Perché partono dall’Africa? 14 paesi africani ancora obbligati dalla Francia a pagare l’Imposta Coloniale.

di Davide Gionco

Cari amici. Molto si parla dei problemi causati dagli emigranti che partono dalle coste libiche tentando di approdare, in un modo o nell’altro, sulle coste italiane, ma poco o nulla si dice sulle cause che spingono quelle persone a lasciare la loro terra ed a rischiare la vita nel deserto o nel mare per cercare un futuro migliore.

Il fenomeno storico delle migrazioni dall’Africa necessita di strumenti per essere messo in atto ed ha evidentemente delle motivazioni, di cui mai si occupano i mass media, se non in modo superficiale e generico.

Ilaria Bifarini si è già occupata in questo articolo del fenomeno del micro-credito, il nuovo business delle banche occidentali, a mezzo di banche locali africane da loro controllate, che sponsorizza una forte propaganda locale in favore del nuovo “Eldorado europeo” che spinge molte famiglie Africane, in genere non quelle più povere, ad indebitarsi per finanziare il viaggio attraverso il Sahara ed il Mediterraneo. Su questo sito abbiamo già pubblicato la traduzione di un articolo di Maryan Bylander che parla, in generale, dell’espansione del micro-credito nei paesi del Terzo Mondo ed i legami di esso con la maggiore mobilità delle persone. Abbiamo tradotto un altro articolo di Zakaria Sorgho con uno studio approfondito dei fenomeni migratori del Nord Africa, in cui si illustrano le situazioni di povertà diffusa, ma anche le situazioni di guerra e di violenza che motivano molte persone a partire.

Oggi condividiamo con voi un articolo di Mawuna Remarque Koutonin, pubblicato il 23 gennaio 2015 sulla pagina internet
http://regardsurlafrique.com/14-pays-africains-forces-par-la-france-de-payer-limpot-colonial-pour-les-avantages-de-lesclavage-et-de-la-colonisation/

in cui si spiega chi siano i MANDANTI delle situazioni che spingono gli africani a migrare, non solo in Europa, ma anche all’interno dell’Africa stessa.
Si parla in particolare del ruolo della FRANCIA, che anche dopo l’indipendenza formale di molti paesi continua a sfruttare molti popoli, impedendo loro uno sviluppo economico ed imponendo loro, anche con la forza, di sottostare agli interessi economici delle varie imprese francesi.

Il problema delle migrazioni dall’Africa non troverà soluzioni fino a che paesi come la Francia (in buona compagnia di altri paesi occidentali) continueranno a mantenere nel sottosviluppo decine di milioni di persone in Africa.

Se possiamo dare un consiglio al ministro che si occupa del problema dell’immigrazione, consigliamo di porre chiaramente la questione all’Unione Europea: c’è un paese come la Francia che continua a sfruttare indegnamente molti popoli africani, a solo scopo di business, nella totale violazione della stessa Costituzione Francese e delle regole del libero commercio internazionale.

Il problema dei migranti economici non troverà soluzione fino a quando in Africa non vi saranno le condizioni per uno sviluppo economico. Senza nulla togliere alle responsabilità dei governanti africani locali, dobbiamo porre fine a questa inaccettabile IPOCRISIA di chi sfrutta gli africani, presta loro del denaro per farli partire e poi chiude le frontiere, lasciando all’Italia da sola di trovare una impossibile soluzione.

Buona lettura.


Quando Sékou Touré della Guinea decise nel 1958 di uscire dall’impero coloniale francese e optò allora per l’indipendenza del paese, l’élite coloniale francese a Parigi si indignò e, in un atto di furore storico, domandò all’amministrazione francese allora presente in Guinea di distruggere, in tutto il paese, ciò che rappresentava, ai loro occhi, i vantaggi della colonizzazione francese.

Tremila Francesi lasciarono il paese, prendendo tutti i loro beni e distruggendo tutto ciò che non poteva essere trasportato: le scuole, gli asili nido, gli edifici dell’amministrazione pubblica furono demoliti, le automobili, i libri, le medicine, la strumentazione dell’istituto di ricerca, i trattori furono distrutti o danneggiati; i cavalli, le vacche furono uccise nelle fattorie e le scorte del loro cibo furono bruciate o avvelenate.

