Droni assassini, “alleanza per la sorveglianza della Terra”

di Francesco Cappello

Killed by drones

My mother, my father

My sister and my brother

My son and my daughter

Killed by drones

Our lives between your finger and your thumb

Can you feel anything?

Are you dead inside?

Now you can kill from the safety of your home with drones

Amen

Notizie fabbricabili ad alta risoluzione

Di recente è accaduto che un giornalista abbia utilizzato le immagini video di un gioco per spiegare la dinamica con cui Qassem Soleimani è stato colpito e ucciso dall’attacco di un “MQ-9 mietitore“ che lo ha preso di mira, insieme al convoglio che lo accompagnava, nel corso di una missione diplomatica in Iraq. Si trattava della simulazione di una ripresa dall’alto, attraverso la telecamera di un drone, che è stata diffusa dai media come fosse reale; un videogioco di guerra per aiutare i lettori a immaginare come sia stato “terminato», per usare l’espressione di Donald Trump, il generale iraniano.
Da tempo, ormai, è possibile che ci siano raccontati eventi del tutto inventati con a corredo documentazione video di notizie fabbricate in laboratorio. Cosa accadrà quando la realtà simulata dai sistemi di computer grafica diverrà quasi del tutto indistinguibile dalle normali riprese video di eventi realmente accaduti?

Più niente è come sembra

Philip M. Giraldi, un ex specialista antiterrorismo della Cia, su Herald Tribune, senza mezzi termini, ipotizza come il sistema di difesa iraniano possa essere stato vittima di un attacco elettronico/informatico in grado di attribuire false sembianze all’aereo civile, il volo 752 della Ukraine Airlines, abbattuto “per errore“ dalla difesa aerea iraniana l’8 gennaio scorso con 176 passeggeri a bordo e relativo equipaggio. La guerra cibernetica condotta dagli Stati Uniti e forse dai governi israeliani avrebbe avuto come risultato l’abbattimento per un errore indotto che avrebbe  fatto si che gli operatori iraniani interpretassero l’aereo civile quale oggetto con intenzioni ostili.
Con le parole di Giraldi:

«Ciò che sembra attribuibile a errori umani e giudizi errati, tuttavia, include alcuni elementi che devono ancora essere chiariti. Secondo quanto riferito, l’operatore missilistico iraniano ha subito un notevole ‘disturbo’ essendo che il transponder degli aerei si è spento e ha smesso di trasmettere diversi minuti prima del lancio dei missili. Ci sono stati anche problemi con la rete di comunicazione del comando di difesa aerea, che potrebbero essere stati correlati.

L’inceppamento elettronico, proveniente da una fonte sconosciuta, ha fatto sì che il sistema di difesa aerea dovesse essere guidato manualmente, e il lancio dei missili affidati all’intervento umano diretto. Ruolo umano ha significato che un operatore fosse costretto a dare un rapido giudizio in una situazione di pressione in cui il tempo per reagire era quasi nullo. L’arresto del transponder, che in condizioni di funzionamento normale avrebbe segnalato all’operatore e all’elettronica Tor che l’aereo era civile, ha viceversa indicato l’oggetto volante come ostile. L’operatore, essendo stato allarmato sulla possibilità di missili da crociera americani in arrivo, ha quindi sparato»

«Dato ciò che è accaduto quella mattina a Teheran, è plausibile supporre che qualcosa o qualcuno abbia interferito deliberatamente sia con le difese aeree iraniane sia con il transponder sull’aereo, probabilmente come parte di un tentativo di creare un incidente aereo che sarebbe stato poi attribuito al governo iraniano»

Philip M. Giraldi, ex specialista antiterrorismo della CIA e ufficiale dell’intelligence militare che ha prestato servizio per diciannove anni all’estero in Turchia, Italia, Germania e Spagna rincara la dose affermando che:

«Il sistema di difesa Tor SA-15 utilizzato dall’Iran ha una grande vulnerabilità. Può essere hackerato o ‘falsificato’, consentendo a un intruso di impersonare un utente legittimo e assumere il controllo del sistema. Secondo quanto riferito, la Marina e l’Aeronautica degli Stati Uniti hanno sviluppato tecnologie ‘che possono ingannare i sistemi radar nemici con obiettivi falsi e ingannevolmente mobili.‘ Imbrogliare il sistema significa coinvolgere nell’inganno l’operatore umano. Il Guardian ha anche riferito, in modo indipendente, come i militari degli Stati Uniti hanno da tempo sviluppato sistemi che possono a distanza alterare l’elettronica e il targeting dei missili disponibili in Iran».

