Il sistema monetario: un errore matematico?

di Giovanni Lazzaretti

Unità di misura

Il metro ci consente di confrontare le lunghezze degli oggetti.
La moneta è l’unità di misura che ci consente di confrontare il valore degli oggetti. E, come la definizione di “metro”, anche la definizione di “moneta” potrebbe aver avuto un’evoluzione nel tempo.
Ma, innanzitutto, è mai stata definita questa “unità di misura del valore”?
Non certo con una definizione univoca. Se su Internet digitate “definizione di metro” trovate subito la definizione “secca”. Se digitate “definizione di moneta”, trovate in cima alla lista un sito che recita così “La moneta è un concetto chiaro a tutti dall’esperienza diretta di tutti i giorni. Tuttavia, provate a scrivere una definizione di ‘moneta’ e le difficoltà inizieranno a prendere il sopravvento”.
E’ un po’ come l’aforisma di Sant’Agostino “Che cosa è, allora, il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so; se dovessi spiegarlo a chi me ne chiede, non lo so”.
Sono andato all’interno di un corso di economia politica su Internet: c’è un paragrafo che recita “Definizione di moneta”, ma in realtà la moneta non viene definita, ne vengono semplicemente elencate le funzioni.
E’ già qualcosa, ma vedremo che non sarà sufficiente. Vediamo le tre funzioni.
Innanzitutto la moneta è metro di misura del valore dei beni. Sabato al forno ho presso un sacchetto di pane e un bombolone, e ho pagato 4 euro. La moneta, unità di misura del valore, mi dice che questo libro (Tremonti – Uscita di sicurezza) vale 3 di quei sacchetti di pane + bombolone.
Inoltre, come il metro per poter misurare la lunghezza deve avere la caratteristica della lunghezza, così la moneta per poter misurare il valore deve avere lei stessa la caratteristica del valore. Avendo la caratteristica del valore, permette di conservare e trasferire nel tempo il valore, ossia la ricchezza.
Infine ha la funzione di mezzo di pagamento: poiché tutti la riconoscono come “portatrice di valore”, tutti scambiano beni per moneta, e scambiano moneta per beni.
Dette queste cose, ecco che il corso di economia politica va subito al sodo: banca centrale, offerta di moneta, mercato dei titoli, mercato dei beni, domanda di moneta, tasso d’interesse.
Qui il trucco è già avvenuto.
Tutto viene dato per scontato.
Vediamo allora tutte le cose che non ci hanno detto sulla moneta.

 

Ciò che non ci dicono mai su questa unità di misura

Vediamo cosa si dimenticano sempre di dirci su questa unità di misura.
Il valore è una proprietà intrinseca dei beni? Mentre la lunghezza posso ritenerla una proprietà intrinseca della materia (fatta salva la relatività), il valore non è una proprietà intrinseca, è invece una dimensione dello spirito. E’ solo la previsione del godimento che trarrò dall’oggetto che ne determina il valore.
Se offro quel sacchetto di pane a un celiaco, non mi darà un centesimo. E se offro questo libro a un immigrato cinese, non mi darà un centesimo.
La moneta è un concetto economico? Evidentemente no. L’unità di misura del valore è un concetto giuridico, non economico. Basti pensare al concetto di “corso legale” della banconota cartacea, oppure al fatto che l’autorizzazione all’emissione di banconote è addirittura definita a livello di Trattato dell’UE.
Chi emette la moneta? Il solito corso di economia politica mette “la banca centrale”. Ma è un fatto di natura? E’ una naturale evoluzione delle nazioni l’aver delegato l’emissione a una banca centrale? E di chi è la banca centrale?
Una volta emessa, di chi è la moneta? Di chi l’ha commissionata? Di chi l’ha stampata? O di chi?
Le modalità di emissione hanno un’influenza sull’economia?
E infine, in che modo la moneta “porta con sé” il suo valore? E’ un valore intrinseco? E’ un valore creditizio? E’ un valore convenzionale?
Accantoniamo quindi il corso di economia politica: le tre cosette che ci raccontano (unità di misura del valore, conservazione e trasmissione della ricchezza, mezzo di pagamento o di scambio) sono vere, ma riguardano la moneta già nata, non il modo in cui essa nasce.
Noi vogliamo concentrarci sul modo in cui essa nasce.

