Il debito impagabile, arma di ricatto. Quando l’Ecuador dichiarò il debito « non esigibile ».

di Davide Gionco

 

La crescita del debito mondiale

Secondo i dati dell’Institute of International Finance (IIF) a fine 2017 l’indebitamento globale, somma dei debiti pubblici e privati nell’intero pianeta, ammonta a 237’000 miliardi di dollari, pari a al 318,7% del PIL annuo prodotto da tutti gli esseri umani viventi.

Il debito è in costante e rapida crescita.

E’ un meccanismo che non si può fermare.
Se io prendo in prestito 1’000 euro ad un tasso di interesse del 5%, significa che dovrò restituire 1’050 euro (tralasciamo, per semplicità, il calcolo degli interessi composti). Siccome quei 50 euro mancanti non sono stati creati, il sistema risulterà sostenibile solo se nell’anno seguente, quando dovrò iniziare a restituire le rate del mutuo, sarà stato creato il 5% in più di denaro attraverso nuove erogazioni di credito.

Non guardiamo alla situazione dal punto di vista individuale, ma dal punto di vista collettivo.
Se in un anno il mondo riceve 100,00 $ di credito al tasso del 5%, l’anno successivo dovrà ricevere come minimo un credito di 105,00 $, in modo da potere restituire i 105 à ai creditori.
Ma l’emissione di 105 $ al tasso del 5% richiederà che l’anno seguente venga restituito un totale di 110,25 $. L’anno dopo saranno 115,76 $ e poi 121,55 $ e così via.

Con un tasso del 5% il debito mondiale da restituire raddoppia dopo soli 14 anni.
Persino con un tasso “innocuo” (?) del 2% dopo 25 anni i 100 $ iniziali prestati sono diventati 164 $ da restituire.

Apriamo una parentesi su una questione forse non nota a molti lettori: ma i creditori dove trovano il 5% di denaro da prestare? Dai numeri che si evidenziano nelle statistiche è evidente che i creditori non prestano denaro già esistente, ma prestano nuovo denaro creato sul momento, secondo il meccanismo della “riserva frazionaria”.
Per chi fosse interessato ad approfondire la questione consigliamo la lettura del seguente articolo.

Essendo il credito, per ragioni matematiche, sistematicamente superiore al debito, il debito non potrà mai essere restituito ai creditori.
Questo che cosa significa concretamente?

  • In tutti i casi in cui i debitori non riescano a restituire il debito, i creditori prenderanno in cambio delle ricchezze reali dei debitori. Immobili per i debitori privati. Aziende se i debitori sono delle imprese. Beni pubblici se i debitori sono degli stati.
  • Se i creditori decidono per questo anno di creare e prestare denaro in una quantità inferiore al 105% rispetto all’anno precedente, inevitabilmente ci saranno dei debitori che non potranno restituire il debito. Esattamente come nel gioco delle sedie musicali.
  • I tassi di interesse applicati garantiscono mediamente la copertura sia dei rischi di mancata restituzione del debito (assicurazione), sia gli utili per chi ha creato e prestato il denaro.

Comunque vada coloro che creano e prestano denaro continueranno a guadagnare a spese dei debitori.
Non ci si confonda con i casi di malversazione, come ad esempio Monte dei Paschi di Siena o Lehmann Brothers, in cui effettivamente qualche singola banca può anche fallire.
Gli utili di queste operazioni non finiscono mai “in tasca alle banche”, ma in “tasca agli investitori”, in genere quelli che dispongono di migliori informazioni e più bravi a trasferire gli utili, tramite società a scatole cinesi, nei soliti paradisi fiscali. Mentre i costi dei fallimenti vengono in genere scaricati o sui “mercati” (intesi come i piccoli investitori) o sui governi. In questo il caso del Monte dei Paschi di Siena è emblematico.

La concentrazione della ricchezza

Non è quindi un caso che, a livello mondiale, vi sia una progressiva concentrazione della ricchezza, con trasferimenti: dai paesi poveri ai paesi ricchi, dalle fasce povere della popolazione alle fasce più ricche.
Ad esempio si noti l’evoluzione della redistribuzione della ricchezza a livello mondiale.

Ecco come è variata la ricchezza in Italia negli ultimi 45 anni, con il reddito medio che è rimasto sostanzialmente costante, mentre le fasce ricchissime della popolazione (l1%, lo 0,1% e lo 0,01% più ricco) hanno moltiplicato il loro reddito.