Una tecnologia militare in grado di alterare o persino mascherare il transponder su un aereo di linea civile in modo tale da inviare informazioni false sull’identità e sulla posizione. Gli Stati Uniti hanno capacità di guerra informatica ed elettronica atte a bloccare e alterare i segnali relativi sia ai transponder dell’aereo di linea che alle difese aeree iraniane.

Giraldi, esperto di operazioni sotto falsa bandiera – false flag, ha avvertito, già dal 1994, circa la vulnerabilità di tutti i sistemi elettronici. In particolare ha rivelato la vulnerabilità dei Boeing che consentono spegnimento da remoto di radio e transponder, e controllo e dirottamento dell’aereo effettuabili a distanza. Difficile scacciare dalla mente l’associazione con i Boeing dirottati sulle Twin Towers l’11 settembre del 2001, che subirono, a loro volta, spegnimento e oscuramento dei transponder.

Si ricordi l’altro episodio accaduto il 13 giugno scorso, ossia l’attacco alle petroliere nel golfo dell’Oman, nello stretto di Hormuz, che ogni anno vede il transito di 24000 navi cisterne (un terzo del transito mondiale), e che è stato attribuito dagli USA all’Iran. In verità non è facile capire perché un paese militarmente circondato dovesse abbandonarsi a simili provocazioni. Una delle due petroliere batteva bandiera giapponese. Durante l’evento l’Iran stava ospitando il primo ministro giapponese Shinzo Abe, che si trovava lì per una mediazione; strano che l’Iran potesse scegliere proprio quell’occasione per attaccare una petroliera giapponese. Il successivo sconfinamento del drone Usa RQ4 nello stretto di Hormuz, abbattuto dalla contraerea iraniana rafforza l’ipotesi che si tratti di una messinscena che ha rischiato, però, di portare i due paesi ad un passo dalla guerra e che forse mirava a guastare preliminarmente l’incontro tra Putin e Trump al G20 previsto per il 28 e il 29 giugno ad Osaka.
Trump, come colto di sorpresa dagli eventi è apparso restio a rispondere militarmente; ha dichiarato di essere stato lui stesso a fermare all’ultimo momento i caccia ordinando l’arresto di una rappresaglia militare già in atto contro l’Iran «Trovo difficile credere che sia stato intenzionale» forse anche perché i suoi prossimi impegni elettorali lo sconsigliano fortemente ad imbarcarsi in una tale avventura.
In quella occasione da entrambi le parti sembrerebbe aver prevalso la ragionevolezza tesa ad evitare perdite umane: 150 quelle iraniane che sarebbero state causate dalla risposta delle forze USA, 35 quelle americane, nel mirino iraniano, militari statunitensi a bordo dell’aereo da pattugliamento P8 Poseidon che affiancava il drone.
Secondo indiscrezioni riportate dalla stampa, a spingere per l’attacco sono stati il segretario di stato Mike Pompeo (ex capo CIA), il consigliere alla sicurezza nazionale John Bolton e il direttore della Cia Gian Haspel. A frenare sarebbero invece stati i funzionari del Pentagono.

L’Iran è stato, inoltre, incolpato dell’attacco, con droni e missili, alle installazioni petrolifere saudite a settembre scorso.

Anche un drone reaper italiano (20 milioni di euro) è stato abbattuto mentre era in volo sulla Libia in missione segreta all’insaputa del nostro Parlamento sempre più privato di potere decisionale sulla politica militare ed estera.

Per tornare all’oggi è bene soppesare la dichiarazione del segretario di Stato americano, Mike Pompeo presso l’Hoover Institute della Stanford University in un intervento dal titolo “The Restoration of Deterrence: The Iranian Example”:
“Qassem Suleimani è stato ucciso come parte di una più ampia strategia di dissuasione delle sfide da parte dei nemici degli Stati Uniti che si applica anche a Cina e Russia” .


L’evoluzione del modo della guerra

Come affermato dal The New York Times del 25 aprile 2015 e riportato da M. Dinucci sul «il Manifesto» del 28 aprile dello stesso anno: i droni killer sono ormai «integrati nel modo americano di fare guerra». Cyberwar e droni assassini sono strumenti che, per loro natura, si prestano ad essere utilizzati per operazioni sotto falsa bandiera (false flag) dal Deep State, funzionali allo stato di polizia all’interno e ad una guerra senza fine all’estero.

