I DIRITTI UMANI E LO STATO DELLA CIVILTÀ Articolo 5. Nessun trattamento inumano

 

fonte immagine: CordaTesa

Dopo l’Art. 4 relativo alla schiavitù/servitù abbiamo giustamente questo:

Articolo 5

Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti.

Questo articolo tende chiaramente a proteggere ogni individuo da vessazioni violente e disumane.

Riguardo a questo tema ed alle conseguenti sofferenze la Convenzione contro la tortura del 1984 precisa “…inflitte da un agente della funzione pubblica o da ogni altra persona che agisca a titolo ufficiale, o su sua istigazione, o col suo consenso espresso o tacito.”

I soggetti che potrebbero compiere tali violazioni appartengono quindi, a vario titolo, a forze di polizia o similari; stiamo insomma parlando del personale che amministra la giustizia e che dovrebbe proteggere la dignità e l’integrità di ogni cittadino.

Questo articolo vuole proteggere ogni uomo da atti e trattamenti violenti e degradanti, perpetrati con “autorità”.

Occorre finalmente che il cittadino si senta sempre ed in ogni frangente protetto e non vessato da autorità che dovrebbero agire per il bene suo e della società civile di cui sono espressione.

Per ristabilire una seria etica fra chi amministra la giustizia e fra chi a vario titolo è “espressione politica ed amministrativa” della società civile, si dovrebbero determinare delle serie aggravanti per qualsiasi reato compiuto da tali soggetti nell’esercizio delle loro funzioni.

L’etica che scaturisce da questo articolo dovrebbe perciò impedire il formarsi di istanze autoritarie e dovrebbe mettere in guardia da “temporanee” sospensioni dello Stato di diritto indipendentemente da come siano giustificate, come ad esempio il Patriot Actamericano per la cosiddetta “guerra al terrore”.

Non c’è peggior terrore del vedere uno Stato di diritto regalare le sue libertà alle istanze populiste ed estremiste di forze politiche e di media che trovano il loro sostegno nelle regioni più basse delle emozioni umane.

La prima sconfitta contro il “terrorismo” o contro qualsiasi ingiustizia è quella di ammettere che non si possono sconfiggere rimanendo fedeli ai Diritti Umani.

Gli stati che violano costantemente i Diritti dell’Uomo, anche se in maniera apparentemente legale e con la pretesa di “esportare democrazia” sono, a ben vedere, i maggiori responsabili del caos internazionale su cui speculano ogni genere di “trafficanti”: i peggiori sono la maggior parte dei media, la finanza, i produttori di armi e droga, tutti dei veri e propri “mercanti di caos”.

Tutto questo per dire che non c’è ragione nell’avallare comportamenti istituzionali violenti o caotici, se vogliamo difendere veramente la nostra civiltà del diritto.

Veniamo ora alle punizioni ed ai trattamenti crudeli, inumani o degradanti.

La pena di morte dovrebbe essere inammissibile nell’ottica dei Diritti Umani: la crudeltà perpetrata con la morte non è diversa da quella che l’autorità si arroga per punirla.

Idem per l’ergastolo, che implicitamente stabilisce l’impossibilità di redenzione da parte del reo, bloccando di fatto la sua vita e la sua dignità al momento del crimine.

Anche un regime di detenzione effettuato in condizioni degradanti ed in cui il carcerato non abbia la possibilità di ripristinare la sua integrità viola il Diritto Umano in questione: lo si condanna non solo all’esclusione dalla società ma si ferma la sua vita al reato commesso e lo si uccide umiliandolo giorno dopo giorno.

Tutti gli esperimenti alternativi alla semplice reclusione dimostrano che il condannato può “redimere” se stesso se gli si dà la possibilità di contribuire alla comunità che ha danneggiato, favorendo la sua responsabilizzazione tramite il suo lavoro, apporto, studio e miglioramento; per non parlare della quasi totale eliminazione del ritorno al crimine di chi inserito in percorsi più umani di responsabilità.

Un aspetto particolare del problema l’abbiamo con l’immigrazione e con l’istituzione di campi profughi, spesso fatti diventare delle vere e proprie galere con condizioni di vita indegne di Paesi civili.

Qualsiasi cosa si possa pensare del fenomeno immigrazione, dal momento in cui si salva una vita la si deve inserire in un percorso dignitoso di futuro e di “scambio” verso la comunità che lo assiste o da cui vuole essere accettato.

Veniamo ora ad un aspetto particolare relativo ai trattamenti inumani, crudeli e degradanti: quello relativo alla psichiatria “istituzionalizzante”.

L’operato psichiatrico è da sempre oggetto di attenzione da parte di chi ha a cuore i Diritti Umani dei più deboli: ha accumulato una quantità gigantesca di denunce per violazioni di ordine deontologico e dei Diritti Umani dei “pazienti”.

Oltre a ciò dobbiamo tener sempre presente che le “scienze” con il prefisso “psico” hanno seri problemi di natura teorica, filosofica e scientifica: il ruolo degli operatori necessita pertanto di urgente revisione, soprattutto per quanto riguarda l’ambito pubblico.

Alla mancanza di scientificità della psichiatria, denunciata da sempre più voci della cultura e della medicina, dobbiamo anche aggiungere la constatazione delle pratiche aberranti, violente e coercitive della sua storia, per giungere alla necessaria conclusione: la psichiatria istituzionalizzante è, di fatto, una “manovra” laica di repressione del “diverso” che un tempo sarebbe finito al rogo.

La storia e le inchieste dei comitati per la difesa dei Diritti Umani nel campo del “mentale” hanno ormai ampiamente dimostrato che la psichiatrizzazione è responsabile di terribili pratiche contro la dignità umana, permesse da una complice e cieca “protezione politica” da parte di una giurisprudenza che non ha veramente compreso, o per comodità fatto finta di non capire, i veri problemi in gioco.

Le sospensioni del diritto e della dignità umana dei Trattamenti Sanitari Obbligatori gridano giustizia ed una legge più civile ed umanista, ispirata dalle istanze più alte di aiuto e comprensione.

Una nuova politica ispirata ai Diritti Umani è quindi necessaria, per riformare le modalità con cui la società civile può occuparsi di quei soggetti la cui forza ed integrità mentali vengono meno.

Credo sia quindi opportuno verificare la possibilità di dover correggere l’articolo 32 della Costituzione italiana che lascia troppa libertà di nuocere a determinati soggetti.

Una politica ispirata dai Diritti Umani dovrebbe sostenere con convinzione l’appello formulato dal Comitato sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD), ad abbandonare l’uso della coercizione psichiatrica.

Tale pratica è stigmatizzata anche dall’ultimo rapporto sul contenimento del marzo 2016 di Human Rights Watch, ispirato dal recente comunicato della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità.

Ritengo per tutto ciò necessaria la progettazione di un nuovo percorso di studio per una figura alternativa allo psichiatra: dovrebbe sviluppare una competenza interdisciplinare che includa il completo ventaglio di risposte mediche, anche alternative, alimentari, comportamentali e culturali, ed operare con lo spirito umanistico e non violento proprio della deontologia medica.

Rivendichiamo la dignità di ogni essere umano e fermiamo i trattamenti inumani!

 

Massimo Franceschini, 1 dicembre 2017

Questo il bellissimo video relativo all’Art. 5 dell’associazione no-profit: “Gioventù per i Diritti Umani

Questa la sezione sui Diritti Umani di ATTIVISMO.INFO in cui leggere tutti i miei articoli sull’argomento.

Questo il link del mio libro, che è un programma politico basato sui Diritti Umani

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