CASSESE, E LE PURTROPPO INFONDATE “PAURE” DEL SISTEMA

fonte immagine: Wikimedia Commons

Siamo consapevoli del grado di cambiamento necessario?

Con questo sono ormai 3 gli articoli che dedico al giudice emerito della Corte Costituzionale Sabino Cassese, per gli altri 2 rimando ai link in fondo.
Il motivo del mio interesse risiede nel fatto che il giudice emerito è un solerte difensore dello status quo, soprattutto in chiave di limitazione delle prerogative dello Stato rispetto ai trattati internazionali, funzione che attua senza sosta dalle colonne del Corriere della Sera.
Il personaggio è un sostenitore delle perdite di sovranità dello Stato di diritto e della politica, cioè di quel fenomeno moderno che partendo dalla delegittimazione della politica stessa passa per quella che è, di fatto, una negazione di qualsiasi orizzonte di interesse nazionale.
Questo fenomeno di erosione democratica ha definitivamente consegnato la guida delle democrazie occidentali e degli stati ex-sovrani ad un’oligarchia politico-burocratica di apparenti colori, o incolore, più o meno “vincolata” a difendere, o a non intaccare veramente, il vero potere di logge e lobby finanziarie che governa le nostre esistenze.
L’appoggio a questi fenomeni è attuato dal Cassese anche in maniera “preventiva”, mettendo in guardia sui possibili pericoli che potrebbero nascondersi in un governo probabilmente ancora non del tutto “sotto controllo”, o di cui si paventano derive non auspicate.
Dopo un lungo articolo della scorsa domenica in cui difendeva l’Europa, eccolo il giorno dopo, ieri, impegnato con un editoriale contro il governo giallo/verde dal titolo “Politica e Authority, AMBIGUE INVASIONI DI CAMPO”.
Evidentemente il Cassese non si sente sufficientemente “protetto” dalla separazione dei poteri del moderno Stato di diritto ed inoltre, come se i governi precedenti si siano comportati diversamente, attacca il suo articolo in modo del tutto provocatorio così: “Sono passati poco più di cento giorni dal suo insediamento e nessun governo della storia italiana ha manifestato una così grande fame di posti come quello in carica: Cassa depositi e prestiti, Agenzie fiscali, Ferrovie, Rai, molti dipartimenti ministeriali, per un motivo o per l’altro, hanno visto uscire i precedenti titolari, sostituiti dai nuovi nominati.
Subito dopo però lamenta la difficoltà interna del governo ove non li abbia ancora trovati.
Già qui si può notare una scorrettezza che, al pari di quanto fanno normalmente i media mainstream, trova ogni motivo purché si critichi il governo senza ricordare che cariche diverse possono richiedere tempi diversi per l’individuazione della persona ritenuta utile, ma non mancando di fornire una “logica” motivazione a questi “ritardi”, per i quali evidentemente i 100 giorni diventano troppi pur di continuare a criticare: la motivazione sarebbe la mancanza di “una chiara strategia.
Forse è vero, il governo può essere incapace di trovare una sintesi interna, forse addirittura è interessato a tutt’altro che governare veramente ma ciò, al limite, si dovrebbe mettere come ipotesi, non come sicuro dato di fatto.
Le righe successive però mostrano chiaramente i veri timori del Cassese circa questo governo, anche in relazioni alle dimissioni cui sarebbe stato costretto il presidente della Consob, che sembrerebbe essere stato definito da “un vicepresidente del Consiglio dei ministri”, come “servitore della finanza internazionale”.
Ecco le sue paure: “Il governo in carica ha posto in dubbio accertamenti e valutazioni compiuti non solo dal precedente governo, ma anche dalla Corte dei conti e dal presidente della Repubblica. Ha introdotto un nuovo tipo di sistema delle spoglie, rivolto verso il passato, che apre la strada a più generali ‘repulisti’, perché d’ora in poi nessuna carica pubblica sarà circondata da quelle garanzie che spettano ai funzionari pubblici. Ha inviato un avvertimento a tutti i servitori dello Stato… ha dato una spallata all’indipendenza delle autorità indipendenti, minandone l’autonomia di giudizio e di decisione.
Il Cassese ci ricorda che queste autorità indipendenti “Rispondono all’esigenza di mettere nelle mani di esperti indipendenti la regolazione di settori particolarmente importanti (ad esempio, le comunicazioni, l’elettricità e il gas, i trasporti, la ‘privacy’) oppure la soluzione di conflitti di interessi in materia di concorrenza… In quasi trent’anni, l’indipendenza delle autorità di regolazione e di aggiudicazione ha subito una duplice erosione da parte del legislatore e da parte dell’esecutivo… Le maglie della politica si stringono ulteriormente. È la prima volta che questa agisce su un componente di una autorità, mettendone in dubbio la legittimazione, che era stata certificata in molteplici sedi, ed aprendo un controllo all’indietro che potrebbe non fermarsi alla Consob.
Il discorso è certamente complesso, le “alchimie” della politica ed i labirinti burocratico-amministrativi sono argomento che si presta a diverse letture e considerazioni ma, dico io, dobbiamo vedere il reale stato delle cose: nonostante o “per merito” anche dei tanto decantati “servitori dello Stato”, la politica del Paese è stata negli ultimi decenni sempre meno padrona di se stessa, lo stesso Stato di diritto è soverchiato da forze e lobby che si insinuano nei gangli istituzionali e burocratici, forze e lobby quasi impossibili da contrastare e che hanno determinato la privatizzazione di molti settori che la Costituzione vorrebbe sotto il controllo del cittadino, pur rappresentato.