Da tempo è attivo un programma di «uccisioni mirate» che hanno quale strumento d’elezione i droni killer secondo logica e strategia non dissimili da quelle di mafiosi e terroristi; un programma inscritto in una «kill list» dalla trinità: Casa Bianca, Pentagono e CIA che sfrutta la tecnologia di pattern ricognition, una primitiva forma di intelligenza artificiale applicata al riconoscimento dei volti che, come accade con le ultime generazioni di iPhone che si sbloccano grazie al riconoscimento del volto del proprietario, scannerizza e archivia i volti di ciascun abitante del pianeta con accesso alla rete, anche grazie alle mille foto del nostro volto che quotidianamente pubblichiamo sui social, un FACE-book globale…).

Mini killer drones, che stanno nel palmo di una mano, sono dotati di una quantità di esplosivo sufficiente ad essere utilizzabili per esecuzioni mirate, uccisioni a distanza, stragi di massa.

Ed «È lo stesso Presidente degli Stati uniti (Obama) ad approvare la «kill list», aggiornata di continuo, comprendente persone di tutto il mondo che, giudicate nocive per gli Stati uniti e i loro interessi, sono condannate segretamente a morte con l’accusa di terrorismo»

I droni stanno cambiando le modalità della guerra e della sua provocazione. Le missioni aeree convenzionali sono sostituite da operazioni pilotate da remoto su obiettivi puntuali effettuate con droni. Il loro uso potrà scatenare ritorsioni effettuate con gli stessi strumenti quando disponibili oppure con strumenti convenzionali. Da strumenti di sorveglianza a strumenti di sorveglianza e/o offesa stanno rapidamente cambiando le modalità di conduzione delle ostilità belliche tra paesi in conflitto.

Secondo stime di analisti nel prossimo decennio verranno acquistati in tutto il mondo oltre 80.000 droni di sorveglianza e almeno 2.000 da attacco.

Il nostro paese
consolida la sua partecipazione alla Alleanza per la Sorveglianza della Terra «Alliance Ground Surveillance» (AGS). Complici 15 paesi, sentinelle armate: Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Germania, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia con il nostro in prima linea, a supporto del guardiano globale, gli Stati Uniti.

Sigonella: nella foto il sottosegretario alla difesa Giulio Calvisi: «Con l’impiego di questi sistemi siamo in grado di avviare un percorso di grande importanza per rafforzare la capacità di controllo e difesa. Un progetto di alto contenuto tecnologico, certamente ambizioso dal punto di vista scientifico ed industriale, sviluppato nel corso di un lungo periodo e che ha raggiunto la sua operatività nelle scorse settimane».

Il sistema di questi aeroplani – ha dichiarato il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg – può aiutarci nelle missioni contro il terrorismo internazionale e a portare aiuto umanitario e sostegno dopo disastri naturali. Sono i 29 alleati che decidono come usare questa capacità. Siamo molto grati per il sostegno all’Italia, nazione ospitante.

«L’Italia ha sempre creduto nel progetto Ags – ha sostenuto il sottosegretario Calvini – Non è un è un caso che siamo il terzo Paese contributore finanziario e che garantiamo l’essenziale sostegno logistico, infrastrutturale e tecnico-operativo a Sigonella».

Il programma prevede che ci si doti di altri 5 Falchi Globali – RQ-4 Global Hawk – acquisiti dalla statunitense Northrop Grumman e relative apparecchiature per il controllo presso la base aerea italiana di Sigonella attraverso due stazioni terrestri fornite dalla Leonardo.

Si tratta dello stesso tipo di drone che l’Iran ha abbattuto lo scorso giugno (vedi sopra).

Globale perché il suo spazio operativo è l’intero pianeta. È dotato, infatti, di una autonomia di volo di 30 ore – può percorrere 22 mila chilometri a velocità sino a 600 chilometri orari senza essere rifornito. Può portarsi a più di 18 chilometri di quota, il tutto senza pilota, guidato a distanza da tre operatori a terra. Che bello! Che fico! Che bravi! W la guerra e i suoi virtuosi attrezzi senza cui non avremmo benefiche ricadute in altri campi: grazie ai droni militari potremo raccogliere dati scientifici sulla distruzione dello strato di ozono (destabilizzato prima che dai fluoroclorocarburi, dai test nucleari in atmosfera) e studiare le alterazioni climatiche.

A Sigonella sono dislocati anche droni Usa Predator e Reaper (mietitori). Avete presente l’iconografia della morte che brandisce la sua falce ebbene i droni mietitori sono armati di missili e bombe a guida laser e satellitare. Il sistema di comunicazioni satellitari militari ad altissima frequenza, il Muos di Niscemi (Caltanissetta) permette al Pentagono di controllarli e guidarli sugli obiettivi assegnati in qualsiasi parte del mondo.

