LA POLITICA NECESSITA DI UN NUOVO LAVORO DELLO SPIRITO

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L’impegno più grande del pensiero deve volgersi alla politica, chiamata a fermare la resa delle sue istituzioni alla distopia tecnocratica.

di Masssimo Franceschini

 

pubblicato anche su Sfero

 

La necessità del presente articolo nasce dalla visione di questo video giratomi da un amico, le cui questioni sono di estremo interesse per il presente nonostante la questione “politica” non sia approfondita ad un livello utile alla creazione di quello che da anni affermo essere di vitale importanza: un nuovo centro politico consapevole delle sfide del presente, capace di istituire una fase di riscossa per la politica stessa, per il diritto, per lo stato di diritto e le democrazie costituzionali, per gli stessi diritti dell’uomo, da una parte attuati in modo “maldestro” e inefficace, dall’altra “abusati”.

Non era quindi politico lo scopo di quell’incontro, nonostante la questione inerente la politica lo attraversi continuamente, esortata dal Cacciari a non farsi solo mera amministrazione.

Doverosa premessa: non intendo certo presumere di avere l’erudizione necessaria per mettermi ad un livello anche solo vagamente simile ai partecipanti al video: non ho letto il libro di Cacciari in questione, tantomeno sono un conoscitore del molte volte chiamato in causa Weber, degli altri filosofi citati o del Cacciari stesso.

Sento comunque di poter dire delle cose in ordine alle esigenze di natura politica anzidette.

Arrivando al punto, non credo possa bastare la pur indiscutibile necessità di Cacciari tesa a far sì che i mondi della politica, della scienza e dell’economia, visti come prodotti del lavoro dello spirito, possano riconoscersi, rispettarsi vicendevolmente e collaborare, pena la fine del nostro destino in quello che l’autore stesso definisce “sabba delle streghe”.

Non può neanche bastare l’esigenza dell’Istituto di ricerca avanzata “Scienza Nuova”, presieduto da Maurizio Ferraris presente nel video, che avrebbe fra le sue ambizioni quella di ricostituire un collegamento tra la ricerca scientifica e quella umanistica.

Cosa manca a quanto dicono i partecipanti?

Anzi, quale potrebbe essere lo sviluppo di tali questioni e di quell’incontro, da un punto di vista politico?

Per cercare di spiegarlo, non posso non tentare di descrivere le “sfide del presente” cui facevo cenno all’inizio.

Da un punto di vista politico, e molto pragmatico, credo che la questione si possa sintetizzare così: il presente politico dell’Occidente si caratterizza per la sostanziale perdita di sovranità delle istituzioni liberali, “occupate” in larga misura da apparenti rappresentanti di corpi elettorali, ma in realtà facenti parte e/o curatori degli interessi di ambiti corporativi privati, finanziari e transnazionali, in qualche modo saldati fra loro anche da legami oligarchici di vario tipo, palesi e sommersi, ulteriormente collegati a gran parte dei cosiddetti “stati profondi”.

Indipendentemente dalle fazioni e dalle inevitabili divisioni/lotte interne, questa configurazione del potere moderno ha raggiunto una grande influenza su ogni ambito sociale, politico, culturale, lavorativo, mediatico e scientifico: la libera espressione, il libero scambio e sviluppo fra questi ambiti è impedito dalla saldatura totalitaria di tali sfere di potere, corporative e private, una comunanza di fini e una concentrazione di interessi mai così forte ed estesa.

Tale “regime” si fonda su un particolare “pensiero unico dominante”, agevolato dal pressoché totale controllo dei media mainstream e dei centri della cultura, sostenuto da una propaganda anch’essa totalizzante tesa a proporre emergenze come metodo di governo, in modo da condizionare ogni decisione della politica e la stessa vita civile ed economica.

Oltre alle emergenze, tale pensiero è impegnato nella riscrittura dell’uomo stesso e delle sue finalità: da una parte con un’azione di apparente sostegno ed ampliamento dei suoi diritti, del tutto pretestuosa; dall’altra, ponendo delle questioni culturali e sociali connesse a delle procedure tecnocratiche di controllo “inevitabili”, tali da cambiare definitivamente il volto della civiltà e le stesse prospettive dell’uomo in quanto tale.

La capacità di tale sistema di permeare tutti i luoghi fisici, ideali, culturali e lavorativi del vivere civile è talmente grande che la gente stenta a riconoscere tutte le problematiche connesse: l’accettazione della realtà data, con i vari gradi di sopportazione individuali, è difficilmente evitabile, anche considerando che la necessità di “opposizione” non è mai stata una scelta comoda, anche per le semplici faccende di sopravvivenza personali e familiari; men che meno oggi, in un mondo in cui ogni attività sta diventando sempre più condizionata a requisiti costituiti da “accettazioni” varie, culturali, sistemiche e burocratiche, decise da ambiti extra-ordinati e nazionali.

Tali problematiche si vanno ad aggiungere alla sostanziale delegittimazione della politica iniziata 30 anni fa con “mani pulite”, opera portata a compimento con l’enorme antipolitica generata dal drammatico tradimento dell’esperienza 5S.

Il quadro appena descritto mi pare evidenzi svariate necessità in ordine alla politica:

– ricostruire il significato del suo essere, non solo amministrativo-regolativo, ma ricostituente il senso ed il funzionamento delle istituzioni liberali, in una nuova stagione di trasparenza e partecipazione di tutta la società civile;
– definire processi di ordine culturale e giuridico da svolgersi democraticamente ed apertamente, capaci di mettere in discussione tutte le questioni che stanno trasformando la nostra civiltà sull’onda di un tecnicismo anti-etico e di uno scientismo “religioso”, che ho anche chiamato “teoscienza”, totalmente contraddittori con la stessa sopravvivenza umana per come la conosciamo;
– trasformare i due punti precedenti in una proposta politica ed operativa realmente alternativa all’odierno funzionamento della società e delle sue istituzioni; una proposta che abbia un’autorevolezza capace di avere una chance di “gareggiare” con l’enorme apparato di sistema, al fine di comunicare in maniera efficace con un numero di persone utile a metter in moto il cambiamento stesso dell’agenda politica, altrimenti deciso dal sistema tecnocratico oggi in vigore.

Credo che se vogliamo quindi dare una nuova dignità alla filosofia – in questo caso filosofia politica – annunciata per morta da vari filosofi come ricordato anche da Cacciari proprio alla fine del video, non possiamo non tener conto di queste osservazioni.

Altrimenti non riusciremo a costruire la realtà ideale da lui auspicata, che vede possibile soltanto se il lavoro dello spirito politico e scientifico si muovono insieme in maniera coordinata.

Non riusciremo ad ottenere quanto esattamente descritto durante la conversazione: “libera espressione della creatività dello spirito di ciascuno, della potenza dello spirito di ciascuno, quella libera espressione del potere di ciascuno”.

 

7 settembre 2022
fonte immagine: Pixabay/Flickr

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