COSTITUZIONE E PAESE NEL CAOS

Onoriamo il 2 giugno con l’impegno per una nuova politica

 

Questo il testo che ho letto per un raduno in occasione del 2 giugno a Genova

Qui il video dell’intervento, dal minuto 1.12:

 

Ciao a tutti, mi chiamo Massimo Franceschini, sono uno scrittore indipendente e un blogger, scrivo anche sul sito di informazione alternativa attivismo.info e sulla nuova  rivista della Confederazione Sovranità Popolare.

Ringrazio gli amici di AlterLab e Giovine Italia per questo invito che ho accolto più che volentieri.

Parlare della Costituzione è oggi 2 giugno non solo doveroso ma necessario, anche se, purtroppo, ogni volta che penso alla nostra Costituzione la prima parola che mi viene in mente è “caos”.

Perché caos?

Perché la Costituzione di un qualsiasi Paese che si organizza nel moderno stato di diritto dovrebbe essere la prima fonte del diritto stesso, il faro di ogni legge e provvedimento.

La Costituzione dovrebbe determinare le direttrici politiche di quel Paese.

Le fonti del diritto devono avere una gerarchia, pena il caos, e al vertice della gerarchia deve esserci, naturalmente, la Costituzione.

La legge delle leggi che fornisce quell’indirizzo politico che Governo e Parlamento non dovrebbero stravolgere ma interpretare, sempre dopo il necessario confronto politico in sede parlamentare.

Le attività e gli atti dei 3 poteri dello Stato, Parlamento, Governo E Magistratura non dovrebbero mai andare oltre i binari tracciati dalla Costituzione e, nel caso lo facessero, dovrebbero essere denunciate dal mondo della politica stessa, altrimenti da quello della cultura, certamente dal sistema dei media.

Questo avviene raramente e su quello che fanno i media occorre dire delle cose ben precise, una volta per tutte.

La funzione ideale del cosiddetto quarto potere, quello dell’informazione, avrebbe dovuto essere quella di vigilare sulla democrazia, purtroppo una funzione svolta sempre meno: i media principali informano deformando, con addirittura la pretesa di essere l’unica fonte affidabile.

La verità è che l’informazione è sempre più fabbrica di consenso e del “pensiero unico” secondo il quale vivremmo nel migliore dei mondi possibili in cui viaggiare senza limiti, in cui poter addirittura cambiare la nostra identità e poco importa se non arriviamo a fine mese o siamo costretti di nuovo ad emigrare perché già sappiamo che dopo l’istruzione non abbiamo un lavoro.

Un mondo in cui ci viene raccontato in maniera quasi paternalistica che lo Stato dovrebbe essere gestito con gli stessi criteri di una famiglia: vogliono farci dimenticare che lo Stato potrebbe stamparsi la sua moneta per i servizi ed il lavoro ai suoi cittadini.

Non dobbiamo capire che lo Stato che ha in mente il sistema non è più uno Stato ma un ente caotico esposto ai voleri dei mercati, cioè della speculazione privata.

Nella realtà dell’informazione la politica è ormai spettacolo e niente più, mentre le decisioni che incidono sulle nostre vite sono prese in altre sedi, anche occulte.

Il sistema dei media dirotta l’attenzione della società civile, quindi, di fatto, detta l’agenda politica del Paese.

I media principali sono la fonte delle vere fake news, mentre cercano di bloccare l’informazione libera con argomenti democraticamente, culturalmente e filosoficamente ridicoli.

Torniamo ora sulla Costituzione: oltre alla distorsione e alla distrazione della politica-spettacolo, il caos a cui mi riferivo è quello dovuto al fatto che le violazioni e le mistificazioni della Costituzione non trovano un freno efficace e immediato.

È evidente che il sistema istituzionale non riesce a garantire un controllo, non riesce a difendere la Costituzione in tempi ragionevolmente utili, quindi non riesce ad evitare che la politica metta la nostra vita nelle mani delle corporazioni private.

Questa incapacità istituzionale ha certamente alla base una volontà ben precisa, che permette ai veri centri di potere di condizionare la vita politica e l’economia del Paese verso obiettivi che niente hanno a che fare con quelli della nostra Costituzione.

E qui entriamo direttamente sulla questione relativa all’Art. 11 che fa parte dei 12 principi fondamentali della Costituzione, quelli che si dovrebbero rispettare sempre, integralmente e senza riserve, quelli a cui gli altri articoli della Costituzione stessa e tutte le leggi si dovrebbero uniformare.

Dobbiamo denunciare con forza che, al contrario, l’Art. 11 è violato dalla politica e dalla giurisprudenza almeno in 3 modi, che portano a violare anche l’articolo più fondamentale, il numero uno.

La prima violazione consiste nella “dimenticanza” che “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

Tutte le finte missioni di pace lo stanno a dimostrare dato che si rivelano missioni di appoggio alla conquista anglo-americana del pianeta, missioni del tutto arbitrarie che ci allontanano da quella pace di cui invece parla la nostra Costituzione.