Negli ultimi tre anni droni Reaper sono stati dispiegati in oltre 2.400 missioni, quasi due al giorno.

Il Segretario Generale della Nato Stoltenberg, ha ringraziato l’Italia e il Ministero della Difesa, e i comandanti della base aerea di Sigonella: “Ho appena incontrato alcuni piloti eccellenti, tecnici e analisti di dati di molte diverse nazioni alleate. Ci sono voluti tempo e sforzi per consegnare il sistema.

Ma questo ci ha aiutato a sviluppare il nostro processo di certificazione dell’aeromobile, con l’eccezionale sostegno del Ministero della Difesa italiana. Oggi la Nato sta colmando un aspetto importante di intelligence, di sorveglianza e di capacità di ricognizione. Il Sistema risponde all’esigenza dell’Alleanza di dotarsi di una propria capacità operativa, basata su tecnologia radar, esclusivamente per sorveglianza del territorio. Il programma prevede l’acquisizione di 5 velivoli da ricognizione Global Hawk e la realizzazione presso la base aerea italiana di Sigonella delle apparecchiature per il controllo.

“Un’occasione di sviluppo tecnologico per l’industria della difesa” ha precisato Calvisi che ha aggiunto “Oggi inauguriamo un sistema di alto contenuto tecnologico, l’anello di congiunzione mancante tra un satellite e un aereo di ricognizione. Si tratta di un elemento importante e innovativo. Un programma ambizioso dal punto di vista scientifico e industriale, sviluppato in un lungo periodo di tempo. Come paese abbiamo sempre creduto nella “ALLEANZA PER LA SORVEGLIANZA DELLA TERRA“ al punto che siamo il terzo paese contributore di questo programma in termini finanziari e ospitiamo i sistemi a Sigonella, dando sostengo infrastrutturale, logistico e tecnico”.

Il raid con il drone con cui gli Stati Uniti hanno ucciso il generale iraniano, il drone killer Mq-9 appartiene alla categoria dei UAV [veicoli aerei senza equipaggio], equipaggiato con missili fuoco dell’inferno “Hellfire“ a guida laser, è un aereo senza pilota del costo di 64 milioni di dollari, con apertura alare di venti metri, in dotazione anche all’aviazione italiana. Tecnologia “stealth” degli aerei invisibili, un Reaper.

Uno dei grandi utenti di questa tecnologia è stato il premio nobel per la Pace Barack Obama che ha avuto due mandati a disposizione, durante i quali, secondo i dati del Bureau of Investigative Journalism, ha lanciato 563 attacchi in Iraq, Afghanistan, Pakistan, Somalia e Yemen con piccoli inevitabili effetti collaterali: trecento civili assassinati.

I primi ad usare i droni, Stati Uniti, Regno Unito e Israele, hanno esteso l’invito a seguirli al resto del mondo a cominciare naturalmente dai loro stretti alleati: Pakistan e Turchia quest’ultima contro i gruppi curdi in Siria e contro il separatista PKK curdo.

La Cina si è velocemente adeguata ed inserita nel mercato con i suoi droni Wing Loong e la serie CH di cui rifornisce gli Emirati Arabi Uniti – utilizzati in Libia.

Droni di tutti i tipi sono stati apparecchiati dagli Stati Uniti in Afghanistan, Pakistan in Iraq, Yemen, Somalia, Libia e Siria.

La spesa complessiva che il nostro paese ha sinora sostenuto nel settore, costi operativi esclusi, è stata pari a circa un miliardo e mezzo di euro oltre naturalmente alla ospitalità fornita dalla principale base logistica operativa nel mediterraneo, non solo Sigonella, ma la Sicilia intera.