 

Valore intrinseco, creditizio o convenzionale?

Liberiamoci subito della questione più facile.
La moneta ha valore intrinseco, valore creditizio o valore convenzionale?
Il valore intrinseco è quello della “moneta d’oro”, il forziere di monete d’oro dei nostri sogni da bambini.
Una volta stabilito che il baratto era scomodo, l’idea fu quella di fissare un oggetto riconosciuto dalla comunità come “oggetto di valore”, che consentisse di superare il baratto.
Doveva essere un oggetto raro (non posso pagare le cose con sabbia che ognuno può trovare in quantità enormi), doveva essere un oggetto trasportabile in poco posto (non posso commerciare agevolmente tramite balle di fieno), doveva essere un oggetto non deperibile.
L’oro, l’argento. Poi l’oro coniato, che dava garanzia di un certo “peso d’oro” garantito dal re di turno.
Con l’evolversi dell’economia, anche il sacchetto di monete d’oro divenne scomodo.
Si passò via via alla moneta di tipo creditizio: non più valore intrinseco, ma carta stampata in un certo modo particolare, che garantisca l’autenticità del titolo stampato e la convertibilità di quel pezzo di carta in oro (il vecchio e falso “pagabili a vista al portatore” sulle lire italiane).
A Bretton Woods nel 1944 si confrontarono i due concetti di moneta creditizia e di moneta convenzionale. Confronto blando, e vinse la moneta creditizia.
A Fort Knox c’è l’oro. Gli Stati Uniti garantiscono che i dollari si possono cambiare in oro. Gli altri Stati non hanno nemmeno bisogno di avere la riserva in oro: è sufficiente che mantengano un sistema di cambi stabili nei confronti del dollaro.
La farsa durò pochissimo, 27 anni.
In quei 27 anni gli USA emisero dollari in quantità ben superiore alle riserve di oro (oro fissato a 35 dollari per oncia). De Gaulle per la Francia e alcune banche europee cominciarono a pretendere il cambio dei dollari in oro.
Il 15 agosto 1971 Nixon chiuse la questione: gli USA non convertiranno più i dollari in oro.
Senza dare giudizi sulla moralità dell’atto di Nixon, la sua decisione rivela due cose:
– la moneta ha valore puramente convenzionale; se avesse avuto davvero valore creditizio, all’annuncio che il credito non sarebbe più stato onorato, il valore del dollaro doveva precipitare a zero; invece non accadde nulla;
– la moneta è un entità giuridica, non economica: tanto è vero che è stata trasformata da tipologia creditizia a tipologia convenzionale col semplice atto di un presidente, senza dover effettuare alcuna azione economica.
Ho detto che il 15 agosto 1971 di fatto “non accadde nulla”.
Intendevo dire “nulla in apparenza”.
In realtà accadde una cosa colossale e notata da pochissimi: le banche centrali, nate per emettere moneta di tipo creditizio, continuavano a mantenere identici i loro privilegi anche se adesso emettevano moneta puramente convenzionale.
E’ questo il virus che in 45 anni ha devastato il mondo.

 

