Gli errori degli altri: l’ideologia anteposta all’esperienza

“Impara tutto ciò che ti è possibile dagli errori degli altri. Non avrai tempo a sufficienza per farli tutti”
(Alfred Sheinwold).

Se questa massima del campione di bridge e scrittore americano Alfred Sheinwold fosse costantemente applicata, le nostre esistenze sarebbero senz’altro meno sventurate. Purtroppo, non è quasi mai così. Non siamo in grado di apprendere dagli errori altrui ma dobbiamo vivere le situazioni che la vita ci presenta e pagare le conseguenze delle scelte sbagliate direttamente sulla nostra pelle per capire davvero.

Mio padre, che al contrario di Sheinwold non sapeva giocare a bridge ma aveva una chiarissima visione del mondo che solo ora che lui non c’è più inizio ad apprezzare veramente, sin da quando io ero bambino mi diceva: “l’esperienza non si compra e non si vende da nessuna parte”. Aveva ragione.

La “miopia” che contraddistingue le nostre vite e che ci porta ad apprendere dai nostri errori solo quando li abbiamo già compiuti è una circostanza comprensibile data la carenza di informazioni di cui il singolo si avvale per valutare i comportamenti da adottare che è diretta conseguenza dell’angolo di visuale del mondo necessariamente ristretto del quale ognuno di noi può usufruire.

Molto meno comprensibile è se questa miopia affligge chi dovrebbe prendere, in nome e per conto della collettività, decisioni che impatteranno significativamente su di essa. Da chi guida le Nazioni ti aspetteresti lungimiranza e capacità di sfruttare anche gli errori degli altri, come dice Sheinwold.

Non so esattamente come i governi e gli opinion leader degli altri Paesi affrontino i problemi e se riescano a far tesoro delle esperienze altrui, della storia.

Invece so piuttosto bene come funziona qui da noi.

Gli errori altrui e gli insegnamenti della storia sono considerati utili ed istruttivi solo e soltanto quando questi fanno gioco per il proprio tornaconto elettorale. Per il resto vale unicamente il paradigma dominante, il pensiero unico rappresentato in questa fase storica dalla globalizzazione, dalla negazione della sovranità degli Stati e dei loro confini, dall’europeismo, dal meticciato.

È l’ideologia ad essere sempre anteposta alle evidenze storiche e agli errori commessi da altri il che fa sì che questi ultimi scompaiano dai radar e ne venga annullata così l’intrinseca utilità.

Scioccamente i fautori del globalismo anteponendo una visione ideologica del mondo, si comportano come neppure il più stupido degli animali farebbe, non apprendendo (volutamente) dai propri errori né tantomeno da quelli altrui.

Volete qualche esempio?

La storia ci insegna che l’islam nei suoi 14 secoli di esistenza non si è mai integrato con nessuna delle comunità con le quali è venuto a contatto creando, nella migliore delle ipotesi enclave completamente separate dal contesto circostante regolate non già dalle Leggi degli Stati ospitanti ma dalla sharia e nella peggiore delle ipotesi instaurando appena possibile e spesso con la violenza regimi autoritari teocratici che hanno velocemente isolato, fagocitato e eliminato fisicamente chi professasse altri credo religiosi. Basterebbe dare una rapida occhiata alle realtà di oggi in Francia e in Svezia o alla storia recente in Iran, Pakistan, Arabia Saudita per avere l’immediata conferma della veridicità di queste affermazioni. Ciononostante, l’Europa sembra avere avviato un rapido percorso di autodistruzione della propria identità e delle proprie tradizioni giuridiche consentendo che al proprio interno si realizzino situazioni estranee alla giurisdizione occidentale rafforzando poi questo meccanismo introducendo il reato di islamofobia allo scopo di bloccare sul nascere ogni legittima voce di protesta. L’esempio è abbastanza indicativo di cosa succeda quando si antepone un approccio ideologico ad uno logico. La logica porterebbe alla necessità di un contenimento del processo di islamizzazione della società occidentale – e basterebbe leggere qualche libro di storia sull’argomento per convincersene – ma l’ideologia dominante, in nome del politicamente corretto, non lo consente.

