DA SARDINE A SQUALI IL PASSO È BREVE

Mentre la politica alternativa continua a dividersi…

 

È incredibile la dabbenaggine indotta dal sistema “politica-spettacolo” italiano formato da media e dai vari “campioni” destra/sinistra.

La narrazione surreale del “risveglio civico” che sarebbe rappresentato dalle “sardine” rasenta comunque il “sublime”.

Perché?

Presto detto: il nostro è un Paese che da decenni non è più in grado di esprimere una sua politica, se non coincidente con i desideri della finanza e delle banche che governano la UE; un Paese sulla via dell’impoverimento e della deindustrializzazione dato che non ha i mezzi per difendersi da finanza e corporazioni; un Paese che non ha più una moneta sovrana per attuare la sua Costituzione e creare vero benessere e piena occupazione con del “lavoro vero”; un Paese che avrebbe tutti i mezzi per influire positivamente sullo scenario mediterraneo ed europeo ed attuare così i migliori ideali della sua Costituzione e dei diritti umani, di cui la stessa si fa portatrice; un Paese occupato da corporazioni e centri di potere privati che non aspettano altro di creare le condizioni – una nuova crisi speculativa da “curare” con il MES – per farci fare la fine della Grecia depredandoci e annientando ogni possibilità di risveglio patriottico.

Ebbene, in questo contesto vedere il “sistema” che governa la UE aiutare la sinistra costruendo un “fenomeno” mediatico che si batterebbe contro l’“odio”, come quello delle sardine, è un fatto che dovrebbe essere studiato nelle facoltà di sociologia e scienze politiche.

Ad onor del vero occorre essere più precisi: dire “sinistra” o “destra” oggi è del tutto semplificativo e impreciso, dato che le rappresentazioni e le divisioni della politica sono solo un “recinto ideologico” in cui contenere un elettorato già assai imbevuto dal pensiero unico dei media.

Sul fatto che le sardine non siano una cosa così “spontanea” come si vuol far credere ma una costruzione nata all’interno di sfere controllate dalle famiglie Prodi/De Benedetti, come spiegato qui, qui e in molti altri articoli facilmente reperibili credo non ci sia alcun dubbio: un tentativo di aiuto immediato alla sinistra in vista delle elezioni emiliane e, probabilmente, la fucina per qualcosa di “nuovo” per aiutare e/o sostituire nel tempo PD e 5S, ormai sempre più screditati e impresentabili.

Nell’analizzare il fenomeno sardine non si può non tener conto del seguente fatto: è impossibile riuscire a riempire già dalla prima volta una piazza di 6mila persone con pochissimi giorni di passaparola social, se non si è in grado di disporre in qualche modo dei social stessi, che infatti rispondono a chi loro più aggrada.

Chi fa politica attiva sa di cosa parlo: ci vogliono mesi e mesi per organizzare qualcosa che abbia un minimo di partecipazione anche se ad impegnarsi sono attivisti conosciuti da anni ma non si dispone di personalità note al grande pubblico.

I “leader” ittici vengono dal “nulla” ma, apparentemente, hanno fatto un “miracolo” in pochissimi giorni, fidando nel sistema mediatico amico che poi avrebbe amplificato il fenomeno, somministrandolo “religiosamente” nei talk della ritualità politica.

Da lì in poi il fenomeno sarebbe vissuto di vita propria, come accade nell’era dei media, con la “spontaneità” che si impossessa di qualsiasi “massa” che di volta in volta si chiama in causa.

Per essere giusti e corretti, non possiamo comunque non vedere che le sardine sono, se così si può dire, il degno contrappasso all’iper visibilità mediatica salviniana, spesso becera e non realmente costruttiva per il bene del Paese, come spiegavo anche qui.

Detto questo veniamo ai “contenuti” del “nulla” politico-sardiniano, come riportati qui: oltre agli appelli assai poco democratici nei confronti dell’avversario politico dichiarato, Salvini, il soggetto marinaresco mostra la sua “enorme” ma “sobria” caratura politica, che “spiega” anche il can can mediatico:

1. Pretendiamo che chi è stato eletto vada nelle sedi istituzionali a lavorare. (Questa un’altra versione che si legge in altri articoli: Chi è eletto faccia politica nelle sedi proprie e non stia sempre in campagna elettorale).
2. Che chiunque ricopra la carica di ministro comunichi solamente nei canali istituzionali. (Anche qui la versione alternativa: Chi è ministro comunichi solo per canali istituzionali).
3. Pretendiamo (o Vogliamo nelle altre versioni) trasparenza dell’uso che la politica fa dei social network.
4. Pretendiamo che il mondo dell’informazione traduca tutto questo nostro sforzo in messaggi fedeli ai fatti. (Oppure: La stampa deve tradurre le informazioni in messaggi fedeli ai fatti).
5. Che la violenza venga esclusa dai toni della politica in ogni sua forma. La violenza verbale venga equiparata a quella fisica. (Oppure: La violenza deve essere esclusa dalla politica nei toni e nei contenuti e quella verbale sia equiparata a quella fisica).
6. Abrogare il decreto sicurezza.

Alla faccia della democrazia!

Andiamo con ordine tralasciando la forma ed il “tono” del messaggio, quella “pretesa” apparentemente sfrontata ma senza un minimo di sostanza.