Lo scopo di questo atto scandaloso era evidentemente di mandare un messaggio chiaro a tutte le altre colonie sulle conseguenze del rigetto della Francia.

Il fatto è che, a poco a poco, la paura s’impadronì delle élites africane e che, dopo questi avvenimenti, nessun altro paese trovò mai il coraggio di seguire l’esempio di Sécou Touré, il cui slogan era: “Preferiamo la libertà nella povertà all’opulenza nella schiavitù”.

Per i nuovi paesi indipendenti fu quindi necessario trovare dei compromessi con la Francia. Sylvanus Olympio, il primo presidente della Repubblica del Togo, un piccolo paese dell’Africa Occidentale, trovò una soluzione in grado di calmare i francesi.

Non volendo continuare a subire una dominazione francese, rifiutò di firmare il patto di colonizzazione proposto da De Gaulle, ma accettò in contropartita di pagare un debito annuale alla Francia per i sedicenti vantaggi ottenuti durante la colonizzazione francese.

Queste furono le sole condizioni della Francia per non distruggere il paese prima di partire. Tuttavia l’importo stimato dalla Francia era così elevato che il rimborso del cosiddetto “debito coloniale” era prossimo al 40% del bilancio del Togo nel 1963.

Da allora la situazione finanziaria del Togo appena indipendente fu molto instabile e, al fine di uscire da questa situazione, Olympio decise di uscire dal sistema monetario messo in atto dalla Francia coloniale, il franco FCA (franco delle colonie francesi d’Africa), e creò la moneta del paese.

Il 13 gennaio 1963, 3 giorni dopo avere iniziato a stampare i nuovi biglietti, una squadra di soldati (sostenuti dalla Francia) sequestrò e uccise il primo presidente eletto dell’Africa indipendente: Olympio fu giustiziato da un ex legionario francese, il sergente d’armata Etienne Gnassingbé, il quale ricevette in seguito un premio di 612 dollari dall’ambasciata francese locale per il successo della sua missione.

Il sogno di Olympio era di costruire un paese indipendente ed autonomo. Ma l’idea non corrispondeva alla volontà dei Francesi.

Il 30 giugno 1962 Modiba Keita, il primo presidente della Repubblica del Mali, decise ugualmente di ritirarsi dal sistema monetario del franco CFS (imposto a 12 paesi africani di nuova indipendenza).

Effettivamente per il presidente maliano, che era più indirizzato verso una economia di stampo socialista, era chiaro che la colonizzazione perdurava con questo accordo con la Francia, diventando una trappola, un fardello per lo sviluppo del paese.

Il 19 novembre 1968 anche Keita, come Olympio, fu vittima di un colpo di stato messo in atto da un altro ex legionario francese degli Affari Esteri, il luogotenente Moussa Traoré.

Di fatto durante questo turbolento periodo in cui l’Africa combatteva per liberarsi dal giogo della colonizzazione europea, la Francia fece ricorso in molti casi a mercenari precedentemente affiliati alla Legione Straniera per effettuare delle operazioni di forza contro i presidenti neo-eletti:

  • Il 1° gennaio 1966 Jean-Bedel Bokassa, ex legionario francese, realizzava un colpo di stato contro David Dacko, il primo presidente della Repubblica Centrafricana.
  • Il 3 gennaio 1966 Maurice Yaméogo, il primo presidente della Repubblica dell’Alto Volta, oggi chiamato Burkina Faso, fu vittima di un colpo di stato compiuto da Avboucar Sangoulé Lamizana, un ex legionario francese che aveva combattuto con le truppe francesi in Indonesia e in Algeria contro questi paesi che cercavano l’indipendenza.
  • Il 26 ottobre 1972 Mathieu Kérékou, guardia di sicurezza del presidente Hubert Maga, il primo presidente della Repubblica del Benin, realizzò un colpo di stato contro il presidente, dopo avere frequentato le scuole militari francesi dal 1968 al 1970.