Analogamente si potrebbe ragionare sul fenomeno dell’immigrazione incontrollata. Come ampiamente dimostrato dalle esperienze dei paesi europei ed anche del nostro, l’arrivo non adeguatamente gestito di considerevoli quantità di stranieri con bassissima tendenza all’integrazione – causa una cultura molto distante dalla nostra, l’assenza di un lavoro e di un alloggio adeguato – porta inevitabilmente a conflitti, tensioni e disintegrazione del tessuto sociale. Anche in questo caso un approccio basato sulla logica, sul buon senso e sull’apprendimento dall’esperienza suggerirebbe con forza un rapido cambiamento di rotta nella gestione del problema. E invece anche qui l’ideologia globalista (quando non interessi economici giganteschi) viene anteposta all’esperienza e all’evidenza dei fatti. E alla logica.

Su un altro fronte, basterebbe chiedere a qualche cittadino greco cosa pensi dell’Unione Europea, delle sue regole e delle sue prassi di “salvataggio” dei Paesi membri. Vi risponderebbe che grazie alle cure della Commissione Europea il salario minimo è sceso da € 780 ad € 580, che gli stipendi e le pensioni sono diminuiti mediamente del 30%, che 500.000 greci sono stati costretti ad emigrare, che la mortalità infantile è aumentata del 34%, che i suicidi sono aumentati del 56%, che il 35% della popolazione è povera, che la disoccupazione è al 18%, che l’aspettativa di vita si è ridotta per la mancanza di cure ospedaliere per malattie gravi ed oncologiche. E tanto altro ancora. Ma basterebbe anche fare la stessa domanda ad un cittadino del nostro Paese nel quale dalla introduzione dell’euro e della UE nel 2001 non c’è un solo parametro socio-economico che sia migliorato. Neppure uno.

Basterebbe apprendere dalle evidenze, dagli errori e in questo caso dalle proprie esperienze ma ciò ci è precluso perché le elitè dominanti non vogliono alcun cambiamento di paradigma. L’ideologia anteposta alla logica, gran parte della classe politica e dei media di regime fanno sì che voi crediate che questa Unione Europea sia il migliore dei mondi possibili quando in realtà è il peggiore dei mondi possibili. Vi fanno credere che i britannici, ora finalmente liberi, abbiano fatto la scelta sbagliata mentre voi siete nel giusto ma poi elemosinate dalla Commissione Europea lo 0,2% di deficit per spendere denaro vostro per sostenere una grave crisi economico-sanitaria che ha colpito il vostro Paese e dopo che hanno fatto credere che, in nome dell’austerità e dei conti in ordine, fosse un bene tagliare 70.000 posti letto negli ospedali negli ultimi 10 anni. Vi hanno fatto credere che un regime di cambi fissi sarebbe stata una panacea quando i passati esperimenti di rigidità sul cambio (come lo SME) si erano rivelati un disastro per la nostra economia. Lo sapevano. E ora negano l’evidenza.

L’ideologia anteposta all’esperienza non solo mette a repentaglio la nostra identità, la nostra cultura, la nostra sicurezza, il nostro benessere ma è addirittura in grado di minacciare la nostra salute.

Abbiamo perso settimane preziose per contrastare un virus sconosciuto e potenzialmente pericolosissimo omettendo di mettere in sicurezza il Paese e anteponendo alla salute di tutti idiozie di varia natura circa il pericolo (inesistente) di razzismo. Abbiamo perso settimane preziose ad abbracciare cinesi, visitare scuole di bimbi cinesi e mangiare involtini primavera. Abbiamo perso settimane preziose dando del fascio-leghista a scienziati che chiedevano una quarantena seria e non la barzelletta dell’auto-quarantena facoltativa a chi arrivava dalla Cina perché altrimenti eravamo razzisti.

