Cédric Durand: “Stiamo vivendo la seconda morte del neoliberimo e questa volta sarà quella definitiva”

Cédric Durand (1975), professore all’Università di Parigi XIII, è uno dei principali rappresentanti dell’attuale scuola marxista di economisti in Francia.

In un’intervista su Skype, durata quasi un’ora, ha analizzato il presente e il futuro del neoliberismo e ha dettagliato la sua proposta di pianificazione ecologica, ispirandosi ai postulati della Modern Monetary Theory (MMT) e al progetto “Green New Deal” di Alexandria Ocasio-Cortez e Bernie Sanders.


I mercati si sono dimostrati incapaci di affrontare una serie di questioni fondamentali. Questo delegittima l’ideologia neoliberista…

Il futuro non è scritto e non sappiamo quasi mai cosa succederà. Ma credo che stiamo vivendo la seconda morte del neoliberismo, e questa volta sarà quella definitiva. Anche se questa crisi non è stata causata dal settore finanziario, ci ha insegnato che quando le cose si fanno difficili non si può contare sui mercati ed è necessario che lo Stato intervenga. Nel 2008 abbiamo visto il malfunzionamento dei mercati, ma ora i mercati si sono dimostrati incapaci di affrontare una serie di questioni fondamentali. Questo delegittima l’ideologia neoliberista…

La prima è stata la mancanza di anticipazione. Il neoliberismo si era sempre vantato dell’efficienza dei mercati. Ma in realtà questo avviene solo nel breve periodo e invece i mercati hanno grandi difficoltà a prepararsi a lungo termine e ad adattarsi agli eventi estremi. Quando le cose si complicano, i mercati sono inefficienti a causa del loro funzionamento decentrato. In un momento di crisi estrema, è necessario concentrarsi su obiettivi specifici e questo richiede una centralizzazione che il mercato non sa come organizzare. Questo è diventato evidente con l’attuale crisi con i problemi della carenza di maschere, del test covid-19 o di altri farmaci.

Gli Stati sono intervenuti massicciamente e abbiamo raggiunto livelli di socializzazione senza precedenti nelle economie moderne. In Francia, la metà del settore privato è stata finanziata dallo Stato e le perdite delle imprese private sono state ripianate dalle casse pubbliche. Non durerà per sempre, ma abbiamo scoperto la capacità di reazione delle autorità pubbliche. Questo contraddice il mantra che “non ci sono soldi “. In altre parole, il mantra che l’austerità di bilancio deve essere rispettata per preservare la fiducia dei mercati, perché il denaro non cade dal cielo. Abbiamo visto una grande capacità di intervento da parte dello Stato. Il suo vero limite non è stato monetario o finanziario, ma di risorse materiali. Ciò che è mancato durante questa crisi non sono stati gli euro, ma le mascherine ed i tamponi. Infatti il linguaggio monetario funge da intermediario tra le risorse reali e i bisogni da soddisfare…

Non credo sia possibile un ritorno all’austerità nei prossimi mesi. Anche i datori di lavoro tedeschi, francesi e italiani hanno chiesto una mutualizzazione delle risorse per finanziare un piano di ricostruzione. Forse più tardi torneranno le misure draconiane, ma nel breve periodo prevarrà la necessità di riattivare l’economia attraverso le politiche keynesiane. Non credo che torneremo al mondo precedente basato sull’austerità, la stabilità finanziaria e la liberalizzazione in tutti i settori…

Le banche centrali devono smettere di essere al servizio dell’egemonia finanziaria e farlo a favore di un progetto di sviluppo. L’indipendenza delle Banche Centrali è servita a consolidare il potere del settore finanziario. Stiamo scoprendo che la moneta può essere gestita anche con criteri politici. Ciò avviene attraverso la gestione del credito e serve a determinare la direzione che l’economia deve prendere. Il fatto che la moneta sia gestita su base politica non significa che l’inflazione aumenterà. Ciò è dimostrato da recenti studi degli anni ’50 e ’60 che dimostrano come la gestione politica del credito fosse compatibile con una bassa inflazione…

La logica degli investimenti privati è molto miope, perché fornisce risultati quasi immediati per gli investitori, se non si vuole che il valore delle proprie azioni scenda e si esauriscono le risorse. Questo fa sì che le aziende si concentrino sui risultati finali di ogni anno piuttosto che sulla preparazione a lungo termine. Per questo la teoria finanziaria parla della tragedia degli orizzonti. Ora abbiamo visto come i mercati non siano riusciti ad anticipare il calo dei prezzi del petrolio, che non è stato solo dovuto al covid-19.
Lo shock petrolifero illustra come i mercati non siano ben attrezzati per pensare a questioni a lungo termine…..

Preferisco un’occupazione garantita ad un reddito di base, perché se un’intera parte della popolazione non lavora per molto tempo anche se lo desidera, sarà difficile per loro trovare un lavoro anche se hanno un reddito. Le politiche per l’occupazione garantita non mirano solo a garantire un reddito a tutta la popolazione, ma anche lo status sociale che il lavoro dà e il riconoscimento del contributo degli individui nella società. Certamente alcune persone potranno vivere molto bene con un reddito di base e senza lavorare. Temo, tuttavia, che ci sarebbe una forte divisione nella società tra una parte significativa che vivrebbe di un reddito che non offrirebbe un reddito troppo alto ed altre che si guadagnerebbero da vivere con il loro lavoro o il loro contributo all’economia. Contrariamente a quelle teorie che parlavano della fine del lavoro, la crisi del coronavirus ci ha dimostrato che ci sono una serie di compiti fondamentali e vitali per la società. Per questo abbiamo bisogno del contributo di tutti.


Tratto da:
https://www.elsaltodiario.com/crisis-economica/cedric-durand-muerte-neoliberalismo-coronavirus-planificacion-ecologica
Traduzione a cura di Mario Volpi

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