In sostanza nel corso degli ultimi 50 anni sono avvenuti un totale di 67 colpi di stato in 26 paesi africani, con 16 di questi paesi ex colonie francesi, il che significa che il 61% dei colpi di stato in Africa hanno avuto luogo in ex colonie francesi.

Numero dei colpi di stato in Africa per paese

Ex colonie francesi Altri paesi africani
PaeseNumero di colpi di statoPaeseNumero di colpi di stato
Togo1Egitto1
Tunisia1Libia1
Costa d’Avorio1Guinea Equatoriale1
Madagascar1Guinea Bissau2
Ruanda1Liberia2
Algeria2Nigeria3
    
Congo – Kinshasa2Etiopia3
Mali2Uganda4
Guinea Conakry2Sudan5
SUBTOTALE 113
Congo – Brazzaville3
Ciad3
Burundi4
Repubblica Centrafricana4
Niger4
Mauritania4
Burkina Faso5
Comore5
SUB-TOTALE 232
TOTALE (1 + 2)45TOTALE22

Come mostrano queste cifre la Francia è assolutamente disperata, ma attiva nel mantenere una forte presa sulle colonie, senza riguardo al come ed al prezzo.

A marzo 2008 l’ex presidente francese Jacques Chirac dichiarò:”Senza l’Africa la Francia scenderebbe dal rango di terza potenza mondiale”.
Il suo predecessore françois Mitterand già nel 1957 aveva detto che “Senza l’Africa la Francia non avrà storia nel XXI secolo”

In questo momento in cui scrivo questo articolo 14 paesi africani sono obbligati dalla francia, attraverso il patto coloniale, a mettere l’85% delle loro riserve presso la Banca di Francia, sotto il controllo del Ministero delle Finanze francese. Fino ad ora, nel 2014, il Togo ed altri 13 paesi africani devono ancora pagare il debito coloniale alla Francia. I dirigenti africani che rifiutano sono uccisi o cadono vittime di un colpo di stati. Quelli che obbediscono sono sostenuti e ricompensati dalla Francia, con uno stile di vita sontuoso, mentre le loro popolazioni restano nella miseria e nella disperazione.

Questo sistema perverso è denunciato dall’Unione Europea, ma la Francia non è disponibile a porre fine a questo sistema coloniale che le offre ogni anno una tesoreria di circa 500 miliardi di dollari proveniente dall’Africa.

Noi accusiamo sovente i dirigenti africani di corruzione e di servire gli interesi delle nazioni occidentali, ma vi è una spiegazione chiara di questo comportamento. Si comportano così in quanto hanno paura di essere uccisi o di essere la vittama di un colpo di stato. Vogliono allearsi ad una nazione più potente per essere salvaguardati in caso di aggressione o di difficoltà. Ma, a differenza di una protezione amichevole, la protezione dell’Occidente è sovente offerta in cambio della rinuncia a servire il loro proprio popolo e della loro propria nazione.

I dirigenti africani lavorerebbero nell’interesse del loro popolo se non fossero costantemente minacciati e intimiditi dai paesi coloniali.

Nel 1958, spaventato dalla scelta d’indipendenza dalla Francia, Léopold Sédar Senghor dichiarò: “La scelta del popolo senegalese è l’indipendenza, vogliono che questa avvenga nell’amicizia con la Francia, non con litigi”.

Da allora la Francia accettò una “indipendenza sulla carta” per le proprie colonie, ma stipulò parallelamente degli accordi di cooperazione, precisando la natura delle loro relazioni con la Francia, in particolare i legami con la moneta (il Franco), il sistema educativo francese, le intese militari e le preferenze commerciali.

Ecco le 11 principali componenti della continuazione del patto di colonizzazione dopo il 1950:

  1. Il debito coloniale per i vantaggi della colonizzazione francese

I paesi di nuova indipendenza devono pagare per le infrastrutture costruite dalla Francia nel paese durante la colonizzazione

  1. Confisca automatica delle riserve nazionali

I paesi africani devono depositare le loro riserve monetarie nazionali in Francia, presso la banca centrale.