I 5 modi di emissione della moneta

Per capire meglio l’essenza del virus che ci devasta, dobbiamo parlare delle modalità di emissione, sgombrando innanzitutto il campo da un equivoco presente in molte persone.
Bankitalia non è “la banca dell’Italia”: è una ditta privata i cui proprietari sono delle banche private, a parte una quota del 5% di proprietà dell’INPS e meno dell’1% per l’INAIL.
La BCE a sua volta è proprietà delle banche centrali, quindi è anch’essa una ditta privata che gode di una serie di funzioni o privilegi assegnate dagli Stati.
Elenchiamo i 5 modi con i quali, nella zona euro, nasce il denaro (dovrò necessariamente semplificare alcuni passaggi).
A) Emissione di circolante cartaceo
B) Emissione di monete metalliche
C) Denaro scritturale emesso col meccanismo della riserva frazionale
D) Emissione da parte di falsari.
E) Il “gira gira”
CASO “A” – L’emissione del circolante cartaceo coinvolge 4 attori: lo Stato, Bankitalia, il signor X, la banca B del signor X. In realtà coinvolge anche la BCE, ma questo passaggio complica solo la spiegazione senza modificare la sostanza.
“La moneta è immessa nel mercato in base ad operazioni previste e disciplinate dalla legge, con le quali la Banca d’Italia cede la proprietà dei biglietti. Questi come circolante vengono registrati nel passivo nella contabilità della Banca che acquista in contropartita o riceve in pegno beni o valori mobiliari (titoli, valute, ecc.) che finiscono nell’attivo” (dalla memoria difensiva di Bankitalia in un processo intentato contro di lei, 20 settembre 1994).
Questi i rapporti a livello “alto”, tra Stato e Bankitalia. A livello “basso” le cose sono note. Il signor X ha bisogno di 250 euro, va al Bancomat e li preleva dalla banca B.
Vediamo la situazione patrimoniale dei 4 soggetti:
– al signor X cresce un attivo (la cassa contanti, ossia il suo portafoglio) e contemporaneamente cala un altro attivo (il suo conto corrente)
– alla banca B cala un passivo (il debito di conto corrente verso X) e cala un attivo (l’entità dei suoi contanti); eventualmente potrà rivolgersi a Bankitalia per avere altri contanti
– a Bankitalia cresce un attivo (i titoli consegnati dallo Stato) e cresce un passivo (le banconote circolanti sono un passivo di Bankitalia)
– allo Stato cresce un passivo (i titoli consegnati a Bankitalia) e cresce un attivo (la sua disponibilità di Tesoreria).
Tutto contabilmente a posto.
Con due stranezze. (1) I titoli consegnati dallo Stato a Bankitalia sono debiti e fanno partire il “contatore” degli interessi passivi. (2) Il cittadino è contabilmente creditore di 250 euro verso Bankitalia, ma, se va a Bankitalia e chiede di estinguere quella passività, o lo arrestano o lo mettono in manicomio.
CASO “B” – Molto simile al caso “A”, anche se in questo caso Bankitalia sta fuori dal giro.
Lo Stato tiene le monete circolanti nelle sue passività.
Il cittadino è formalmente creditore nei confronti dello Stato per l’importo delle monete che ha in tasca.
Questa forma di emissione crea un piccolo attivo per lo Stato (pari allo 0,025% delle sue spese), modestissimo rispetto al caso “A”; le monete circolanti in Italia sono infatti (al 31/12/2010) 4,5 miliardi di euro contro 138 miliardi di euro di circolante cartaceo.
CASO “C” – La riserva obbligatoria europea è fissata al 2%, anche se alcuni istituti bancari la tengono più alta.
L’italiano normale pensa che la riserva funzioni così: “verso 1000 euro in banca, la banca ne tiene 20 a disposizione, e ne presta 980”.
Altri italiani normali ignorano l’esistenza della riserva: “verso 1000 euro non perché vengano prestati, ma perché la banca li custodisca e mi dia comodi metodi di pagamento; è per questo che pago le spese bancarie e ricevo interessi zero”.
La situazione però è più complessa. Infatti i 980 euro prestati dalla banca finiscono in un altro conto corrente. E quindi di questi 980 il 2% = 19,60 euro verranno trattenuti e 960,40 prestati. I 960,40 andranno in un altro conto corrente, e il gioco si ripeterà.
Al susseguirsi delle transazioni versamento -> riserva -> prestito -> versamento il meccanismo della riserva si trasforma in moltiplicatore di denaro. Tendenzialmente con una riserva del 2% si moltiplica il denaro per 50: i 1000 euro “veri” iniziali diventano 50.000; 1.000 sono veri, 49.000 sono debiti.
Considerato che le riserve europee 2010 (rapporto BCE 2010) erano a 212 miliardi di euro, potete facilmente stimare il castello di debiti che si regge su questa riserva.
CASO “D” – Non necessita di spiegazioni. L’entità dell’emissione di denaro falso non è trascurabile (nel 2011 sono state sequestrate 145.000 banconote per un valore di circa 7 milioni di euro), è un’emissione illegale e immorale, ma è un’emissione che non genera debito.
CASO “E” – Sono grato al signor D.B. Ha un cugino che lavora in una banca d’affari in Lussemburgo. Gli ha chiesto qualche ragguaglio divulgativo sull’emissione di denaro, ha ricevuto vari riferimenti, ed ha anche ricevuto una breve descrizione del suo lavoro.
La “mission” della loro banca è quella di superare il limite del “multiplier” [il meccanismo che ho descritto prima al caso “C”]. E’ stato stabilito che si possa moltiplicare il denaro per cinquanta? Loro vogliono riuscire a moltiplicarlo per sessanta, o per settanta. Lo Stato, con le sue leggi e regole, fornisce involontariamente gli strumenti adatti. La banca studia le regole del gioco decise da politici e funzionari, e comincia a giocare al “gira gira”, mettendo semplicemente in pratica quelle regole.
In estrema sintesi, ci sono grandi aziende che, aiutate da queste banche speciali, sfruttano le differenze di legislazione fiscale tra gli Stati per togliere liquidità dallo Stato X e farla apparire nello Stato Y, non a vantaggio dello Stato Y, ma a vantaggio delle grandi aziende. E’ il “gira gira”. Non è evasione fiscale, non è elusione fiscale, è indebitamento di uno Stato per un’imprevista perdita di liquidità, liquidità che appare altrove sfruttando le differenze di legislazione fiscale.
Quanto pesano i 5 casi A B C D E ? B e D sono largamente in coda. L’ente che emette denaro nei casi C + A è direttamente il sistema bancario; nel caso E sono le grandi aziende che costringono gli Stati a indebitamenti extra col sistema bancario.
L’ente che emette il denaro è quindi sempre il sistema bancario, e il medesimo ente presta quel medesimo denaro a interesse.