La minimizzazione del problema è stata la causa principale della situazione nella quale oggi ci troviamo e ancora una volta l’ideologia ha prevalso su tutto. Persino sulla salute dei nostri connazionali.

Eppure, sarebbe bastato molto poco. Sarebbe bastato attingere all’esperienza di un Paese come la Cina che poco prima di noi si era trovata in una grave e analoga emergenza. Sarebbe bastato copiare per non incorrere nell’errore. Invece no.

I portatori di queste istanze sono gli stessi che tirano in ballo la storia e quindi l’“esperienza dei popoli” allorquando ciò aiuti a demonizzare l’avversario agitando fantasmi inesistenti. È abbastanza evidente che il ritorno del fascismo e del nazismo, morti ormai settant’anni fa, sia categoricamente da escludere perché in nessun luogo d’Europa esiste un pericolo concreto che vada oltre qualche scritta sgrammaticata sui muri o qualche azione violenta da parte di squilibrati che dovrebbero soggiornare in clinica psichiatrica. Ciononostante, vi sentirete sempre ripetere che occorre non abbassare la guardia come se davvero ci fosse qualche minaccia incombente che invece non c’è; il solo evocarla è funzionale nella competizione politica allo scopo di demonizzare chi semplicemente ha legittime posizioni diverse rispetto al pensiero dominante. Semmai nel mondo persistono regimi, quelli sì dittatoriali, totalitari e spietati che tuttavia non si richiamano né al fascismo e né al nazismo ma sono invece regimi comunisti e che i benpensanti progressisti nostrani si guardano bene dal ricordare (Cina, Cuba, Laos, Vietnam, Corea del Nord).

L’ideologia globalista/europeista è oggi la causa di gran parte dei mali che affliggono l’occidente. In Italia questa ideologia è incarnata prevalentemente dal Partito Democratico e dalla sua inettitudine.

Nella misura in cui questa ideologia pervade in maniera scellerata le scelte che impattano sulla vita di noi tutti e non si avvale come dovrebbe dell’esperienza, questa ideologia è criminale.

Mentre i singoli sono costretti ad apprendere dai propri errori, ciò non è ammissibile per coloro i quali guidano una Nazione. Essi hanno (o dovrebbero avere) a disposizione tutte le informazioni necessarie per effettuare le scelte migliori per la collettività. Non ci sono scuse.

Sono ormai terminati i tempi del dibattito politico che vedeva la contrapposizione di destra e sinistra replicando a livello locale le distinzioni tra i due grandi blocchi della guerra fredda. Dopo la caduta del muro di Berlino la nuova sfida è tra sovranismo e globalismo, tra antieuropeismo e europeismo, tra una visione dello Stato keynesiana ed una ultraliberista.

Oggi purtroppo siamo dominati da chi decide non già sulla base dell’interesse dei cittadini e della loro tutela ma sulla base di una rozza impostazione ideologica liberista, europeista e mondialista che fomenta disuguaglianze e contrasti sociali i quali potrebbero verosimilmente sfociare in una sorta di guerra civile permanente. Le esperienze passate, l’attualità di altre Nazioni e la storia che dovrebbero essere utilizzate per migliorare la gestione della cosa pubblica, non vengono invece utilizzate affatto.

Mentre in precedenza la lotta politica tra destra e sinistra mirava a riorganizzare la Società in base ai rispettivi paradigmi ma di fatto lasciava inalterate le fondamenta della Società stessa e con esse le aspettative di ognuno, oggi i fautori della globalizzazione tendono a minare le basi della tradizione giudaico-cristiana dell’Europa, della civile convivenza, della ragionevole certezza del futuro, della sicurezza, della salute pubblica.

In altre parole, stanno giocando con le nostre vite.

I portatori di questa ideologia putrescente non sono semplicemente nostri avversari politici.

Sono nostri nemici.

 

 

 


Tratto da:
https://politicaesocieta2015.wordpress.com/2020/03/06/gli-errori-degli-altri/

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