La Francia ha tenuto le riserve nazionali di 14 paesi africani dal 1961: Benin, Burkina Faso, Guinea Bissau, Costa d’Avorio, Mali, Niger, Senegal, Togo, Camerun, Repubblica Centrafricana, Ciad, Congo Brazzaville, Guinea equatoriale e Gabon.

La politica monetaria che tiene insieme un raggruppamento di paesi così diversificato è semplice, in quanto la gestione è fatta dal Tesoro francese, senza riferirsi alle autorità fiscali centrali come l’UEMOA (Unione Economica e Monetaria dell’Ovest Africano) o la CEMAC (Comunità Economica e Monetaria dell’Africa Centrale). Secondo i termini dell’accordo che è stato messo in atto dalla banca centrale del franco CFA ogni banca centrale di ogni paese africano è obbligata a conservare almeno il 65% delle proprie riserve di cambio in un “conto di operazioni” tenuto presso il Tesoro francese e un altro 20% per coprire i passivi finanziari.

Le banche centrali CFA impongono anche un massimale sul credito accordato ad ogni paese membro pari al 20% delle entrate pubbliche del paese nell’anno precedente. Anche se le due banche centrali BEAC (Franco CFA dell’Africa Centrale) e BCEAO (Franco CFA dell’Africa Occidentale) hanno una facilitazione di scoperto presso il Tesoro francese, le linee di scoperto sono soggetto al consenso del Tesoro francese. L’ultima parola è quella della Tesoreria francese che ha investito le riserve in valuta estera dei paesi africani per proprio conto presso la Borsa di Parigi.

In sostanza oltre l’80% delle riserve di cambio di questi paesi africani sono depositate presso i “conti di operazione” controllati dal Tesoro francese. Le due banche centrale CFA sono africane nel nome, ma non hanno delle proprie politiche monetarie. Gli stessi paesi non sanno, non sono informati su quante riserve valutarie detenute presso il Tesoro francese appartengano loro, come gruppo di stati o individualmente.

Glu utili dall’investimento di questi fondi del Tesoro francese dovrebbero essere aggiunti alle riserve stesse, ma non esiste una contabilità trasmessa alle banche centrali CFA o ai singoli paesi, né i dettagli sul loro andamento. “Solo un gruppo ristretto di alti funzionari del Tesoro francese conosce le cifre figuranti nei conti di operazione dove questi fondi sono investiti o se ci sono benefici su questi investimenti”, scrive Gary K. Busch.

Si stima che la Francia gestisca circa 500 miliardi di dollari di denaro africano nella propria Tesoreria, senza fare nulla per fare un po’ di luce su questo lato oscuro dell’antico impero.

La finalità è sempre la stessa: i paesi africani non hanno accesso a questo denaro.

La franca permette loro di accedere solamente al 15% del loro denaro ogni anno. Se hanno bisogno di più valuta estera, la devono prendere in prestito a dei tassi commerciali sul 65% del loro denaro detenuto presso il Tesoro francese.

Per rendere le cose più tragiche la Francia impone un massimale sull’importo che i paesi possono prendere in prestito dalle proprie riserve. Il massimale è fissato al 20% dei loro incassi dell’anno precedente. Se i paesi hanno bisogno di chiedere in prestito più del 20% del proprio denaro, la Francia ha il diritto di veto sull’operazione.

L’ex presidente francese Jaques Chirac ha parlato [nel 2005] del denaro dei paesi africani presso le banche in Francia. Ecco un video [in francese] che parla del sistema di esercizio francese.

https://www.youtube.com/watch?v=_zXjbKPl3U0
«Dobbiamo essere onesti e riconoscere che gran parte del denaro delle nostre banche proviene dall’esercizio economico del continente africano»

  1. Diritto di priorità su tutte le risorse grezze o naturali scoperte nel paese

La Francia ha la priorità in materia di acquisto di tutte le risorse naturali della terra delle sue ex colonie. Solamente in caso di rifiuto della Francia i paesi africani sono autorizzati a cercare altri acquirenti.

