SABINO CASSESE: UNA “SOAVE” MA FALSA NARRAZIONE

Denunciamo l’anti-sovranismo del pensiero unico dominante

 

Il giudice emerito della Corte Costituzionale Sabino Cassese, di cui mi ero già occupato qui, continua con la sua falsa narrazione dalle colonne del Corriere della Sera, confermandosi un fulgido esempio di quel pensiero unico mainstream che domina politica e media, teso a demonizzare ed “esorcizzare” il cosiddetto sovranismo.

Pensiero unico da cui purtroppo, almeno per ciò che è dato vedere sinora, il “governo gialloverde” stenta nel complesso a prendere le adeguate e nette distanze, pur essendo indicato dai media come “governo sovranista”.

L’editoriale è anticipato da un sovra titolo che la dice tutta, “miti e realtà”, e si intitola “Gli stati non sono sovrani”, modificato all’interno con un più “prudente”, certamente per il maggiore spazio a disposizione, “Perché gli stati non sono interamente sovrani”.

L’opera di giustificazione della demolizione delle sovranità, che a buon diritto dovrebbero appartenere ad ogni Stato sovrano, assume qui un carattere quasi onnicomprensivo delle questioni, meritevole quindi di commento.

Il Cassese parte dalla crisi della lira turca e si inoltra in tutta una serie di considerazioni per arrivare all’evidente obiettivo desiderato, esposto nel finale, e da cui partirò.

A voi giudicare.

L’autore termina così: “… se la crisi di un Paese può trascinare altri nella caduta, è certamente utile che tutti vengano richiamati al rispetto delle regole condivise. I “sovranisti” lamenteranno l’invasione di altri protagonisti nella vita degli Stati, una diminuzione dei poteri del popolo. Ma questo perché hanno un concetto troppo elementare della democrazia, intesa come rapporto esclusivo, stretto soltanto tra un popolo e il suo governo”.

Con questo pensiero il Cassese compie un’opera di delegittimazione del “sovranismo”, ed a ben vedere della democrazia stessa, basata però su degli assunti fallaci, su delle parziali visioni, su delle “verità” assai discutibili.

Di fatto compie la solita e ingannatrice uguaglianza fra sovranismo e nazionalismo, mentre, a ben vedere, il concetto più accettato e comune nel pur variegato campo sovranista è quello di restituire al Paese le prerogative della sua Costituzione originale, prerogative ora in mano a centri di potere esterni, del tutto sottomessi alla finanza, alle lobby, a logge private finanziarie e di altra natura.

Che il “sovranista di destra” possa essere di fatto un “fascista” e spingere per un esasperato nazionalismo in lotta con un altro Paese, visto come minaccia, non sposta la questione: ogni ambito politico-ideologico si caratterizza da visioni parziali che se portate all’estremo e non mediate o non oggetto di sintesi, come potrebbe appunto essere un “rapporto esclusivo, stretto soltanto tra un popolo e il suo governo”, possono condurre su strade indesiderate ai più.

Fortunatamente il campo sovranista è assai variegato e non si ritrova su posizioni così “datate”, probabilmente assai ridicole anche per la maggioranza della sua componente più “destrorsa”.

Credo quindi che il “concetto elementare” sia proprio del Cassese, quello sulla visione della democrazia che avrebbe il “sovranismo”.

Nella sua affermazione inoltre ritiene, evidentemente, che una democrazia matura o evoluta debba naturalmente caratterizzarsi da un’“invasione di altri protagonisti nella vita degli Stati, una diminuzione dei poteri del popolo”.

È ora che questa retorica finisca, che sia adeguatamente denunciata per ciò che è diventata, per ciò che ha permesso: le “limitazioni di sovranità” di cui parla la nostra Costituzione all’Art. 11 devono essere in “condizioni di parità” con gli altri stati, e sono permesse unicamente per favorire “un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”.

Non hanno quindi niente a che vedere con le regole sul pareggio di bilancio, giustificate dalla falsa idea che lo Stato sia come una famiglia.

Niente a che vedere con la perdita di sovranità monetaria in favore di una banca controllata da privati (BCE) e non tenuta ad irrorare di denaro, quando necessario, le economie di quegli stessi Paesi che le hanno regalato il privilegio di emissione della moneta.