Mentre spesa ed investimenti pubblici sono falcidiati dai programmi di spending review e di austerity, la spesa nel settore militare continua a crescere portandosi alla cifra record di 87 milioni di euro al giorno, tutto in estrema coerenza col programma neoliberista che con Milton Friedman, “l’eroe della libertà”, consigliere delle politiche economiche del dittatore Pinochet e ispiratore delle attuali politiche economiche iperliberiste della Ue ci ricorda che:

“Qualunque cosa si faccia per abbassare la spesa pubblica è ben fatta eccetto che
per alcune spese molto selezionate come quelle per la difesa militare di cui abbiamo
reale necessità”

Il programma di fondo essendo quello dello Stato minimo neoliberista, ossia con funzioni circoscritte al monopolio della gestazione e della gestione monetaria fintamente pubblica affidata alle grandi banche centrali privatizzate nonché al monopolio della forza militare, sotto comando centralizzato (il Pentagono Usa con i suoi 3 milioni di dipendenti è il più grande datore di lavoro pubblico al mondo), al servizio delle élite per il controllo del/i popolo/i, non più a loro difesa, ma a garanzia dell’esercizio della proprietà, del rispetto, ad ogni costo, delle loro direttive in forma di leggi imposte a Parlamenti sempre più esautorati e al mondo intero. Uno stato minimo che si limita ad intervenire per rimediare ai disordini di piazza e ai fallimenti di mercato, come di recente con i grandi salvataggi delle banche centrali, in soccorso alle grandi banche d’affari e al complesso del sistema finanziario; salvataggi pubblici, senza i quali il castello di carte della finanza speculativa globale sarebbe già imploso.

I signori della guerra si appropriano a loro uso e consumo dei risultati della ricerca scientifica e tecnologica di intere generazioni di fisici, matematici, informatici, ingegneri, nonché delle risorse pubbliche che dovrebbero essere destinate alla crescita del Bene Comune.
Nel frattempo, il magistrato Nicola Gratteri, la cui azione meritoria è maturata in 250 pagine piene di capi di imputazione ed un maxi blitz che ha portato al fermo di 334 persone facendo emergere l’alleanza della mafia con la massoneria (la santa) che ha potenziato enormemente la Ndrangheta (La Santa aveva preso il controllo completo della politica e della amministrazione pubblica), denuncia come la giustizia sia sempre più disarmata, colpita dal blocco delle assunzioni che ha causato un ammanco di 20mila unità, tra carabinieri e poliziotti, nelle forze di pubblica sicurezza nonché 8mila finanzieri in meno.

Un comandante militare di un Paese sovrano, in azione diplomatica, è stato assassinato con questo tipo di tecnologia, rischiando di scatenare una escalation senza eguali. Non si dimentichi che l’assassinio di Q. Soleimani è seguito all’indomani di una grande esercitazione militare navale condotta in tandem da Iran, Cina e Russia, nel golfo di Hormuz. È un messaggio al mondo che afferma che chi attaccherà l’Iran dovrà vedersela con Russia e Cina. Ma la stessa “strategia“ applicata all’Iran, Pompeo, pretende ora di applicarla direttamente a Cina e Russia! Sarà anche per questo che gli scienziati del Bulletin of the Atomic Scientists hanno deciso di avvicinare le lancette dell’Orologio dell’Apocalisse a soli 100 secondi dalla mezzanotte.

Droni, droni assassini, sorvolano i cieli del pianeta. Volano alla ricerca di “nemici” da eliminare, omicidi, al di fuori di qualsiasi processo giudiziario o dichiarazione di guerra. Nel loro mirino anche il diritto internazionale o quel che ne rimane. Ci chiediamo: perché nessuno propone una moratoria internazionale primo passo verso la completa messa al bando dell’uso e della ricerca militare intorno ai droni?

Alleanza per la sorveglianza della terra o alleanza per salvare la nostra convivenza col pianeta che ci ospita insieme alle meravigliose creature che lo abitano?

 

Reapers – The Muse

Home, it’s becoming a killing field

Casa mia sta diventando un campo di battaglia

There’s a crosshair locked on my heart

C’è un mirino puntato sul mio cuore

With no recourse, and there’s no one behind the wheel

Senza rifugio, e non c’è nessuno dietro al volante

Hellfire you’re wiping me out

Fuoco dell’inferno mi stai spazzando via

Killed by

Ucciso da

Drones!

Droni!

Killed by

Ucciso da

Drones!

Droni!

Killed by

Ucciso da

You rule with lies and deceit

Tu governi con bugie e inganno

And the world is on your side

E il mondo è dalla tua parte

You’ve got the CIA babe

Hai la CIA tesoro

And all you’ve done is brutalize

E hai solo vandalizzato

Drones!

Droni!

War, war just moved up a gear

Guerra, guerra solo muovendo un ingranaggio

I don’t think I can handle the truth

Non penso di poter sopportare la verità

I’m just a pawn, and we’re all expendable

Sono solo una pedina, e siamo tutti sacrificabili

Incidentally electronically erased

Accidentalmente elettronicamente cancellato

By your

Dai tuoi

Lascia un commento