Uno Schiavismo Che Risparmia i Soliti Noti

di Filippo Pagani

Ennesima “sparata” del Capo dello Stato sulle Tv pubbliche italiane.

UNO SCHIAVISMO CHE RISPARMIA I SOLITI NOTI

Una finta rivelazione sui migranti e una vera, grande omissione. Nulla da recriminare: Sergio Mattarella si dimostra un ottimo commediante.  

In occasione della “Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani”, promossa dalle Nazioni Unite per il 30 luglio, Sergio Mattarella ha rilasciato una dichiarazione che induce una certa perplessità: «I migranti sono i nuovi schiavi. Sono disperati e vengono sfruttati».

Il Capo dello Stato, a sua volta, ha “sfruttato” il giorno ideale per rivelare ciò che, da qualche tempo, le persone più sveglie hanno sempre saputo, o perlomeno intuito.

Chiunque abbia avuto a che fare con il mondo del lavoro manuale, sostante sul gradino più basso della scala professionale e quindi aperto a tutti, è consapevole di una verità inconfutabile: lo sfruttamento dei migranti esiste da circa un ventennio! Ossia dalla loro massiccia – e ben accolta – invasione su barche e barconi che solcano le acque del Mediterraneo per approdare nella vecchia Europa, attraverso lo Stivale geografico più sgualcito e puzzolente che esista.

Eppure Mattarella, mediante il mezzo televisivo – che lobotomizza almeno 3/4 della popolazione tricolore – ha deciso di attendere il 2018 per fare bella figura di sé, denunciando questa vergognosa abitudine che coinvolge personaggi di varie nazionalità, dagli scafisti che lucrano su ogni passeggero sino al datore di lavoro che punta ad una manodopera efficiente ma a bassissimo costo.

 

C’è tanta astuzia calcolata

Come potremmo definirlo, il Mattarella, dall’alto di quest’uscita pubblica, nel suo physique du rôle della mummia imbalsamata che si sposa perfettamente con l’idea di “Paese per vecchi” qual è l’Italia?

Per una mente elastica, analitica e soprattutto estranea a qualsivoglia schieramento politico, la risposta è presto servita: un po’ ingenuo e un po’ demente. Mattarella potrebbe rispecchiare questi tratti, esattamente come i parlamentari che lo hanno eletto.

In realtà, le due caratteristiche sopracitate perdono di significato di fronte all’astuzia comportamentale imposta dalle logiche del Governo, che prevede la diffusione una tantum di simili dichiarazioni. Alle orecchie dei telespettatori italiani – di norma, apatici mentali e creduloni – queste frasi di evidente buonismo rasentano o addirittura centrano i concetti di buon senso e saggezza. Si rivelano pertanto utilissime nel nobilitare, di fronte al popolo, la reputazione di un Governo sempre meno abile a mascherare la propria venalità e i troppi difetti.

 

Tutti sullo stesso piano

Pochi giorni prima, il mirabile Mattarella ha ammonito gli individui più scapestrati del popolo, affinché non trasformino il Paese in un Far West, invitando tutti a «ribadire la battaglia della comunità internazionale contro ogni forma di schiavitù, vecchia e nuova».

La schiavitù intesa dal Presidente della Repubblica è quella che sottomette i migranti in condizioni lavorative disagevoli. E chiunque, negli ultimi quindici anni, sia entrato in contatto col mondo delle ditte, delle aziende e delle fabbriche ubicate sul suolo italico, sa benissimo che l’unico grande disagio dei migranti è di natura economica, ed è costituito dalla sicura assenza di una pensione. Spesso ottengono uno stipendio irregolare – in nero – e ciò li esenta dal pagamento di tasse che gli italiani, al contrario, sono indistintamente tenuti a pagare. In compenso, molti migranti possono vantare un pur minimo sussidio di disoccupazione, onore precluso alla stragrande maggioranza degli italiani di nascita e momentaneamente sfaccendati.
Opporsi alla schiavitù altrui è impresa nobile e largamente concretizzabile. Ma prima di armarsi per la battaglia pensando agli stranieri di casa, è necessario liberarsi dalla propria, di schiavitù …
Milioni di italiani sotto i cinquant’anni, dopo mezza vita di sacrifici, non hanno alcuna garanzia sul proprio futuro.