Il condizionamento dei governi e l’esautorazione delle democrazie

I creditori dettano ai debitori le condizioni per le nuove erogazioni di credito, necessarie per “rifinanziare” il debito impagabile.
In particolare i grandi creditori verso i governi, rappresentati a livello mondiale dal FMI, dettano ai “governi debitori” le condizioni per ottenere il rifinanziamento del debito.

Cristine Lagarde non perde occasione per invitare, in modo più o meno minaccioso, i vari governi del modo a fare le cosiddette “riforme”, che risultano sempre essere: privatizzazioni di beni o servizi pubblici in favore delle multinazionali, aperture agli investimenti esteri (delle multinazionali), distruzione delle piccole banche locali (in favore dei gruppi finanziari internazionali), riduzione del debito pubblico (aumento del ruolo degli investitori privati internazionali nell’economia del paese), ecc.

Il risultato è una ulteriore concentrazione delle ricchezze, e del potere decisionale dei creditori (anche nei confronti della politica), nelle mani di pochi:

La chiave di tutto sta nel meccanismo che genera il debito: la creazione di denaro dal nulla del denaro, che poi viene prestato con un tasso di interesse che rende il debito matematicamente impagabile. Il debito non è quindi più un “debito economico”, ma è un vero e proprio strumento di potere dei ricchi sui poveri, di sfruttamento dei popoli, di esautorazione delle democrazie.

Come liberarsi da questo meccanismo perverso?

Nell’antico popolo d’Israele era previsto ogni 50 anni il Giubileo, che era la cancellazione dei debiti. Già allora erano evidenti gli effetti negativi dei debiti impagabili.
Un esempio interessante è stata l’iniziativa del presidente dell’Ecuador Rafael Correa, in carica dal gennaio 2007, il quale dichiarò ufficialmente che l’Ecuador non avrebbe pagato il debito estero, in quanto contratto in maniera illegittima. Aveva infatti istituito una commissione d’inchiesta per eseguire un audit giuridico sulla formazione del debito estero (in dollari) dell’Ecuador, che negli anni era andato crescendo e ingarbugliandosi sempre più, facendo emergere tutte le illegalità perpetrate dai vari dittatori ecuadoregni filoamericani che avevano portato a contrarre debiti insostenibili nei confronti di vari fondi di investimento internazionali, secondo la dinamica che abbiamo sopra descritto. Il risultato dell’audit fu che oltre l’80% del debito era costituito di rifinanziamenti del debito stesso, mentre solo il 20% era il debito effettivo utilizzato per progetti di sviluppo. La Commissione concluse di conseguenza che buona parte del debito estero dell’Ecuador era illegittimo e giuridicamente inesigibile. A seguito della revisione/riduzione del debito l’Ecuador ha potuto utilizzare le proprie risorse per la crescita sociale e lo sviluppo economico e non più per il pagamento del debito.

Tuttavia una soluzione più sostanziale potrebbe arrivare unicamente da una seria riforma della modalità di creazione del denaro.
Fino a che il denaro viene creato congiuntamente ad un debito ad interesse, il debito, privato o pubblico, non potrà che salire, creando tutte le distorsioni che abbiamo illustrato.
Ma se il denaro venisse creato, giuridicamente parlando, come “moneta positiva”, credito puro, esente da debito, questo denaro potrebbe essere “prestato” in cambio di prestazioni lavorative (opere pubbliche o private) senza che vi siano rischi da una eventuale mancata restituzione del debito. Eventuali perdite costituirebbero quindi una inefficienza nella distribuzione, ma non una condizione critica. Peraltro è quanto sta facendo, in questi anni, la banca centrale cinese.
La mancanza di rischi consentirebbe di prestare tale denaro a bassi tassi di interesse, al limite anche a tasso zero.

Le banche e le società finanziarie private potrebbero sempre, in teoria, continuare a prestare denaro ad interesse, ma subirebbero la “concorrenza” del sistema di finanziamento pubblico dell’economia a bassi tassi di interesse.

Oppure si potrebbe prevedere un sistema a 100% di riserva frazionaria, come quello auspicato dal prossimo referendum svizzero “Moneta intera”.

I governi potrebbero auto-finanziarsi semplicemente emettendo moneta. Ovviamente in modo responsabile, senza inondare l’economia del paese di liquidità non commisurata al sistema produttivo, generando eccessiva inflazione.

Sarebbe la fine dell’economia basata sul debito ed i ricatti, passando, finalmente, ad una economia fondata sul lavoro e sulla democrazia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *