La nascita storica dei Monti di Pietà: la Chiesa Cattolica ha sempre vietato il prestito ad interesse

di Giovanni Lazzaretti

Può sembrare strano, ma gli argomenti più trattati nei Vangeli sono la moneta e l’economia. Andate a vedere dove si parla di amministratori, argento, banche, cambiavalute, decima, denaro, elemosina, monete, oro, prestito, ricchezza, talenti, tributi,… e ve ne renderete conto.

La Bibbia ci dà una traccia molto chiara delle protezioni che dobbiamo mettere in atto su noi stessi per difenderci dal problema del denaro, per far sì che non diventi il nostro dio.

C’è la proprietà, certamente: «Non ruberai», «Non desidererai alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo».

Ma c’è anche l’uso sociale della proprietà: «Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, all’indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio: voi non dovete imporgli alcun interesse».

C’è anche il canto della decima: «Portate le decime intere nel tesoro del tempio, perché ci sia cibo nella mia casa; poi mettetemi pure alla prova in questo – dice il Signore degli eserciti -, se io non vi aprirò le cateratte del cielo e non riverserò su di voi benedizioni sovrabbondanti».

Gesù riprende i concetti e li arricchisce. Ecco quindi il «Prestate senza sperarne nulla». Ed ecco il «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima sulla menta, sull’anéto e sul cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste invece erano le cose da fare, senza tralasciare quelle»: la decima come trampolino di lancio per cose più grandi.

Della Chiesa primitiva si legge che «Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno». Modello economico che funzionò per breve tempo, tanto che San Paolo dovette fare collette per i poveri di Gerusalemme. Ma mostrava comunque il senso di distacco dai beni materiali.

Tasso zero, decima, deposito: tutti i fondamentali erano già impostati.

La Chiesa per secoli vietò il prestito a interesse come una delle pratiche più sporche che un cristiano potesse fare. Ancora nel 1311 il Concilio di Vienne condannava il prestito a interesse, nonché i regnanti che lo tolleravano.

Poi, secondo la divulgazione, «nascono i Monti di Pietà, sotto la spinta dei Francescani, cerniera tradizionale tra le esigenze di un’economia che è definitivamente uscita dall’immobilismo medievale e quelle di una teologia restia a sdoganare definitivamente il concetto di prestito a interesse». Una frase tra le tante, da Internet. Frase che fa parte della cattiva divulgazione.

Se lo sdoganamento del prestito a interesse fosse avvenuto all’epoca dei Monti di Pietà, come mai Papa Benedetto XIV dovette intervenire con l’Enciclica Vix Pervenit sul medesimo tema ancora nel 1745?

La Chiesa mai, e in nessun modo, ha sdoganato il prestito a interesse. Anzi ha ribadito che ogni guadagno che superi il capitale prestato è illecito ed ha carattere usuraio. Anche se l’interesse è moderato, anche se è un povero a prestare a un ricco, anche se chi riceve il prestito ne trae cospicui guadagni.

E qui casca l’asino, cioè io: pensavo che la Vix Pervenit correggesse un errore originato da San Giacomo della Marca. L’ho detto anche in una conferenza: «Il grande San Giacomo della Marca, combattente contro l’usura, sbagliò nell’impostare il concetto di “interesse modesto necessario per il funzionamento dei Monti di Pietà”. Ciò che serviva era un rimborso spese non legato al tempo».

Già. Ma dove l’avrò letta questa cosa, se non bevendo da cattiva divulgazione?
San Giacomo muore nel 1476. Il dibattito sui Monti di Pietà si accende (fanno usura sì o no?). Un mio lettore, Marco G., mi manda un riferimento alla Bolla “Inter Multiplices” di Leone X, 1515, dove non si parla di “modesto interesse”, ma della liceità di «un modesto compenso per le sole spese degli impiegati e di quanto è necessario per la conservazione, senza un guadagno per gli stessi Monti».

Mi serve il testo intero, la sola citazione non basta. Si trova agevolmente in latino, faticosamente in italiano. Ma la pazienza non delude, perché Leone X, oltre a sdoganare i Monti col “modesto compenso”, oltre a non parlare mai di interesse, aggiunge una cosa importante: «Naturalmente sarebbe molto più perfetto e più santo, se tali monti fossero costituiti del tutto gratuitamente. E pensiamo che i fedeli debbano essere sollecitati con maggiori indulgenze ad erigere questi monti di pietà dotati dei fondi necessari per le spese».
Insomma «avete fatto trenta, fate trentuno», come si usa dire (frase nata da Leone X, tanto per stare in tema).

Insomma Leone X non sbagliò.
Fu la prassi di cattolici poco attenti o in malafede che trasformò il “modesto compenso per le spese”, in “modesto interesse per le spese”, poi in “modesto interesse” e basta, e infine estese l’interesse anche al di fuori dei Monti.

Poi arrivò la Vix Pervenit a risistemare tutto.
Se il Papa aveva le idee chiare nel 1515, posso star certo che le aveva chiare anche il grande San Giacomo della Marca pochi anni prima. La perversione venne dopo. Un grazie a Marco G., un grazie a San Giacomo, per avermi chiarito le idee.

 

Giovanni Lazzaretti
giovanni.maria.lazzaretti@gmail.com

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