  1. Priorità agli interessi e dalle imprese francesi nelle forniture e nelle costruzioni pubbliche.

Nell’attribuzione di forniture pubbliche le imprese francesi devono essere prese in considerazione per prime. Fornitori stranieri possono essere presi in considerazione solo successivamente. Il fatto che i paesi africani possano ottenere migliori offerte altrove non è preso in considerazione.

Di conseguenza nella maggior parte delle ex colonie francesi tutte le maggiori compagnie ed attori economici sono nelle mani di imprenditori francesi espatriati. In Costa d’Avorio, ad esempio, le imprese francesi possiedono e controllano tutti i grandi servizi pubblici: acqua, elettricità, telefono, trasporti, porti e le grandi banche. Lo stesso avviene nel commercio, nelle costruzioni e nell’agricoltura.

In fin dei conti, come ho scritto in un precedente articolo, gli Africani ora vivono in un continente posseduto dagli Europei!

  1. Diritto esclusivo di fornire macchinari militari e di formare gli ufficiali militari dei paesi

Grazie ad un sistema sofisticato di borse, di sovvenzioni ed agli “accordi di difesa” annessi al patto coloniale gli Africani devono mandare i loro alti ufficiali in formazione in Francia o nelle infrastrutture militari francesi.

La situazione sul continente è tale che la Francia ha formato e nutrito centinaia, migliaia di traditori. Restano silenti quando non sono necessari, ma diventano attivi in caso di bisogno per un colpo di stato o ad altri fini!

  1. Diritto per la Francia di pre-dispiegare delle truppe e di intervenire militarmente nel paese per difendere i propri interessi

Sotto la denominazione « Accordi di difesa » annessi al patto coloniale la Francia ha il diritto di intervenire militarmente nei paesi africani ed anche di mantenere delle truppe in stazionamento permanente nelle basi e nelle installazioni militari, interamente gestite dai Francesi.

Carta delle basi militari in Africa
Mali: 2’800 uomini. Senegal: 350 uomini. Costa d’Avorio: 450 uomini. Golfo di Guinea: 2 navi con 250 soldati. Gabon: 900 uomini. Repubblica Centrafricana: 1’600 uomini. Niger: base informativa (droni) e base aerea con 101 soldati a Niamey. Ciad: 950 uomini. Gibuti: 1’900 uomini. Corno d’Africa: operazione antipirateria, 200 uomini.

Missioni dell’ONU e dell’Unione Africana.
Sahara Occidentale MINURSO (503 uomini); Mali MINUSMA 6’350 uomini; Liberia MINUL (8’966 uomini); Costa d’Avorio ONUCI (11’300 uomini); RD Congo MONUSCO (21’474 uomini); Rep. Centrafricana MISCA (4’400 uomini, poi 6’000); Sudan, Darfur MINUAD (19’271 uomini); Sudan, Abyei FISNUA (4’092 uomini); Sud Sudan MINUSS (7’536 uomini); Somalia AMISOM (18’117 uomini).
Missioni dell’Unione Europe.
Mali EUTM (500 uomini, 100 francesi); Somalia EUTM (126 uomini).
In viola: zone di influenza dei terroristi islamici.

Quando il presidente della Costa d’Avorio Laurent Gbagbo ha tentato di porre fine allo sfruttamento francese del paese, la Francia ha organizzato un colpo di stato [nel 2011]. Durante il processo per cacciare Gbagbo dal potere i carri armati francesi, gli elicotteri da combattimento e le forze speciali sono intervenute direttamente nel conflitto, hanno sparato su dei civili e ucciso molti di essi.

Per aggiungere l’ingiuria all’insulto, la Francia stima che la comunità francese abbia perduto in quella occasione diversi milioni di dollari durante la corsa per lasciare Abidjan nel 2006 (dove l’Armata Francese ha massacrato 65 civili disarmati e ferito altri 1’200).

Dopo la riuscita del colpo di stato da parte della Francia ed il trasferimento del potere ad Alassane Ouattara, la Francia ha chiesto al governo Ouattara di versare una indennità alla comunità d’affari francese per le perdite durante la guerra civile.

Di fatto il governo Ouattara ha pagato loro il doppio di quanto avevano perduto lasciando il paese.

