La sovranità appartiene al Popolo, non ai “mercati”.

di Davide Gionco

In questi giorni stiamo assistendo ad un inedito impasse istituzionale, che per il momento non consente all’Italia di avere un nuovo governo, pur trovandoci a ben 83 giorni dalle elezioni del 4 marzo 2018.

I fatti politici li conosciamo tutti: gli esponenti di 2 partiti, la Lega e il Movimento 5 stelle, che dispongono di una maggioranza nei due rami del Parlamento, hanno faticosamente e responsabilmente trovato un accordo politico per un programma di governo, per un Presidente del Consiglio di loro fiducia e per una squadra di ministri che gode della fiducia sia dei 2 partiti, sia del Presidente del Consiglio.

Ricordiamoci sempre su cosa si fonda la nostra Repubblica democratica:
« L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
 »

La sovranità popolare si esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione, ovvero si esercita votando democraticamente delle persone, deputati e senatori, che rappresentano il Popolo all’interno delle Camere.

Nessun governo può entrare in carica se non ottiene la fiducia dei 2 rami del Parlamento ovvero se non ottiene la fiducia del Popolo, esercitata nella forma di delega prevista dalla Costituzione.

Il Presidente della Repubblica viene eletto, per conto del Popolo, dai 2 rami del Parlamento ed è quindi anch’esso espressione della sovranità popolare, nella forma prevista dalla Costituzione.

Per questo motivo non dovrebbero esistere conflitti fra il Parlamento, eletto dal Popolo, quando in maggioranza intenda dare la fiducia ad un Presidente del Consiglio ed ai ministri di un nuovo governo, e il Presidente della Repubblica, in quanto il Presidente della Repubblica è tenuto ad esercitare la stessa sovranità popolare espressa dal Popolo nelle ultime elezioni politiche.

Il Presidente ha un ruolo di garanzia sul funzionamento democratico e costituzionale del Parlamento e del Governo, secondo quanto previsto dagli articoli 83-91 della Costituzione, ma non ha ruoli di indirizzo politico nei confronti del Governo e del Parlamento, essendo il Parlamento l’organo sovrano nel rappresentare la sovranità popolare, ai sensi dell’art. 1 della Costituzione ed essendo il Governo un organismo che trae legittimità unicamente dal voto di fiducia del Parlamento, espressione della sovranità popolare.

Infatti l’art. 92 della Costituzione dice chiaramente “Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri.
Quindi una volta che sia stato incaricato il Presidente del Consiglio, spetta solo ad esso la formazione della squadra dei ministri, naturalmente tenendo conto della maggioranza politica che voterà loro la fiducia in Parlamento.
L’art. 95 della Costituzione conferma il ruolo del Capo del Governo: “Il Presidente del Consiglio dei Ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile.”

Il Presidente della Repubblica continua pertanto ad essere garante della corretta applicazione della Costituzione, che definisce le “forme” attraverso le quali la sovranità popolare viene esercitata, ma non è tenuto ad assumere decisioni di merito né sul programma politico di governo, né sulle persone dei ministri, in quanto tali decisioni, ai sensi dell’art. 1 della Costituzione, spettano unicamente al Popolo, rappresentato dai parlamentari in maggioranza nelle 2 camere del Parlamento.

In questo senso ad essere fortemente incostituzionale, e quindi in qualche modo eversivo, è quanto ci viene ripetuto in modo martellante dai principali giornali e in televisione.
Repubblica, 26.05.2018, a firma di Umberto Rosso, parlando della supposta indisponibilità del Quirinale ad accettare la proposta di Paolo Savona come Ministro dell’Economia: “Il Colle, che già si era scagliato contro i “diktat” delle nomine imposte,  resta freddo sul nome.
Corriere della sera, 26.05.2018, a firma di Massimo Breda: “Una sfida drammatica, una crisi che si avvita. Una prova? Il senso di assedio che si respira intorno al Colle. I consiglieri del capo dello Stato rispondono ai cronisti con la formula dei prigionieri di guerra: nome, grado, numero di matricola.”
Il Sole 24 Ore, 26.05.2018, a firma di Lina Palmerini: “In questo clima e con la minaccia delle urne sul tavolo, Sergio Mattarella non fa marcia indietro. E non per tenere il punto con Salvini ma perché in questa vicenda sono in ballo alcune questioni fondamentali e una cruciale. Quelle fondamentali non riguardano tanto il nome di Savona ma il fatto che siano state messe in discussione – e ampiamente scavalcate – le prerogative del presidente della Repubblica.

La Costituzione prevede che il Presidente del Consiglio e la squadra di ministri ricevano la fiducia del Parlamento il quale, nell’espressione della sua maggioranza, nelle discussioni per la formazione del nuovo governo è sostanzialmente rappresentato da Luigi Di Maio e Matteo Salvini, leaders dei 2 partiti che dispongono della maggioranza parlamentare emersa dalle ultime elezioni politiche.
In questo senso è incostituzionale ed eversivo quanto riportato dai giornali, i quali darebbero ad intendere che debba essere il Presidente Mattarella a determinare il merito delle scelte politiche e della squadra di governo e non il Parlamento, espressione della volontà popolare.

