SULLA “PANDEMIA” È ORA DI CAMBIARE STRATEGIA

massimo franceschini blog

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Ogni appiattimento sulla narrazione del sistema rappresenta una sconfitta

Pubblicato anche su Sfero

 

Credo sia ora di porre una questione strategica e di metodo, all’attenzione di quanti sono impegnati nella lotta al nuovo regime autoritario.

Con l’introduzione a livello mondiale della questione green-salutista, i sistemi oligarchici – privato Occidentale e “pubblico” Cinese che già possiedono e controllano finanza, tecnica, monete, media, corporazioni globali e di conseguenza politica e cultura – stanno tentando di stringere il mondo in un abbraccio distopico di controllo totale.

Il potere moderno ha così svelato le sue vere intenzioni, in effetti annunciate da decenni dai suoi esponenti nel mondo della politica, della cultura e delle fondazioni “filantropiche”: gli Stati nazionali devono essere ridotti a territori da sottomettere e svuotare di ogni residua sovranità, per consegnare all’uomo nuovo liquido e “solidale”, ma non solidaristico, una realtà “sanificata” dalla vita stessa, sempre più coinvolta nelle spire transumane della virtualità.

Da queste considerazioni, credo si debba aggiornare la strategia riguardo la lotta immediata al regime sanitario e alle sue illiberali pretese di sottoporre a permesso preventivo sempre più attività sociali, pubbliche e lavorative.

Credo pertanto che il dato principale debba essere il seguente:

IL GOVERNO HA IMPEDITO LE CURE, CHE ESISTONO; TALI RIMEDI AVREBBERO TERMINATO IMMEDIATAMENTE L’EMERGENZA E TUTTO CIÒ CHE TRAMITE QUESTA SI È TENTATO DI ATTUARE.

Continuare ad andare sul terreno del dibattito su cifre e dati, in assenza di qualsiasi minima condizione democratica, di trasparenza e di assenza di conflitti di interesse, che darebbero un significato a questi, credo sia una battaglia persa in partenza.

Lo scontro deve essere spostato sul piano politico e del diritto:

IL GOVERNO VIOLA COSTITUZIONE E DIRITTI UMANI, NON ESISTE ALCUNO STATO DI EMERGENZA IN COSTITUZIONE.

Punto.

Ma occorre andare ben oltre, e rigettare anche quanto afferma il Professor Mattei qui, pur corretto nella sua riflessione sulla democrazia e sul rapporto maggioranza/minoranza nella seconda parte del video.

Il Professore di fatto cede alla narrazione emergenziale, affermando che “a parità di pericolosità e a parità di possibilità di diffondere l’infezione […] l’unica ratio che giustificherebbe il green pass”, la soluzione sarebbe una “normativa non discriminatoria” che permetta alle persone di entrare all’Università “quando non sono pericolose per sé e per gli altri”, misura che varrebbe per tutti, vaccinati e non, addirittura proponendo un tampone a campione!

E questa per il professore sarebbe una “soluzione ragionevole” che andrebbe nella direzione della salute pubblica!

Mi spiace, ma credo occorra rigettare una volta per tutte questi retaggi “socialistoidi” in cui la persona scompare di fronte alla “collettività”, un totem dietro cui si nasconde da sempre l’ombra del potere più infido e una concezione “paternalista” dell’essere umano, al quale la collettività deve consegnare le sbarre per contenere la sua presunta natura egoica e asociale.

Decreteremo la nostra resa definitiva, politica e sociale se non capiremo la necessità di affermare chiaramente che:

IL MODERNO STATO DI DIRITTO PONE LE SUE BASI SUL RICONOSCIMENTO E LA DIFESA DEI DIRITTI UNIVERSALI DEL SINGOLO, CHE VA COSÌ A FORMARE UNA COMUNITÀ DI PERSONE DEPOSITARIE DI DIRITTI, NECESSARIAMENTE E NATURALMENTE TRASFORMATI IN DOVERI RECIPROCI.

LA COMUNITÀ NON PUÒ MAI, SE NON PER VIOLAZIONI SINGOLE E PENALI ALLA LEGGE, DETERMINARE IL DETERIORAMENTO DEI DIRITTI INDIVIDUALI CON LA PRESUNZIONE DI DIFENDERE SE STESSA: QUESTO PERCHÉ IN UNO STATO DI DIRITTO L’UNICA ED EFFICACE DIFESA DELLA COMUNITÀ È DATA DAL SOSTEGNO E DALLA TOTALE ATTUAZIONE DEI DIRITTI UMANI DEI SINGOLI CITTADINI.

Infatti, i diritti umani sono appunto umani, non “comunitari”, la comunità è una “dimensione” della persona, che ottiene in associazione al suo prossimo, comunque dotato delle stesse prerogative.

E una riflessione più profonda, andrebbe fatta sull’opportunità di mettere il governo sotto tutela di materie che pretendono di fregiarsi della stessa “scientificità” delle cosiddette “scienze dure”, per altro rappresentate da persone con evidenti ed enormi conflitti di interesse perché pesantemente coinvolte con le corporazioni globali private.

Ogni uomo è diverso da un altro e la “scienza”, in questo campo, può al massimo pretendere soluzioni accettabili, ma mai a detrimento dei suoi diritti inalienabili.

Da un punto di vista di militanza, credo quindi che ogni cedimento alla narrativa di sistema, ogni pretesa di sostenere confronti e dibattiti, soprattutto se gestiti dal giornalismo mainstream, si risolva in sostanza in un sostegno ad una realtà che è ben diversa da come ci viene rappresentata dal pensiero unico dominante.

Con questo non voglio certo dire che la ricerca puntigliosa, l’analisi, la scoperta e la realizzazione di serie inchieste non debba essere svolta, anzi.

Ad ognuno il suo compito: tecnici, chi sa come gestire e interpretare dati, giornalisti d’inchiesta, tutti devono contribuire con il lavoro di cui sono capaci; ai militanti spetta però aver chiaro il dato politico principale: il ripristino della sovranità del cittadino e del suo Stato.

Ciò vuol dire diffondere, difendere e attuare, anche nella prassi di lotta immediata, i diritti umani e la Costituzione Repubblicana che li incarna.

 

Massimo Franceschini 7 settembre 2021

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