Lettera R 2 (renitenza): LOTTA PER LA SOVRANITÀ NEL MONDO DELL’AGENDA DI DAVOS. ALCUNE RIFLESSIONI

massimo franceschini blog

Il secondo contributo su questo spazio, disponibile a quanti si sentono sollecitati dalle mie “Lettera R”, questa volta l’autore è Marco Guido Martini

Qui il video dell’articolo

Pubblicato anche su Sfero

 

Negli ultimi due anni segnati dalla crisi pandemica è rimasto sullo sfondo, come un convitato di pietra, il tema che nella seconda metà degli anni 10 – a seguito dalla Brexit – infiammò la discussione politica nel nostro Paese, ossia il recupero di sovranità politica e monetaria da parte dello Stato.

Un tema che in realtà non è defunto, ma anzi con l’evolvere di questo decennio diventerà sempre più di stringente attualità, adattandosi al mutare dei tempi.

Per cominciare, riavvolgiamo il nastro.

L’euro è una moneta emessa dalla BCE e dalle banche centrali degli Stati membri dell’Eurosistema.

La BCE viene descritta sul sito di Banca d’Italia come “un’istituzione indipendente sovranazionale dotata di personalità giuridica ai sensi del diritto comunitario”.

La BCE affida dei “compiti” alle banche centrali nazionali dell’Eurosistema, che sono tenute a svolgerli per attuare gli obiettivi fissati dalla BCE stessa.

Questi obiettivi, almeno fino all’emergere della pandemia, sono stati sempre improntati sull’applicazione rigida dei dettami neoliberisti promossi da organismi internazionali come Banca Mondiale e FMI, e hanno condizionato pesantemente la politica economica degli Stati membri dell’eurozona, soprattutto di quelli, come l’Italia, che quando sono entrati nell’euro avevano ancora una struttura abbastanza importante di partecipazioni pubbliche (nonostante le privatizzazioni degli anni ’90) e di strumenti legislativi di regolazione dell’impatto del libero mercato sulla società.

Ricordiamo rapidamente che il neoliberismo è quella dottrina economica, oggi dominante in Occidente, che affida allo Stato in ambito economico meri compiti di controllo del sistema generale, senza interventi diretti – che l’Europa di fatto considera interferenze – lasciando che il mercato si regoli da sé. Lo Stato in sostanza mette la cornice, e si assicura che questa rimanga appesa al muro senza cadere, ma il contenuto del quadro è totalmente nelle mani di attori economici privati, che spadroneggiano a loro piacimento.

Questo approccio, alimentato da specifici meccanismi economici e politici, oltre a penalizzare la competitività della nostra economia rispetto al “centro” del sistema – Germania, Austria, Paesi Bassi – ha favorito nel tempo la svendita di quel che restava dell’industria pubblica italiana e la modifica in peggio delle condizioni sociali e normative a tutela dei lavoratori (si pensi al “jobs act” di Renzi, il cui obiettivo presunto era aumentare la “competitività” del nostro sistema economico).

Oggi vediamo nascere una nuova fase del capitalismo globale, per certi versi ancora indefinita, che si può delineare meglio nelle parole di Klaus Schwab, guru del WEF, uno dei maggiori centri del pensiero capitalista contemporaneo. Schwab parla di superamento delle logiche neoliberiste, pur non rifiutandole, ma considerandole non più adatte al modello di mondo che si sta realizzando.

Nella sua visione – che è quella delle grandi multinazionali e dell’alta finanza, e si accorda con le agende dell’ONU – il capitalismo del “cittadino globale” si fonde con una concezione pseudo-ambientalista che mette al centro il benessere del pianeta, considerato il “principale stakeholder” del sistema. È compito quindi degli attori economici adottare tutti quegli strumenti atti a tutelare l’ecosistema, armonizzando il capitalismo globale con le esigenze della natura.

Una visione apparentemente idilliaca ma che all’atto pratico porta a un’ulteriore centralizzazione del sistema politico-economico.

In Europa abbiamo già avuto un “antipasto” del nuovo modello globale che si va definendo oggi proprio con l’istituzione dell’Eurosistema e l’introduzione dell’euro vent’anni fa, e con le politiche economiche “rigoriste” e distruttrici dell’ordine precedente che ne sono derivate.

Al rigore dei conti per “salvare l’economia” sostituiremo quello per “salvare l’ambiente”, digitalizzeremo la moneta circolante per non impattare sull’ambiente – permettendo al sistema di monitorare qualsiasi transazione – e faremo sempre maggiore affidamento ai vari organismi sovranazionali  – come la UE – per sanzionare le imprese e i privati che non rispetteranno i parametri ambientali previsti, al grido di “più Europa per l’ambiente!”.

La lotta per la sovranità non sarà più quindi solo necessaria per recuperare uno strumento – la moneta sovrana – che con un uso assennato permette di dare linfa vitale all’intero sistema economico e alle esigenze della società, sottraendoli ai capricci dei mercati, ma assumerà risvolti sempre più marcatamente politico-culturali, per affermare l’indipendenza dei popoli rispetto a un piano di ingegneria sociale architettato dai cosiddetti “vincenti della globalizzazione” che, con la scusa della protezione della “nostra casa”, intendono imporre un modello di controllo globalizzato della società che finora abbiamo solo intravisto.

 

Marco Guido Martini
4 febbraio 2023

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Massimo Franceschini

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