Possiamo comprendere che il Presidente Mattarella, peraltro eletto da un Parlamento che esprimeva, nella sua maggioranza, una linea politica molto diversa da quella proposte dalle attuali forze di maggioranza, senta tutta la responsabilità di fare da garante costituzionale alla nascita di un governo che si attingerebbe ad andare “irresponsabilmente contro gli “interessi del popolo”, secondo la narrativa costantemente portata avanti dai mass-media da 30 anni a questa parte.

Tuttavia la sovranità popolare ha dimostrato, con le ultime elezioni, di non credere più a questa narrativa.
Solo il 36% degli italiani crede ancora alla narrativa dei mass-media.
Nelle ultime elezioni solo il 22.85% degli elettori ha confermato la propria fiducia a chi ha governato l’Italia negli ultimi 5 anni, attenendosi alla narrativa “europeista” dei mass-media.
Se teniamo conto anche dei cittadini che hanno manifestato la propria sfiducia non recandosi neppure a votare, solamente il 16.66% dei cittadini ritiene che, nel merito politico, si debba dare credito alla linea politica sostenuta dai mass-media.

Di conseguenza il Presidente Mattarella dovrebbe, ai sensi della Costituzione, farsi garante dell’attuazione della sovranità popolare come è stata espressa nelle urne e non di quanto si legge sui giornali o si ascolta in TV. La sua opinione personale, sia nel merito della linea politica del nuovo governo, sia nelle persone proposte dalla nuova maggioranza politica come ministri del nuovo governo, non dovrebbe entrare in gioco in alcun modo.

La realtà è che i mass-media continuano a terrorizzare l’opinione pubblica, compreso –per quanto ci pare di capire – il Presidente della Repubblica, con i “rischi” che l’Italia correrebbe adottando una linea politica non condiscendente alle richieste dell’Unione Europea, che ci sono state puntualmente ricordate dai mass-media citando il parere di non meno di una decina di esponenti di altre nazioni i quali, a vario titolo, rappresentano l’attuale linea politica della UE.

Lo spread, il differenziale di rendimento fra i titoli di stato decennali tedeschi e quelli italiani, continua a salire. A dire dei giornali sarebbe causato dai “timori dei mercati” nei confronti del nuovo governo.
Per correttezza di cronaca ricordiamo a tutti chi siano i soggetti che, concretamente, hanno il potere di fare salire lo spread. I cosiddetti mercati si chiamano:
Mario Draghi, governatore della BCE

Christine Lagarde, direttrice operativa del Fondo Monetario Internazionale

Paul Achleitner, presidente di Deutsche Bank

Lloyd C. Blankfein, presidente della Goldman Sachs

Ed altre poche persone in grado di influenzare nel giro di pochi giorni l’andamento dei titoli di stato italiani e potenzialmente di lasciare il governo italiano senza liquidità per i pagamenti.

Comprendiamo che Mattarella si ricordi ancora di come questi “mercati”, che più correttamente dovremmo definire “lobbies finanziarie internazionali”, imposero nel 2011 all’Italia le dimissioni di Silvio Berlusconi, la salita al governo di Mario Monti e addirittura l’inserimento in costituzione, all’art. 81, del principio del pareggio di bilancio.

Tuttavia il Popolo italiano ha detto chiaramente di voler voltare pagina e di non essere più disposto a subire i veri e propri atti di bullismo, in stile mafioso, dei poteri finanziari che da 25 anni a questa parte stanno rapinando l’economia italiana, causando povertà, disoccupazione, fallimenti, suicidi.

Caro Presidente Mattarella, il Popolo italiano ha votato dando la fiducia a forze politiche che intendono seguire delle politiche diverse.
Non sono forze politiche contro l’Europa, ma che intendono, come scritto nei loro programmi, cambiare l’Unione Europea, che oggi è una istituzione che tutela unicamente gli interessi delle lobbies finanziarie.

Non spetta a lei evitare al popolo di “compiere degli errori”. Il Popolo saprà giudicare le proprie scelte per modificarle nelle prossime elezioni, come ha chiaramente dimostrato il 4 marzi.

I “mercati”, i poteri finanziari, non sono un organismo costituzionale. Non abbiamo bisogno della loro fiducia per avere un nuovo governo nel paese. Anzi, se tale governo godesse della loro fiducia, come gli ultimi 4 governi (Monti, Letta, Renzi, Gentiloni), ci dovremmo preoccupare, in quanto si tratterebbe di un altro governo asservito ai loro interessi speculativi, come continua ad avvenire in gran parte dei paesi europei e nella Commissione Europea.

Caro Presidente, la sovranità appartiene al Popolo, non ai “mercati”, non ai giornali, non all’Unione Europea e non al Presidente della Repubblica.
«La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. »
Le forme ed i limiti previsti dalla Costituzione non consentono di cedere ad altri tale sovranità.

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