  1. Obbligo di fare del francese la lingua ufficiale del paese e la lingua per l’educazione.

Sissignore. Dovete parlare francese, la lingua di Molière! E’ stata creata una organizzazione per la diffusione della cutura francese, chiamata « Francofonia » che raggruppa diversi rami ed organizzazioni controllate dal ministro degli esteri francese.

Come dimostrato in questo articolo, se il francese è la sola lingua che parlate, avrete accesso a meno del 4% della conoscenza dell’umanità e delle idee. E’ molto limitante.

  1. Obbligo di utilizzare la moneta della Francia coloniale, il franco CFA

E’ la vera “vacca da mungere” per la Francia, un sistema così perverso, denunciato dall’Unione europea, ma che la Francia non è disponibile ad interrompere, in quanto le offre ogni anno una tesoreria di circa 500 miliardi di dollari provenienti dall’Africa.

Al tempo dell’introduzione dell’euro in Europa altri paesi hanno scoperto il sistema francese di sfruttamento dell’Africa. Molti, in particolare i paesi nordici, ne sono stati scandalizzati ed hanno suggerito alla Francia di porre fine a tale sistema, ma senza successo.

  1. Obbligo di mandare alla Francia il rapporto annuale del saldo e delle riserve

Senza questo rapporto, nessun denaro. Qualunque cosa accada la riunione biennale con il segretario delle banche centrali delle ex colonie ed i ministri delle finanze delle ex colonie è organizzato dalla Banca di Francia e dal Tesoro francese.

  1. Rinuncia ad entrare in alleanze militari con ogni altro paese, senza autorizzazione della Francia

I paesi africani in generale sono quelli con meno alleanze militari inter-statali. La maggior parte dei paesi non dispone che di alleanze con gli ex colonizzatori! (non esistono alternative…)

Nel caso in cui uno stato desiderasse stabilire altre alleanze, la Francia lo impedisce.

  1. Obbligo di allearsi con la Francia in situazione di guerra o di crisi mondiale

Più di un milione di soldati africani si sono battuti per la sconfitta del nazifascismo durante la seconda guerra mondiale.

Il loro contributo è spesso ignorato o minimizzato, ma quando pensate che la Germania ebbe bisogno di sole 6 settimane per vincere la resistenza della Francia nel 1940, la Francia sa che gli Africani potrebbero essere utili per mantenere la “grandeur” francese nel futuro.

C’è qualcosa di quasi psicopatico nella relazione della Francia con l’Africa.
Innanzitutto la Francia è gravemente dipendente dal saccheggio e dallo sfruttamento dell’Africa dall’epoca dello schiavismo. Inoltre vi è una completa mancanza e d’immaginazione da parte dell’élite francese a pensare qualcosa al di là del passato e della tradizione.

Infine la Francia dispone di 2 istituzioni che sono completamente congelate nel passato, abitate da paranoici e psicopatici, gli “alti funzionari” che diffondono il timore dell’apocalisse se la Francia dovesse essere portata a cambiare e quindi il riferimento ideologico viene sempre dal romanticismo del XIX secolo. Si tratta del Ministro delle Finanze e del Bilancio e del Ministro degli Esteri.

Queste 2 istituzioni non sono solamente una minaccia per l’Africa, ma per gli stessi Francesi.

Tocca a noi liberare l’Africa, senza chiedere alcun permesso, poiché non si può comprendere in quale modo, ad esempio, 450 soldati francesi in Costa d’Avorio potrebbero controllare una popolazione di 20 milioni di persone.

La prima reazione delle persone che vengono a sapere dell’esistenza dell’imposta coloniale francese è sovente una domanda: “Fino a quando”?

Per fare un paragone storico, la Francia ha fatto pagare ad Haiti l’equivalente di 21 miliardi di dollari attuali dal 1804 al 1947 (circa un secolo e mezzo) per le perdite causate ai mercanti di schiavi francese a seguito dell’abolizione della schiavitù e la liberazione degli schiavi haitiani.

I paesi africani pagano la tassa coloniale da 50 anni, quindi penso che un prossimo secolo di pagamenti potrebbe essere di troppo.

Lascia un commento