Dopo il crollo del comunismo la NATO è diventata sempre più offensiva, mettendo in pericolo la pace mondiale ed esponendo il nostro Paese a grandi pericoli: nel caso malaugurato di un confronto nucleare saremmo i primi ad essere colpiti.

Questo perché l’Italia ha un’enorme importanza strategica ma soprattutto perché abbiamo più di 100 basi militari americane e un numero imprecisato di ordigni nucleari.

Gli Stati Uniti e la NATO non ci difendono, ci mettono in pericolo e ci rendono complici di gravi malefatte su scala globale.

Uscire dalla NATO e mandare via gli americani è quindi necessario e corretto, civilmente e costituzionalmente.

Gli altri due modi con cui si è violato e si viola continuamente l’Art. 11 sono quelli relativi alle limitazioni di sovranità dello Stato italiano, interne ed esterne.

Intanto vediamo di cosa si tratta.

La seconda parte dell’articolo 11 afferma di consentire “in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

Con questa storia delle limitazioni di sovranità ci hanno fatto digerire l’ingresso nell’Unione Europea forzando l’interpretazione dell’articolo, senza un vero dibattito.

La verità è che nell’Unione Europea noi tradiamo addirittura l’Art. 1, dove afferma che “la sovranità appartiene al popolo”.

Dovrebbe essere ovvio che le limitazioni alla sovranità di cui parla l’Art. 11 non riguardano la sovranità interna al territorio che deve rimanere al popolo sovrano, al suo Stato ed al suo governo!

Infatti l’Art. 11 parla di “limitazioni di sovranità” ma “in condizioni di parità con gli altri Stati”, e solo quando “necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”.

Si tratta di limitazioni nei rapporti fra Stati, cioè nella sovranità esterna al Paese, non interna!

Cosa c’entra con l’Art. 11 la violazione dell’Art. 1 con cui, solo per fare un esempio, abbiamo rinunciato alla nostra moneta?

Cosa c’entra con l’Art. 11 l’adozione dell’Euro, che è di fatto un’arma della finanza e delle banche private?

L’Euro è un vero e proprio metodo di governo con cui banche e finanza controllano la politica mentre indebitano e depredano il nostro Paese!

E cosa c’entrano con l’art. 11 le violazioni dell’Art. 1 che permettono le limitazioni in tutti quei settori su cui l’Unione Europea per mezzo del Trattato di Lisbona pretende legiferare?

Parliamo di settori come scuola, previdenza, lavoro, politica monetaria e commerciale, agricoltura, pesca, ambiente, protezione dei consumatori, trasporti, energia, sicurezza, sanità e tutti quegli ambiti in cui si sentono le limitazioni alla spesa pubblica e il pareggio di bilancio!

Cosa c’entra con l’Art. 11 la riforma che abbiamo fatto nel 2001 dell’Art. 117, secondo cui la potestà legislativa va esercitata dall’Italia “nel rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali”?

Una chiara violazione della sovranità popolare dell’Art 1!

Siamo quindi arrivati al punto che una legge su tre non è davvero italiana, e lo dice un rapporto del Dipartimento Affari Comunitari per Il Sole 24Ore, relativo alla produzione normativa del Parlamento e del Governo per il quinquennio 2014-2018.

Se lo vogliamo vedere abbiamo delle evidenti violazioni costituzionali, violazioni più volte denunciate da intellettuali, economisti e giuristi non schierati con il sistema, uno su tutti il professor Becchi della nostra città.

Violazioni commesse dalla politica e permesse da una Corte Costituzionale sostanzialmente silente o difese con argomenti assai deboli, su cui, per giunta, i Presidenti della Repubblica non hanno messo bocca, al pari del mondo culturale e dell’informazione.

Tutto questo ci deve portare a delle necessarie conclusioni.

La prima è quella di capire una volta per tutte che il caos e le 1000 insicurezze di oggi sono un vero e proprio metodo con cui siamo governati, permesso da una politica che tradisce i suoi ideali e i principi giuridici del Paese.

La seconda cosa da capire è che per cambiare dobbiamo innanzitutto smetterla di sostenere i partiti esistenti perché non denunciano la vera natura del sistema di potere e non preparano progetti alternativi e realistici per uscire da questa gabbia.

Quando si va sulle proposte la politica di sistema ci racconta slogan, mentre il Paese ha solo bisogno di vere politiche economiche, monetarie e sociali costituzionalmente orientate.

La terza cosa da capire è che la speranza in una politica più giusta e trasparente dovremo costruirla, perché oggi non esiste.

Onoriamo la festa della Repubblica e facciamo in modo che non resti una casellina da riempire con il vuoto della solita ipocrisia istituzionale.

Buon 2 giugno.

 

Massimo Franceschini, 2 giugno 2019

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