Niente a che vedere con tutta la retorica sul “mercato”, come fosse la nuova divinità cui prostrarsi, nascondendo che mentre si parla di mercato si intende “speculazione” e nascondendo che è la speculazione stessa, controllata da poche famiglie e logge, a determinare l’ennesima crisi di un Paese che “può trascinare gli altri nella caduta”.

Per non parlare della retorica di voler “esportare la democrazia” o di farsi “polizia internazionale”: una serie di idee atte a nascondere la vera opera predatoria e di occupazione di territori, Africa in primis, messa in atto da Nazioni de-sovranizzate che curano soltanto gli interessi strategici di varie lobby oligarchiche.

È proprio grazie al pensiero unico propagato dai media e da esponenti illustri quali il Cassese, oltre alla corruzione vera e propria, che lobby, corporations e varie logge private riescono a sfruttare gli Stati ex-sovrani per i loro fini, facendoci “digerire” il tutto come “globalizzazione” e, come racconta il Cassese, “interdipendenza che lega gli Stati nel mondo”.

È ora di marcare chiaramente una differenza da quanto afferma l’autore, che ritengo superficiale, secondo il quale “non basta godere della fiducia dei propri elettorati, bisogna anche rassicurare i mercati e dare affidamento ai propri vicini”.

Al contrario, penso che accordi e scambi di pace e cooperazione fra popoli siano possibili e auspicabili solo fra Nazioni realmente e completamente sovrane, guidate da rappresentanti che esercitino il servizio che la Costituzione attribuisce loro in modo assolutamente democratico e trasparente.

Oltre a ciò, è ora di denunciare la falsità o quanto meno la parzialità di quanto afferma l’autore, sul fatto che “quelli che chiamiamo mercati, sono anche loro, in ultima istanza, composti di risparmiatori-investitori, quindi di ‘popolo’”.

Al contrario, i mercati e con loro la politica degli Stati ex-sovrani sono condizionati da enti speculatori che indirizzano a loro piacimento i risparmi e gli investimenti del risparmiatore: la politica permette loro di usare tali fondi per condizionare la vita delle economie ed i rapporti fra Stati, tanto che ormai da decenni il pil finanziario ha superato di gran lunga quello della “sana” economia produttiva di beni e servizi.

Questi concetti sembrano non appartenere alle riflessioni di Cassese, mentre difende i trattati dell’Unione Europea che, secondo lui, impegnano i vari Paesi “a rispettare alcuni principi giuridici (indipendenza dei giudici) ed economici (equilibri di finanza pubblica).

Cassese non mette mai in dubbio che i giudici possano non essere così indipendenti, dati gli interessi in gioco non più controllabili democraticamente, e sembra non sapere che l’equilibrio di finanza pubblica, oltre ad essere un concetto assai discutibile, viola le parti della nostra Costituzione che parlano di Diritti Umani e sociali.

Equilibrio finanziario che, per altro, avrebbe tutt’altra importanza e visione in presenza di moneta sovrana sostenuta da una banca nazionale non privata.

La giustificazione addotta dal Cassese per la difesa dei trattati sarebbe che i loro “vincoli” hanno “un tratto in comune in quanto “discendono dalla interdipendenza che lega gli Stati nel mondo”.

A ben vedere, i trattati ed i loro vincoli discendono dalla criminale svendita delle sovranità della Repubblica operata dalla politica e da funzionari dello Stato, che hanno sempre più curato gli interessi di una élite finanziaria.

A ben vedere, la storia si caratterizza da un continuo susseguirsi di guerre e tensioni sociali, che si spostano continuamente dal piano militare a quello economico-finanziario, mentre si demolisce progressivamente quello che sembrava essere uno dei punti fondamentali della modernità: lo Stato di Diritto e le sue sovranità.

Credo che l’unica possibilità di miglioramento della politica e della democrazia sia quella che ho qui recentemente chiamato, “sovranismo universalista”, lontana da qualsiasi idea di divisione sociale o ideologica, e da qualsiasi “soave” retorica a senso unico, quale quella espressa dal Cassese.

 

Massimo Franceschini, 13 agosto 2018

nel mio libro un programma politico ispirato ai Diritti Umani

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