Il punto “1” è quanto di più velleitario, populista e istituzionalmente ignorante si possa immaginare, alla faccia del fatto che si vorrebbe combattere proprio il “populismo”: definire le sedi “proprie” degli eletti è semplicemente ridicolo e istituzionalmente inconsistente, non dobbiamo dimenticare che gli eletti devono mantenere contatti con il territorio e gli ambiti di interesse, oltre alla funzione ispettiva che il parlamentare ha possibilità di svolgere in ogni ambito di interesse pubblico.

È ovviamente indirizzato a Salvini ed ai suoi innumerevoli comizi, quasi giornalieri, fatti nel periodo al governo.

Se si vuol criticare in maniera non populista la tendenza della politica a parlare sempre per slogan, a far finta di rispondere alle domande enumerando le “cose fatte” o propugnate e di essere sempre sostanzialmente in campagna elettorale, cosa che certo non si può negare, occorre fare uno sforzo in più, una denuncia del fatto che ormai i partiti sono “personalistici”, staccati dal loro elettorato ed esecutori di interessi ben diversi da quelli del Paese.

I punti “2” e “3” potevano anche essere uno solo, dato che non ci sarebbe bisogno di chiedere trasparenza (quale esattamente?) se alla politica fosse vietato di comunicare soltanto tramite i canali istituzionali.

Oltre a questo, cosa si intende veramente? Che governo e ministri parlino solo tramite atti ufficiali, comunicazioni unilaterali senza possibilità di domande e contraddittorio?

Ho da sempre criticato Salvini per il suo uso dei social e per la tendenza della politica a spostarvisi per una continua propaganda, confrontare sempre l’articolo linkato prima, ma porre limiti illiberali senza un disegno e una riflessione su tutto il sistema e sul ruolo che dovrebbe avere lo Stato è quanto mai azzardato, inconsistente e sospetto: non dimentichiamo da che pulpito viene questo appello, dato che nasce proprio in ambiti che usano il WEB per sfruttare in vari modi le nostre attività.

A parte l’inconsistente e pericolosa genericità – oltretutto non si capisce bene se la stampa debba essere corretta solo con loro, e sarebbe un privilegio enorme oggi come oggi – il punto “4” non potrebbe trovarmi più d’accordo, se non fosse per il fatto che una riforma del modus operandi dei media, oggi quanto mai necessaria, è cosa assai delicata: ovviamente non dovrebbe essere imposta per legge ma scaturire da un processo interno al giornalismo che andrebbe favorito da un gran lavoro di tutta la società civile, del mondo culturale e della stessa politica.

Non si può ridurre a slogan, alla faccia del populismo tanto criticato, un tema così delicato ed esiziale per la democrazia.

Populismo a gogò anche al punto “5”: determinare quali siano esattamente le “forme” della “violenza” nei “toni della politica” – addirittura equiparandola a quella fisica – è cosa assai ardua, demagogica, pericolosa e sospetta: non è che si intende, con la scusa della violenza, iniziare un processo che andrebbe a finire con la censura di qualsiasi dura critica al sistema?

Sono da sempre il primo a criticare i giudici che appiattendosi sulla realtà, quindi legittimandola, non riconoscono più come reato comportamenti verbali atti a ledere chiaramente la dignità di chi ne è oggetto: sempre più spesso si permettono violazioni ai diritti umani “12” e “19”, come spiegavo qui e qui.

Un movimento che tratti tali temi con questa superficialità giustifica ogni sospetto possibile.

E siamo così, finalmente, al punto “6”.

Non entro nel merito, dato che non conosco bene il decreto sicurezza, ma una cosa dovrebbe apparire lampante: immagino che il decreto, votato anche dai 5S, sia una cosa complessa, composto da vari capitoli che interessano diversi ambiti; sicuro non contenga punti condivisibili in modo da concentrare la critica o una proposta di riforma soltanto su alcuni suoi aspetti?

Anche qui, lo spirito anti-salviniano denota la mancanza di qualsiasi intenzione di ottenere qualcosa a livello politico e giuridico, se non la voglia di muovere le acque in modo da ostacolare un consenso verso la destra che evidentemente le sardine non digeriscono.

Per concludere, credo sia del tutto evidente la manovra distraente che si cela dietro queste sardine, chiaramente schierate pro-Europa: operata dai poteri forti e appoggiata dai media immediatamente complici, tende a spostare l’attenzione dai problemi del Paese e della UE di cui purtroppo siamo parte.

Parlare di lotta all’odio senza denunciare le vere cause che permettono all’odio di crescere è operazione degna di un sistema corporativo, non democratico, che sa di potersi permettere di tutto dato il controllo tecnologico e tecnocratico su media e politica.

Il fenomeno “sardine” dovrebbe essere un serio campanello d’allarme per la politica potenzialmente alternativa al sistema corporativo privato, alla globalizzazione e all’Europa di Stati non più sovrani: è ora che i leader politici e gli intellettuali alternativi al mainstream smettano di costruire partitini da “zero virgola”, abbandonino riferimenti ideologici e slogan divisivi per costruire un soggetto politico unitario e liberare il Paese da tutte le occupazioni di cui è oggetto, nel nome della Costituzione del ’48 e dei diritti umani che la stessa incarna.

La nuova liberazione è sempre più necessaria, se ciò non accadrà non dovremo lamentarci quando le sardine diventeranno squali.

 

Massimo Franceschini, 16 dicembre 2019

fonte immagine: Pixnio

Qui il mio libro, un programma politico ispirato ai diritti umani

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