguardia della dignità di ogni uomo determina quella di tutti; la libertà è alla base di ogni dignità umana; libertà che però non dovrebbe arrivare ad essere distruttiva ed irresponsabile, negando dignità e libertà al suo prossimo, in tutti gli ambiti.

Dai valori e dai concetti qui esposti si dovrebbe concludere, inevitabilmente, che la legge di uno Stato di diritto debba agire entro questi parametri e mantenere il delicato equilibrio fra ideali, diritti e doveri.

Solo per fare un esempio: nessuno dovrebbe impedirmi di usare le mie abilità ed il mio ingegno per crearmi una vita agiata ed aumentare le mie proprietà, se questo è ciò che voglio veramente; a patto che nel fare ciò non distrugga l’ambiente o il bene comune, ed a patto che riesca ad ottenere ciò senza ledere dignità, libertà e diritti altrui.

Dovrebbe invece essermi impedito di usare le mie libertà per distorcere o forzare meccanismi sociali, professionali, commerciali e di altro tipo per condizionare possibilità e libertà, anche di un solo essere umano.

La realtà che viviamo sulla nostra pelle è spesso ben diversa da quanto auspicato, sembra gridarci sempre più che delle speranze di pacifica evoluzione umana, relative alla modernità, rimanga solo il progresso tecnologico: non possiamo non osservare come gli ideali, i valori, l’etica ed i necessari equilibri nel diritto sopra esposti siano sempre meno perseguiti dalla politica e protetti dalla legge.

Anche la “cultura di pensiero pratico” ed i modus operandi sociali risentono di questa crisi: restiamo inermi di fronte a comportamenti, usi e costumi distruttivi di vario genere, anche relazionali, non veramente combattuti culturalmente e legalmente, che riportano indietro il tempo di decenni.

Spesso abbandoniamo “ragione” e “coscienza” credendo di poter vivere meglio o di poterci esprimere anche prevaricando, aggredendo o sminuendo la dignità altrui.

Ignoranza di pensiero, violenza verbale e materiale sono ancora e sempre più presenti, caratteristiche di un mondo confuso in cui la persona è lasciata al di fuori delle decisioni, sempre meno padrone della sua vita.

Lo vediamo ed ascoltiamo tutti i giorni, nelle scuole, sui social media, in televisione, anche se amplificato dai media terrorifici.

Si crede di “vincere” aggredendo, si pensa di “lasciare il segno” dominando, si deride chi pretende dignità e diritti, si venera chi sembra innalzarsi al di sopra delle nostre “inefficienze”, del nostro “destino”, indipendentemente dal “come” abbia potuto e da cosa usi per mantenersi in “alto”.

Il “mobbing planetario” sulla società civile e sulla politica perpetrato da poche persone, logge ed entità private globali, finanziarie e di altro genere, si riflette nella vita di tutti i giorni creando un ambiente caotico dove il diritto cede sempre più terreno alla prevaricazione ed al caos.

Caos amplificato e propagato dai principali media, i veri araldi dello status quo.

Meschinità e prepotenze globali trovano perciò sempre maggior corrispondenza a livello individuale e sociale: l’imperante dualità di cinismo/rassegnazione ci mostra che sempre più persone sembrano ormai convinte che la tendenza alla perdita di diritti sia connaturata con la modernità ed il “progresso”, quasi ineluttabile.

Perdite di diritti e di sovranità individuali e collettive che un tempo avrebbero provocato rivolte e barricate sono oggi “digerite” in modo più o meno consapevole: ci lasciamo abbacinare da intrattenimenti e tecnologie, mentre ci stanno portando via anima, giustizia e libertà.

Non riusciamo veramente a contrastare il mobbing nei consessi sociali perché in buona sostanza non siamo istruiti sui nostri diritti, mentre ci viene insegnato che “dobbiamo essere accettati”, un conformismo che ci fa subire di tutto pur di esser lasciati in pace.

Questo meccanismo ha poi strane conseguenze nei tribunali: la tendenza a sentenze sempre più morbide ci dice che è ora che si rivedano le attenuanti in ogni reato in cui sia individuabile una consapevolezza di responsabilità precedente il reato da parte del reo.

Si deve determinare chiaramente che i soggetti violenti, i profittatori, gli sfruttatori, chi lede l’integrità altrui e di conseguenza anche la propria, saranno chiamati a dover essere di nuovo accettati dalla comunità che hanno ferito, dopo opportuni percorsi in cui siano messi in condizione di risarcire socialmente il danno provocato e ripristinare veramente la loro dignità personale, per un tempo adeguato e non ridicolmente breve com’è spesso oggi.

Il primo articolo ci dice che abbiamo una responsabilità inderogabile, che parte proprio dalla nostra persona: ritrovare ragione e coscienza, dovere e fratellanza in una comune cultura del diritto.

Ne va della nostra dignità.

 

Massimo Franceschini,  3 novembre 2017

Questo il bellissimo video relativo all’Art. 1 dell’associazione no-profit: “Gioventù per i Diritti Umani

Questa la sezione sui Diritti Umani di ATTIVISMO.INFO in cui leggere tutti i miei articoli sull’argomento.

Questo il link del mio libro, che è un programma politico basato sui Diritti Umani

 

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