Altri milioni d’italiani di varia estrazione, in cerca di un’occupazione stabile, devono accontentarsi di contratti a tempo determinato – spesso alternati a mesi d’inattività – nemici giurati di quella esperienza duratura che consente un pieno utilizzo dei propri diritti.
Per innumerevoli italiani maggiorenni e perfettamente sani, in definitiva, la pensione diventa un miraggio, e le loro condizioni lavorative negli impieghi prettamente manuali sono pressoché identiche a quelle dei migranti. Pochissime o nulle, in sostanza, le differenze tra indigeni e stranieri.

I migranti sono i nuovi schiavi. Vero. Ma i migranti costituiscono solamente metà della faccenda. A far loro compagnia, tantissimi italiani. Schiavi, anch’essi, da inizio secolo, di un sistema annichilente per chiunque appartenga alla società degli onesti lavoratori e aspiranti padri di famiglia.

La verità fa ancora più male

Ciò che Mattarella non dice – e non affermerà mai, nemmeno sotto tortura – è una dichiarazione tanto semplice quanto agghiacciante: i migranti saranno i nuovi italiani. Anzi, questa dichiarazione, sebbene non accreditata, andrebbe perfezionata: «I migranti sono destinati a sostituire gli italiani che mancheranno all’appello».

La gente continua a fornicare come ha sempre fatto, ma le coppie sono sempre meno. L’indice di natalità sta cadendo in picchiata, tanto che nell’arco di poche stagioni diverrà il più basso registrato dai tempi del secondo dopoguerra – oltre settant’anni fa! – ed è una conseguenza fisiologica dell’impossibilità, da parte di molti, di poter mantenere e crescere uno o più figli senza privarsi dei propri abiti o di entrambi i pasti quotidiani. Anziani che muoiono, adulti che tirano avanti, giovani che scappano e bambini che non nascono: l’Italia si sta dis-italianizzando (orribile neologismo) e la colpa è imputabile ai suoi governanti.

L’ormai storica avidità (leggesi anche “ladrocinio legalizzato”) che lo Stato incorpora con tanto cinismo sin dall’abbandono della lira, alla fine le si è ritorta contro! In mancanza di un adeguato ricambio generazionale, il Governo cattolico-mafioso italiano ha dovuto quindi correre ai ripari, accogliendo stuoli di nuove risorse umane. Anno dopo anno, lo sfruttamento cederà spazio ad alcuni privilegi, e da questi si passerà all’integrazione completa degli attuali migranti. Una volta integrati nella struttura sociale, saranno salassati e dissanguati dalle tasse. In definitiva, subiranno il medesimo destino/trattamento degli italiani che ancora oggi sopravvivono a sud delle Alpi.

Certo, se gli italiani di entrambi i sessi non fossero schiavi anche degli status symbol, del calcio, della moda, della febbre da reality e di chissà quali altri tranelli volti a un sistematico rimbambimento collettivo, oggi la situazione sarebbe infinitamente migliore …

Attendiamoci, nel prossimo futuro, ulteriori frasi ad effetto. A proferirle potrà anche essere il politicante di turno, l’ex parlamentare in cerca di santificazione mediatica, oppure l’ex saltimbanco dello spettacolo che tenta la scalata al potere. Perché Mattarella è soltanto la comparsa più in vista, ma non l’unico.

Perché la politica, in Italia, è un circo. I clown maligni e gli spettatori stupidi non moriranno mai, perché sono le uniche categorie a godere di un ricambio generazionale.        

 

Filippo Pagani

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