Chi determina l’Agenda Politica in Italia

di Davide Gionco

L’Agenda Politica di un paese sono i temi ai quali si dà priorità nella discussione pubblica, soprattutto sui mezzi di comunicazione di massa, ed ai quali la classe politica dà priorità nelle proprie azioni: iniziative legislative, stanziamenti di fondi, dichiarazioni pubbliche, ecc.

 

Cosa dice la sociologia

La sociologia definisce 3 tipi di “agende”:
* L’agenda dei media (temi rilevanti per i mass media)
* L’agenda pubblica (temi rilevanti per l’opinione pubblica)
* L’agenda politica (temi rilevanti per le organizzazioni politiche)

Queste tre agende si influenzano reciprocamente e i suoi attori cercano di esercitare il massimo potere di cui dispongono per condizionare le altre, cioè per trasferire le proprie priorità sulle altre agende.

agenda setting

 

 

 

 

 

 

 

Walter Lippmann ha scritto pagine significative (ved.bibliografia) sui criteri che, in ogni paese, formano l’agenda politica; egli scrive (p.150): “Quando i partiti politici o i giornali si dichiarano a favore dell’americanismo [nel nostro caso potremmo sostituire tale termine con europeismo], del progressismo, della legge e dell’ordine, della giustizia, dell’umanità, sperano di amalgamare il sentimento di fazioni in contrasto che sicuramente si dividerebbero se, invece di questi simboli, venissero invitate a discutere uno specifico programma. Infatti, quando è stata realizzata una coalizione intorno al simbolo, il sentimento confluisce verso il conformismo sotto il simbolo piuttosto che verso il vaglio critico dei provvedimenti.”
Lippmann evidenzia la distanza esistente tra la nebulosità delle dichiarazioni politiche (che poi formano l’agenda politica e conseguentemente quella dei media) e la discussione dei provvedimenti politici che avviene dietro le quinte, nascosta all’opinione pubblica. 
Infatti, scopo delle dichiarazioni politiche è quello di mascherare intenti contraddittori delle forze politiche, spesso in contrasto con l’opinione pubblica.

 

La situazione dell’Italia

Nel 2013 Frank La Rue, relatore speciale dell’Onu sulla promozione e la protezione del diritto alla libertà di opinione e di espressione, aveva presentato il 18 novembre 2013 una relazionesullo stato di salute della libertà di stampa in Italia. “La priorità per l’Italia – ha detto La Rue ai giornalisti – è la deconcentrazione dei media che va di pari passo con la concentrazione del potere politico e limita la diversità e il pluralismo della libertà di espressione.” Un’altra importante raccomandazione che La Rue ha indicato nella sua relazione: “La mia raccomandazione è che la RAI sia sottoposta a un ente indipendente dallo Stato, come un fondo fiduciario o un ente di Teleradiodiffusione, e che sia amministrata come bene pubblico.”

Siamo abituati ad assistere a discorsi sostanzialmente inconsistenti dei politici, i quali utilizzano i mezzi di comunicazione per due scopi:
1) Dialogare tra di loro
2) Rendersi noti al grande pubblico
Sui mezzi di comunicazione trovano spazio, anche in prima serata, trasmissioni totalmente inutile per la collettività, ma chissà perché non vengono offerti spazi per l’espressione dell’opinione pubblica ovvero a considerazioni e proposte provenienti dal di fuori della classe politica o dei giornalisti allineati al potere politico.

In Italia l’agenda dei media è fortemente influenzata dall’agenda politica. Uno dei motivi per cui ciò accade è che un politico (Berlusconi) possiede (Mediaset) i principali canali televisivi e alcuni quotidiani e settimanali.
Per quanto riguarda la RAI, da diversi decenni è composta da una parte di giornalisti “filogovernativi” e da un’altra parte di giornalisti “di sinistra”, i quali negli ultimi 25 anni sono diventati portatori dell’ideologia internazionale dominante, legata al neoliberismo, ai poteri finanziari internazionali, al multiculturalismo.
Per questo motivo, per molti anni, l’agenda dei media ha ammorbato l’opinione pubblica italiana con le dichiarazioni (e le immediate smentite) di Berlusconi spesso su temi irrilevanti o secondari rispetto a quelli di interesse pubblico. Da quando Berlusconi ha visto diminuito il proprio potere politico, ha comunque continuato ad esercitare il suo potere sui media attraverso il Patto di non belligeranza con Matteo Renzi.


Sotto i governi di Mario Monti, di Enrico Letta, di Matteo Renzi e di Paolo Gentiloni si è quindi realizzata una fusione della linea filogovernativa e della linea filo-neoliberista, venendo a coincidere il coloro politico del governo con l’ideologia dominante. Si è trattato di anni con un sostanziale “pensiero unico” e con un’agenda politica determinata in modo quasi univoco dalla concordanza “media + politica” che ha in gran parte ignorato l’opinione pubblica durante gli anni di crisi economica nel paese.

Con l’entrata in carica dell’attuale governo di Giuseppe Conte, sostenuto dalle forze politiche Movimento 5 Stelle e Lega sono state un po’ “sparigliate le carte”, con una parte della RAI che in parte cerca di recuperare il ruolo filogovernativo, mentre una parte importante continua a portare avanti la precedente linea ideologicamente vicina al “mainstream” internazionale.
Ora stiamo a vedere se cambierà qualche cosa con il cambiamento dei vertici della RAI.

La TV pubblica è sempre stata oggetto di spartizione e condizionamento politico fin dalla sua creazione. In questa pagina sono raccolti solo pochi esempi già noti a tutti.
Ci auguriamo che tutto questo possa, finalmente, cessare e che si intraprenda una riforma della RAI secondo le proposte di Frank La Rue, rendendola più indipendente dalla politica.
Ci auguriamo anche che la nuova classe dirigente politica del paese provveda a ridurre la concentrazione dei mass media, dando vita ad un maggior pluralismo, sia dal punto di vista proprietario, sia dal punto di vista della cultura politica.

 

 

 

Parte dei testi sono tratti dal blog di Franco Mattarella:
http://www.pensierocritico.eu/agenda-setting-italiana.html

 

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