Un governo che operi per una completa riforma in senso costituzionale di trasparente interesse nazionale, per ogni settore pubblico o da rimettere sotto il controllo pubblico, è, per quanto mi riguarda, assolutamente necessario.

La verità è che il pensiero unico dominante in politica e nei media è interessato a lodare il risparmio delle risorse pubbliche, mentre ci è stata tolta la prima risorsa di un Paese sovrano, la moneta.
Ci si dice ogni giorno che dobbiamo ridurre il debito pubblico, aumentato proprio per la mancanza di una moneta sovrana, non gestibile in maniera corretta ed impossibile da mettere al riparo dalla speculazione per l’assenza di una Banca Nazionale garante illimitata.
Il pensiero politico dominante ci racconta che la cosa più importante sarebbe la concordia con l’Unione Europea, un’entità gestita in maniera antidemocratica tramite una moneta che è, di fatto, l’unica forma reale di governo, pensata ad immagine e somiglianza della Germania e degli interessi finanziari privati.
Il Cassese non parla mai di queste cose ma si preoccupa delle “invasioni di campo” del governo, senza però darci una vera speranza di attuazione della Costituzione e di protezione del Paese di fronte agli imprevisti del “mercato”, una sobria parola che sostituisce quella vera: speculazione.
Il Cassese appare “più realista del re”, sembra avere delle “paure” di tenuta del sistema che in effetti, data la pervasività di logge e lobby private, è assai difficile da scalfire, anche per chi fosse eventualmente interessato a mettere in atto una politica sovrana, trasparente, realmente democratica ed impegnata ad attuare la nostra Costituzione.
Lo “stato profondo” che governa le nostre nazioni è un virus antidemocratico che riesce a penetrare ogni luogo amministrativo e burocratico: una forza politica veramente “sovranista” e lontana dalle ideologie che dividono la società civile, dovrebbe mettere in conto tutte le difficoltà del governare in maniera efficace, trasparente e democratica.
Dovrebbe progettare adeguati percorsi liberi ed aperti a tutti per la formazione di una competente classe dirigente del Paese, che segua il dettato costituzionale e che riporti ogni ambito culturale e sociale in mano alla società civile, unica detentrice di ogni sovranità.
Nel mio libro proposte in tal senso.

Massimo Franceschini, 18 settembre 2018
Questo il primo articolo sul Cassese e questo il secondo

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