 

Un errore concettuale

Avevo fatto un sondaggio tra i miei indirizzi e-mail. Suonava così: “Il mondo nel suo complesso è in grado di saldare il suo debito?” Fornivo poi cinque risposte in ordine alfabetico:
1) E’ impossibile rispondere, perché la presenza delle attività in “nero” occulta una parte dei dati economici e finanziari
2) La domanda non ha senso: poiché a ogni debito corrisponde un credito, il mondo nel suo complesso non ha ne’ debiti ne’ crediti
3) No
4) Si
5) Teoricamente si potrebbe rispondere; ma poiché occorrerebbe raccogliere un’enormità di dati, e dati in continua evoluzione, la risposta per motivi di ordine pratico non si può dare
Ho ricevuto 36 risposte. 5 persone hanno fornito risposte “altre” che ho conservato, ma che non posso analizzare, perché aprirebbero troppi fronti di discussione. I 31 rimanenti si sono così divisi: (risposta n.1) 3 persone (2) 13 persone (3) 12 persone (4) 1 persona (5) 2 persone.
Le risposte n.1 e n.5 descrivono situazioni reali di incertezza, ma il grosso delle persone ha scelto ugualmente la risposta “NO”, nonostante queste incertezze. In alternativa hanno scelto la risposta “da partita doppia”: crediti e debiti si compensano, il mondo è a saldo zero.
Alcuni dei “NO” hanno aggiunto delle motivazioni: pensano a un “NO” perché il debito è troppo grande. Una persona però ha scritto una motivazione diversa.
La mia risposta è “NO” e azzardo un motivo da ignorante quale sono, però convinto che sia così. Il debito è costituito da interessi gonfiati ed è enormemente più grande della ricchezza reale disponibile per cui è assolutamente impossibile che possa essere saldato. […] F.
“Debito più grande della ricchezza disponibile”, è questa la risposta giusta.
Ma anche la risposta n.2 appare giusta.
Com’è possibile?
E’ possibile perché il nostro mondo è impostato su un colossale trucco, ossia la confusione alimentata ad arte tra “debito” e “mezzi per pagare il debito”: si misurano entrambi in euro (o altra valuta) ma non sono la stessa cosa.

Avevo tentato di diffondere questo concetto attraverso una storiella intitolata “Dieci famiglie sull’altopiano”. Dovrò darne una versione estremamente semplificata.
C’è un isola perfettamente autonoma dal punto di vista economico e finanziario. Un colossale tsunami la spazza via. Si salvano solo Giovanni e Guido che stavano facendo una gita in collina. Giovanni al momento dello tsunami aveva 1000 talleri di debito con Guido, e ha solo 600 talleri in tasca. Guido non ha niente in tasca, ha solo i 1000 talleri di credito.
E’ vero quindi che il sistema “Giovanni + Guido” non ha ne debiti né crediti, ma, con questa situazione, Giovanni non potrà mai saldare il debito con Guido, perché gli manca il mezzo.
Giovanni e Guido capiscono subito il concetto, perché sono due sole persone che si guardano in faccia.
Poi incontrano Mauro e Romano: anche loro si sono salvati, anche loro hanno la stessa situazione di Giovanni e Guido. Mauro ha 1000 talleri di debito con Romano, e ha solo 600 talleri in tasca. Romano non ha niente in tasca, ha solo i 1000 talleri di credito.
2000 talleri totali di debito, 2000 talleri totali di credito, 1200 talleri totali di “mezzi per saldare il debito”. Il debito è tuttora impagabile, per mancanza del mezzo. Ma, attenzione. Adesso sia Giovanni che Mauro possono SINGOLARMENTE saldare il loro debito (il loro debito SINGOLO è di 1000 talleri, e in giro ci sono 1200 talleri), ma non possono saldarlo GLOBALMENTE.
Il mondo è nella stessa identica situazione (i debiti sono di importo superiore al mezzo necessario per pagarli), ma il mondo non se ne rende conto, perché ogni singolo individuo è convinto che lui (o la sua famiglia) è in grado di saldare i propri debiti lavorando. Ed è vero: ognuno SINGOLARMENTE PUO’, ma la comunità GLOBALMENTE NON PUO’.
Eccoci arrivati a uno dei punti evidenziati nella vicenda del matematico Lobačevskij: ciò che è vero su piccola scala non è affatto detto che sia vero su grande scala. Un grande triangolo è sempre scomponibile in quanti si voglia piccoli triangoli equivalenti tra loro (basta prendere il triangolo, tirare una mediana, eccetera). Ma gli angoli interni dei piccoli triangoli fanno 180°, mentre gli angoli interni del grande triangolo non fanno 180°.
E così è nel mondo della moneta. Il singolo può sempre riuscire a saldare i propri debiti, ed è ciò che capita a tanti di noi nella normalità. Ma l’insieme di tutti i singoli non è in grado di saldare tutti i debiti.
Rimarchiamo l’errore concettuale di base: il debito e i mezzi per saldare il debito non sono la stessa cosa. Per il modo in cui viene emesso il denaro, il debito è sempre superiore ai mezzi per estinguerlo.
“Poiché l’ente che emette il denaro è il medesimo ente che presta quel medesimo denaro a interesse, il debito del mondo, per motivi matematici, e non per la buona o cattiva volontà dei popoli, è impagabile”

 

I due bacini

Il debito è già una brutta cosa in se stesso. A nessun individuo normale piace avere dei debiti. Li accetta in vista di un bene da conquistare o di un bisogno che supera la paura del debito.
Se il debito è una brutta cosa, figuriamoci cosa è un debito inestinguibile per natura.
Ma il problema non finisce lì: il debito porta con se gli interessi passivi.
E’ come se ci fossero due bacini idrici.
Uno lo chiameremo “bacino dell’economia e del lavoro”.
L’altro lo chiameremo “bacino del capitale autoalimentato”.
Tra i due c’è una pompa perennemente in azione, che sottrae acqua al bacino dell’economia e la trasporta nel bacino del capitale autoalimentato, attraverso il meccanismo degli interessi passivi.
E questa pompa è creata e tenuta in funzione dalle modalità di emissione della moneta.
Quelle modalità di emissione che il “corso di economia politica” citato prima si guarda bene dall’illustrare.
Se, al titolare di un debito inestinguibile, voi chiedete anche gli interessi passivi, è ovvio che quel debito non può che dilatarsi.
La dinamica “debito –> interessi passivi –> nuovo debito” ricorda molto la definizione di tumore che si trova su Wikipedia «una massa abnormale di tessuto che cresce in eccesso e in modo scoordinato rispetto ai tessuti normali, e persiste in questo stato dopo la cessazione degli stimoli che hanno indotto il processo».
Non c’è più bisogno di nuovo debito per creare interessi passivi: ci pensano gli stessi interessi passivi ad autoalimentare il debito.
Quante volte abbiamo sentito la frase “Si allarga la forbice tra ricchi e poveri”. Viene sempre il pensiero che ciò accada perché i ricchi sono lì in agguato a cogliere le occasioni per spennare i poveri. Niente di più falso. I ricchi non devono fare nulla: la pompa matematica lavora per loro giorno e notte.

 

Il sistema monetario: un errore matematico?

Riassumiamo la situazione.
– La moneta è un’entità puramente convenzionale, ossia per emetterla non occorre nulla, se non la volontà di emetterla.
– L’emissione, in ambito europeo, è delegata alla BCE o alle banche centrali aderenti euro, tramite BCE o alle banche centrali autonome (ricordiamoci che ci sono Stati della UE non aderenti all’euro). Cioè è delegata ad aziende private.
– L’emissione di moneta convenzionale è sempre fatta col mezzo del debito a interessi, creando così una discrepanza permanente tra il debito e i mezzi per pagarlo, discrepanza che cresce sia per il crescere del debito, sia per autogenerazione tramite gli interessi passivi.
– Questa modalità di emissione tramite banca centrale privata è un retaggio del passato, nel quale la banca centrale, assieme ai privilegi che le venivano concessi aveva anche degli obblighi (ad esempio Bankitalia fino al 1981 aveva l’obbligo di acquisto dei BOT invenduti). Il metodo della “moneta debito” era già messo a punto nel passato, ma i suoi esiti erano meno eclatanti.
Cosa ne pensate adesso? C’è un errore matematico alla base del sistema monetario?
La risposta non è né SI né NO.
La risposta è DIPENDE.
Dipende da chi siete.
Siete l’uomo normale, il classico uomo della strada che crede nella natura delle cose, che crede che il lavoro serve a mantenere la famiglia e a risparmiare per gli imprevisti, e crede che i debiti siano quella cosa “che va onorata”?
Allora sì, c’è un errore matematico nel sistema.
Il mondo infatti è strutturato in modo che i debiti non possano mai essere onorati.
Ma se siete uno che ha 3 milioni di euro da parte (quella che stimo essere la soglia minima del capitale autoalimentato), voi potete vivere sul debito dello Stato italiano.
Nel 2010 lo Stato italiano aveva nelle sue uscite di bilancio circa 70 miliardi di euro di interessi passivi; nello stesso anno le sue passività finanziarie (non è il debito, ma è la “fonte” degli interessi passivi) stavano a 2.280 miliardi di euro: vale a dire che, a spanne, potete lucrare dallo Stato una percentuale attorno al 3% del vostro capitale.
Facciamo il 2% per stare tranquilli. 3 milioni di euro al 2% fanno 60.000 euro l’anno, 5.000 euro puliti al mese. Si campa dignitosamente.
E si lucra in tutta tranquillità, perché lo Stato italiano non fallisce. E se aveste sentore che possa fallire, farete in tempo a spostare i vostri 3 milioni altrove. Sono sempre gli altri, cioè coloro che vivono di lavoro, quelli che non hanno la possibilità di scappare dalla barca che affonda. Chi vive di capitale lo sposta dove vuole.
Supponete di averne 30 di milioni. E di avere anche un lavoro di potere e ben retribuito. Voi capite bene che la “pompa” lavora costantemente per voi, tanto che non avete nemmeno la possibilità di spendere il denaro che accumulate. Il denaro diventa potere allo stato puro.
Se quindi siete uno di quelli del “capitale autoalimentato”, non vedrete nessun errore matematico nel sistema. Basta definire il debito come “quella cosa che non si deve mai estinguere” ed ecco che il sistema funziona perfettamente e non ci sono errori matematici.
La scelta, come sempre, è una scelta antropologica di fondo: chi volete essere?
– L’uomo del lavoro e del bene comune?
– O l’uomo del potere e degli interessi passivi?

 

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